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Camere di torture, stupri, evirazioni: quella in Ucraina è una faida e la regia è di Mosca

La Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina si è detta "sconvolta" dalle immagini che arrivano

Camere di torture, stupri, evirazioni: quella in Ucraina è una faida e la regia è di Mosca
Soldati ucraini

Umberto De Giovannangeli

30 Luglio 2022 - 17.58


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Camere di torture, stupri, deportazioni. Ed ora anche evirazioni. Quella in Ucraina non è più, se mai lo è stata, una guerra. Perché una guerra ha le sue convenzioni, le sue regole, un suo codice. In Ucraina non c’è niente di questo. Non è una guerra. E’ una faida. Che non conosce regole, né doveri. Tutto è lecito, anche le cose più terrificanti. 

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Atrocità senza limiti

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“L’Unione europea condanna con la massima fermezza le atrocità commesse dalle forze armate russe e «condanna nei termini più forti possibili» l’attacco al carcere di Olenivka e l’evirazione, ripresa in un filmato, di un prigioniero ucraino. Lo dichiara l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell. «Questi atti inumani e barbari rappresentano gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra e del loro Protocollo aggiuntivo e costituiscono crimini di guerra. Gli autori dei crimini di guerra e di altre gravi violazioni, così come i funzionari governativi e i rappresentanti militari responsabili, saranno chiamati a risponderne. L’Unione europea sostiene attivamente tutte le misure volte a garantire la responsabilità per le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale commesse durante l’aggressione russa Ucraina”, aggiunge Borrell.

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Le Nazioni Unite hanno invitato “tutte le parti” in conflitto in Ucraina a evitare la tortura dopo la diffusione di un video in cui i russi sembrano evirare un prigioniero di guerra ucraino. La Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina si è detta “sconvolta” dalle immagini, secondo quanto riporta il Kyiv Independent.

Rapporti che inchiodano Mosca

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Bombardamenti indiscriminati, armi vietate, distruzioni massicce di strutture civili e di ampie aree residenziali da parte delle forze armate russe hanno causato la morte di centinaia di vittime innocenti a Kharkiv, Mariupol, nell’Oblast di Kiev e a Serhiivka, così come in altre parti dell’Ucraina: è questo lo scenario drammatico indagato e denunciato da Amnesty international fin dall’inizio dell’aggressione russa. Le missioni sul campo di Amnesty hanno permesso di raccogliere numerose testimonianze dirette di sopravvissuti agli attacchi e di rinvenire “prove concrete del ripetuto uso di armi proibite dalle convenzioni internazionali per i loro effetti incontrollabili, come bombe a grappolo 9N210/9N235 e mine a frammentazione”: sono stati inoltre trovati “resti di razzi Uragan e sono stati accertati attacchi effettuati con mine terrestri e altri armi esplosive, tra cui i razzi Grad”. Dall’inizio del conflitto, Amnesty International è impegnata in Ucraina al fine di favorire la giustizia internazionale e chiede che i processi giudiziari per i crimini di guerra commessi nel Paese siano il più completi possibile, garantendo che tutti i responsabili siano assicurati alla giustizia attraverso procedimenti indipendenti, imparziali ed equi per tutti i crimini previsti dal diritto internazionale”

L’invasione militare russa in Ucraina rappresenta un atto illegale che vìola palesemente il diritto internazionale e i diritti umani” – dichiara Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Fin dai primi giorni del conflitto, Amnesty International si è mobilitata per raccogliere prove che consentano di processare i responsabili di tali gravi crimini e garantire giustizia a coloro che ne sono stati vittime. Sta inoltre portando avanti un importante lavoro di sensibilizzazione e pressione, a livello nazionale ed internazionale, per denunciare la campagna senza precedenti lanciata dalle autorità russe contro il giornalismo indipendente, il movimento contro la guerra e le voci dissidenti. Abbiamo lanciato un appello mondiale al governo russo sollecitandolo a rispettare il diritto internazionale, a proteggere i civili e a fermare l’aggressione contro l’Ucraina…”.

