Guerra, per condannare Putin non serve dipingerlo come il "nuovo Hitler"
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Guerra, per condannare Putin non serve dipingerlo come il "nuovo Hitler"

Vladimir Vladimirovich Putin è “immortalato” in centinaia di articoli, interviste, report. Un autocrate che ha scatenato una guerra d’aggressione contro uno Stato sovrano, l’Ucraina.

Guerra, per condannare Putin non serve dipingerlo come il "nuovo Hitler"
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30 Gennaio 2023 - 17.45


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Cosa pensi Globalist di Vladimir Vladimirovich Putin è “immortalato” in centinaia di articoli, interviste, report. Un autocrate che ha scatenato una guerra d’aggressione contro uno Stato sovrano, l’Ucraina. Uno “zar” che “regna” con il pugno di ferro, incarcerando gli oppositori, mettendo la sordina all’informazione indipendente. Un despota che usa cinicamente la retorica nazionalista, con tanto di “guerra patriottica”  e fasti imperiali. Proprio per questo non possiamo essere certi annoverati fra gli amici di Putin, se affermiamo che non c’è bisogno di dipingerlo come l’Hitler del Terzo Millennio.

Boris, colui che voleva passare alla storia come novello Winston

Il presidente russo Vladimir Putin minacciò Boris Johnson con un attacco missilistico durante una telefonata “straordinaria” nel periodo precedente all’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca il 24 febbraio scorso: lo ha detto lo stesso ex premier britannico intervistato dalla Bbc per un documentario dal titolo ‘Putin contro l’Occidente’.

L’allora primo ministro ha riferito che Putin gli disse che “sarebbe bastato un minuto”. È impossibile sapere se la minaccia di Putin fosse genuina, scrive la Bbc.

Tuttavia, l’emittente britannica commenta che, visti i precedenti attacchi russi al Regno Unito – l’ultimo dei quali a Salisbury nel 2018 – qualsiasi minaccia da parte del leader russo, per quanto leggera, è probabilmente una minaccia che Johnson non avrebbe avuto altra scelta che prendere sul serio. Prima della minaccia del leader russo, Johnson lo aveva avvertito – durante una “lunghissima” telefonata all’inizio di febbraio 2022 – che la guerra sarebbe stata una “catastrofe totale” e che avrebbe portato a sanzioni occidentali e ad un aumento delle truppe Nato ai confini della Russia. Johnson cercò anche di dissuaderlo dicendogli che l’Ucraina non si sarebbe unita alla Nato “nel prossimo futuro”. “A un certo punto mi ha minacciato, dicendo: ‘Boris, non voglio farti del male ma, con un missile, ci vorrebbe solo un minuto’. O qualcosa del genere”, ha raccontato l’ex premier alla Bbc. “Ma credo che dal tono molto rilassato che aveva, dalla sorta di aria di distacco che sembrava avere, stesse solo giocando con i miei tentativi di convincerlo a negoziare”, ha aggiunto commentando che Putin fu “molto informale” durante quella “straordinaria telefonata”. Nove giorni dopo la telefonata, l’11 febbraio, il ministro della Difesa britannico Ben Wallace incontrò a Mosca il suo omologo russo, Sergei Shoigu. Il documentario rivela che Wallace ripartì per Londra con l’assicurazione che la Russia non avrebbe invaso l’Ucraina, ma disse che entrambe le parti sapevano che era una bugia.

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Una “menzogna”: così il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito l’affermazione dell’ex premier britannico.

Nessuno può sapere la verità. Ma la storia racconta e certifica che l’ex premier britannico ha nella sua lunga e non certo del tutto gloriosa carriera politica ha inanellato una serie di bugie smascherate. Così come lo stesso Johnson non ha mai nascosto che il modello che lo ha sempre ispirato è Winston Churchill, il Primo ministro che resistette alle armate naziste, contribuendo in grande alla sconfitta e alla distruzione del Terzo Reich. Va da sé che il solo affiancare i due nomi è blasfemia storica. 

Per restare a Mosca e all’iper attivo portavoce del Cremlino. «L’Ucraina chiede sempre più armi’’ e ’’l’Occidente sta incoraggiando queste richieste, si dice disponibile a fornire queste armi’’. Il risultato, però, sarà «una escalation significativa» del conflitto, rimarca  Peskov nel corso della conferenza stampa quotidiana.  Per poi aggiungere: “E’ una situazione senza uscita: porta a una significativa escalation, porta i paesi della Nato a essere sempre più direttamente coinvolti nel conflitto, ma non ha il potenziale per cambiare il corso degli eventi e non lo farà”.

Pechino accusa Washington: «Ha creato condizioni per guerra»

Questa invece è una escalation alquanto pericolosa. Il ministero degli Esteri cinese punta il dito contro gli Stati Uniti per l’invasione russa dell’Ucraina, sostenendo che Washington ha creato le condizioni che hanno portato alla guerra e condannando le forniture di armi a Kiev, responsabili di aver alimentato il conflitto. «Gli Stati Uniti sono quelli che hanno innescato la crisi ucraina e il principale fattore che l’ha alimentata: hanno continuato a vendere armi pesanti e armi d’assalto all’Ucraina, cosa che ha solo prolungato e intensificato il conflitto», ha dichiarato ai giornalisti Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri cinese. Le sue dichiarazioni sono giunte in risposta ad una domanda sulle accuse americane secondo cui le società cinesi avrebbero offerto sostegno alla parte russa. Affermazioni – ha denunciato – che sono solo «sospetti ingiustificati» e «un ricatto infondato». La Cina – ha chiarito – «non starà seduta a guardare gli Stati Uniti danneggiare i diritti e gli interessi legittimi delle società cinesi». La portavoce del ministero degli Esteri cinese ha anche lanciato un avvertimento agli Stati Uniti sul loro sostegno a Taiwan, avvisandoli che non dovrebbero oltrepassare alcuna «linea rossa».