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Nessuna impunità

A maggio, il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla lotta contro l’impunità per i crimini di guerra in Ucraina, per alzata di mano. Nel testo, i deputati invitano l’UE ad adottare tutte le misure necessarie presso le istituzioni e le istanze internazionali per sostenere il perseguimento dei regimi russo e bielorusso per crimini di guerra, crimini contro l’umanità, crimini di genocidio e crimine di aggressione. Le indagini e i conseguenti procedimenti penali dovrebbero riguardare anche l’intero corpo delle forze armate russe e i funzionari governativi coinvolti in crimini di guerra.

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Un tribunale internazionale speciale 

Nel testo, si chiede all’UE di sostenere l’istituzione di un tribunale speciale internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione commesso contro l’Ucraina, per il quale la Corte penale internazionale (Cpi) non ha giurisdizione e portare i leader politici e i comandanti militari russi e i suoi alleati a risponderne.

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Inoltre, l’UE dovrebbe di fornire il prima possibile tutte le risorse umane e di bilancio e il sostegno amministrativo, investigativo e logistico necessari ai fini dell’istituzione di tale tribunale.

Le atrocità segnalate, tra cui il bombardamento indiscriminato delle città e dei centri urbani, le deportazioni forzate, l’uso di munizioni vietate, gli attacchi contro i civili in fuga attraverso corridoi umanitari predisposti, le esecuzioni e le violenze sessuali, costituiscono violazioni del diritto internazionale umanitario. Secondo i deputati tali atti, nessuno dei quali finora perseguito, possono costituire crimini di guerra.

Nel testo si sollecita un’azione celere da parte dell’UE poiché vi è il grave rischio che, a causa delle ostilità in corso, le prove relative ai crimini di guerra vengano distrutte.

I deputati esprimono il loro pieno sostegno all’indagine avviata dal Procuratore della Corte penale internazionale e al lavoro della commissione d’inchiesta dell’ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite. nonché alle organizzazioni della società civile indipendenti e alle autorità ucraine impegnate nella raccolta di prove.

In quell’occasione, Maria Arena, negoziatrice S&D della risoluzione sulla lotta contro l’impunità dei crimini di guerra in Ucraina e presidente della sottocommissione sui diritti umani del Parlamento europeo, ha commentato: “I Socialisti e Democratici hanno espresso il loro pieno sostegno alle indagini sulle accuse di crimini di guerra e contro l’umanità in Ucraina, in fase di svolgimento da parte della Corte penale internazionale. È altrettanto importante rafforzare il coordinamento internazionale nella lotta contro l’impunità per i crimini di guerra in Ucraina per garantire una raccolta efficiente delle prove e lo svolgimento delle indagini. Affinché nessun reato resti impunito chiediamo anche l’istituzione di un tribunale internazionale speciale che si occupi d’indagare sul reato di aggressione contro l’Ucraina a carico dei leader politici russi, delle alte sfere militari e dei mandatari; è necessario perché il crimine di aggressione in questo caso non rientra sotto la giurisdizione della Corte penale internazionale ed è essenziale garantire che il tribunale  creato ad hoc per il crimine di aggressione contro l’Ucraina operi sotto l’ala della Nazioni Unite. A questo scopo, chiediamo anche agli stati membri Ue di usare in modo efficace il principio della giurisdizione internazionale, contro ogni forma d’impunità dei criminali di guerra. Questo principio assegna a uno stato la giurisdizione su crimini contro la legge internazionale anche quando i crimini non sono accaduti sul suo territorio, o le vittime o i responsabili non sono suoi cittadini”.