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Usa e Cina potrebbero entrare in guerra tra loro nel giro di due anni, nel 2025. È il monito ai propri sottoposti lanciato dal generale Michael Minihan, capo del comando mobilità aerea che sovrintende alla flotta di aerei da trasporto e rifornimento. Lo scrive il Washington Post. L’alto ufficiale invita i suoi uomini ad accelerare la loro preparazione per un potenziale conflitto, citando le aspirazioni del presidente cinese Xi Jimping e la possibilità che gli americani non prestino l’attenzione dovuta. Se non quando sarà troppo tardi, a conflitto avviato. «Spero di sbagliarmi ma il mio istinto mi dice che combatteremo nel 2025», ha scritto in una nota già distribuita ai suoi collaboratori. «Xi – prosegue – si è assicurato il suo terzo mandato e ha istituito il suo consiglio di guerra nell’ ottobre 2022. Le elezioni presidenziali di Taiwan sono nel 2024 e offriranno a Xi una ragione. Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono nel 2024 e offriranno a Xi un’America distratta. La squadra di Xi, il motivo e l’opportunità sono tutte allineate per il 2025», conclude

Il memo di Minihan incoraggia le migliaia di truppe sotto il suo comando a prepararsi alla guerra in molti altri modi. «Correte deliberatamente, non in modo avventato – scrive – Se vi sentite a vostro agio nel vostro approccio all’addestramento, allora non state correndo abbastanza rischi», ma dovete essere «più aggressivi». Il promemoria, riportato per la prima volta venerdì da Nbc News, è datato primo febbraio è stato distribuito ai comandanti subordinati di Minihan. Una portavoce dell’Aeronautica militare, il maggiore Hope Cronin, ne ha confermato l’autenticità, scrivendo in una dichiarazione condivisa con i media dopo che la nota ha iniziato a circolare sui social media che l’ordine di Minihan «si basa sugli sforzi fondamentali compiuti l’anno scorso dal Comando della mobilità aerea per preparare le Forze di mobilità aerea a conflitti futuri, qualora la deterrenza dovesse fallire». Ma un funzionario della Difesa, parlando a condizione di anonimato, ha affermato che i commenti di Minihan «non sono rappresentativi del punto di vista del dipartimento sulla Cina».

Fronte iraniano

La Russia «condanna fermamente» l’attacco con droni avvenuto sabato sera su un sito militare in Iran, avvertendo che «tali azioni distruttive possono avere conseguenze imprevedibili per la pace e la stabilità del Medio Oriente». Lo afferma il ministero degli Esteri di Mosca in una dichiarazione pubblicata sul suo sito. Il sito di Isfahan in Iran, viene descritto dal ministero della Difesa locale come un “laboratorio”, senza però approfondire nei dettagli in cosa sia specializzato, scrive il quotidiano britannico The Guardian, ricordando inoltre che i siti di difesa e nucleari iraniani si trovano sempre più circondati da proprietà commerciali e da quartieri residenziali man mano che le città del paese si espandono. In alcuni luoghi non si conosce neanche cosa viene prodotto alll’interno di questi siti. Unico riconoscimento è il cartello esposto con il logo del ministero della difesa o della Guardia rivoluzionaria paramilitare. Isfahan, 215 miglia a sud di Teheran, ospita una grande base aerea costruita per la sua flotta di aerei da combattimento F-14 di fabbricazione americana e il suo centro di ricerca e produzione di combustibile nucleare.

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“Un mix di fonti di intelligence occidentali e fonti straniere” hanno definito invece l’operazione un “enorme successo” scrive il quotidiano Jerusalem Post. “Ci sono state quattro esplosioni contro una struttura che sviluppa armi avanzate e le conseguenze”, scrive la testata israeliana, “vanno ben oltre il danno minore al tetto di cui parla la Repubblica islamica come fatto anche in altri incidenti degli ultimi anni”. Israele, prosegue il Jerusalem Post, sta facendo finta di niente, ma fonti di intelligence occidentale e fonti iraniane hanno attribuito in passato al Mossad “attacchi altrettanto riusciti contro l’impianto nucleare iraniano di Natanz nel luglio 2020, un altro impianto nucleare a Karaj nel giugno 2021”. Non è ancora chiaro, fa notare il giornale israeliano, se le armi avanzate che sono state danneggiate (nell’attacco) siano legate solo a un uso convenzionale o possano avere un duplice uso anche per questioni nucleari, come alcuni missili balistici o attrezzature esplosive che possono essere utilizzate sia come armi convenzionali che nucleari. Isfahan, conclude il Jerusalem Post, è stata utilizzata a fasi alterne per varie questioni nucleari e militari. A gennaio dell’anno scorso, l’Iran ha notificato all’Aiea che alcune delle attività di produzione nucleare svolte presso l’impianto di Karaj fino al giugno 2021 sarebbero state trasferite a Isfahan.

Secondo la tv al Arabiya l’aviazione statunitense e “un altro Paese” hanno attaccato l’impianto militare del ministero della Difesa utilizzando dei droni. 

Una cosa è certa: la guerra in Ucraina si sta sempre più internazionalizzando. E se raggiunge la “polveriera mediorientale”…

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