Juan Fernando López Aguilar, presidente S&D della commissione libertà civili, giustizia e affari interni e relatore per l’emendamento del mandato di Eurojust, a sua volta ha spiegato: “Gli sforzi nazioni e internazionali per investigare i terribili crimini di guerra in Ucraina sono in atto. A livello Ue non c’è tempo da perdere nella raccolta e nell’archiviazione delle prove per documentare e aprire un caso di aggressione russa all’Ucraina. La Corte penale internazionale ha detto che potrebbe trattarsi dell’inchiesta su crimini di guerra mai condotta e noi vorremmo fare la nostra parte. Dando il nostro contributo su un nuovo mandato per Eurojust per raccogliere e archiviare le evidenze di crimini di guerra e contro l’umanità, abbiamo dato all’Ue uno strumento per aiutare a portare i responsabili davanti alla giustizia. Abbiamo lavorato giorno e notte la settimana scorsa per aggiornare le regole che governano Eurojust affinché fosse pronta per sostenere i governi Ue e la Corte penale internazionale il prima possibile nella lotta contro gli eccidi e i crimini di guerra. Per prevenire qualsiasi possibile ritardo, i governi Ue hanno già espresso la propria disponibilità a firmare i cambiamenti proposti e in qualità di colegislatore, dovevamo e dobbiamo agire rapidamente”.

Il j’accuse di Bachelet

Il diritto internazionale umanitario nel contesto bellico in Ucraina “non è stato semplicemente ignorato, ma apparentemente messo da parte”.  Ad affermarlo è l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, presentando, asempre a maggio, i dati raccolti dalla Missione di monitoraggio dei diritti umani (Hrmmu). 

Si rilevano bombardamenti indiscriminati di aree popolate, uccisioni di civili, distruzioni di ospedali, scuole e infrastrutture. A Kramatorsk, l’8 aprile scorso, le munizioni a grappolo, vietate dal diritto di guerra, hanno colpito una stazione ferroviaria provocando la morte di 60 civili e il ferimento di 111 persone. La missione di monitoraggio dei diritti umani ha documentato l’uso di armi con effetti indiscriminati anche da parte delle forze armate ucraine nell’est del Paese. 

In totale, al momento della stesura del rapporto, le vittime civili documentate dall’Hrmmu sono 5.264, di cui 2345 morti e 2919 feriti. Di questi il 92,3% si trova nel territorio sotto il controllo ucraino, mentre il 7,7% nelle regioni di Donetsk e Luhansk sotto il controllo russo. La missione Onu ha documentato che il 9 aprile a Bucha è stata eseguita l’esecuzione sommaria di circa 50 civili. Sono state raccolte 300 denunce di uccisioni di civili provenienti dalle regioni di Kiev, Chenihiv, Kharkiev e Sumy, quando si trovavano sotto il controllo delle forze armate russe tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. 

La violazione deidiritti umani non si ferma alle esecuzioni sommarie e all’uccisione dei civili. Le prove raccolte dalla missione Onu riferiscono di 114 attacchi a strutture mediche, con conseguente interruzione di cure che hanno provocato l’aumento del tasso di mortalità delle persone, rilevando ad oggi la morte di 3000 civili. Anche il diritto alla salute è dunque fortemente compromesso. Si contano 75 accuse per violenze sessuali contro donne, uomini, e ragazzi da parte dei membri delle forze armate russe in Ucraina. 

Ci sono poi le detenzioni dei civili, divenute pratica diffusa nelle aree controllate dalle forze armate russe: dal 24 febbraio Hrmmu ha registrato 155 casi di detenzioni arbitrarie, tra cui funzionari locali, giornalisti, attivisti, difensori dei diritti umani, alcuni torturati, lasciati senza cibo né acqua, tenuti in strutture sovraffollate. Cinque vittime di sparizioni forzate sono state trovate decedute. “Poiché i combattimenti non mostrano segni di cedimento” afferma Bachelet “è fondamentale che tutte le parti in conflitto diano istruzioni chiare ai loro combattenti, affinché rispettino rigorosamente il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale sui diritti umani….Chiunque venga trovato coinvolto in tali violazioni sarà perseguito e ritenuto responsabile”. L’Alto Commissario chiede alle parti in conflitto di “indagare su tutte le violazioni” in linea con i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale.

Obblighi che restano disattesi. Perché non c’è diritto che tenga nella faida ucraina. 

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