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Bombe sul carcere in cui erano detenuti i soldati del battaglione e Azov: Mosca e Kiev si accusano a vicenda

Un bombardamento, che ha causato 53 morti e 130 feriti, su cui ora Kiev e Mosca si rimpallano la responsabilità.

Bombe sul carcere in cui erano detenuti i soldati del battaglione e Azov: Mosca e Kiev si accusano a vicenda
Bombardamento sul carcere di Olenivka

globalist

29 Luglio 2022 - 23.12


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Colpa di chi?  Erano diventati «eroi» dell’Ucraina dopo aver resistito per 10 settimane nell’acciaieria Azvostal agli incessanti missili russi su Mariupol. Oggi alcuni combattenti del reggimento Azov sono morti proprio là dove il battaglione era nato nel 2014 come gruppo di volontari contro i separatisti filo-russi nella regione del Donbass a causa di un bombardamento sul carcere di Olenivka dove erano detenuti insieme ad altri ucraini.

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Un bombardamento, che ha causato 53 morti e 130 feriti, su cui ora Kiev e Mosca si rimpallano la responsabilità.

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Dopo la resa definitiva, il 20 maggio, dei capi del battaglione Azov, la Russia aveva trasferito circa 100 comandanti del reggimento, definito da Mosca «terrorista» e da anni accusato di convinzioni neonaziste, nel carcere Lefortovo a Mosca in attesa di un processo o di uno scambio di prigionieri. Altri erano stati portati alla colonia penale Sukhodol in Russia ma i russi aveva fatto sapere che la gran parte dei circa mille Azov erano stati portati nell’autoproclamata Repubblica del Donetsk.

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«Sono stati gli ucraini con missili Himars di fabbricazione americana, – accusa il capo dei filorussi Denis Pushilin – è ovvio che si tratta di un bombardamento intenzionale che mira a eliminare i membri del battaglione Azov che hanno iniziato a testimoniare». Kiev contraccusa: «È una classica, cinica ed elaborata operazione condotta sotto falsa bandiera», attacca sostenendo che l’obiettivo dei russi, o dei separatisti, è sia di macchiare l’Ucraina di «crimini di guerra» agli occhi degli alleati sia di nascondere «la tortura dei prigionieri e le esecuzioni». Proprio oggi sui social media gira un video shock, ripreso da Nexta, che mostra un presunto mercenario russo che tortura e poi evira un presunto prigioniero di guerra ucraino con un taglierino.

«È un omicidio di massa deliberato che richiede un’indagine rigorosa. Chiediamo una reazione da parte dell’Onu e delle organizzazioni internazionali», afferma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e in parallelo il comitato Investigativo della Russia apre la sua inchiesta.

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Il raid nel Donbass arriva dopo 24 ore di missili e sangue in tutta l’Ucraina. Quattro persone sono morte per un attacco russo alla fermata dell’autobus a Mykolaiv, città già presa di mira negli ultimi giorni. Un altro raid russo è avvenuto a Kramatorsk, nel Donetsk, con almeno 2 morti e 5 feriti. Segnali che alcuni analisti interpretano come una reazione di Mosca dopo che gli ucraini hanno messo fuori uso il ponte di Kherson, occupata dai russi, con l’obiettivo dichiarato di riconquistare la città entro settembre grazie ai missili Himars e le altre armi di precisioni inviate dall’Occidente.

Segnali poco incoraggianti per chi spera che l’accordo sul grano apra spiragli alla ripresa del dialogo tra Kiev e Mosca. La partenza delle prime navi in carovana, cariche di grano, dai porti di Odessa, Pivdennyi e Chornomorsk è imminente. Oggi Zelensky si è recato in visita ad uno dei porti dai quali i cereali partiranno alla volta del Mar Nero. Siamo pronti ad esportare grano ucraino, stiamo aspettando segnali dai nostri partner per iniziare i trasporti”, ha detto aggiungendo che «il primo carico dall’inizio della guerra è in corso su una nave turca».

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Oggi il mediatore dell’accordo, Ankara, ha sentito Kiev per mettere a punto le questioni tecniche riguardo all’esportazione che stanno per essere completate e la prima nave partirà «il prima possibile», fa sapere il ministero della Difesa di Ankara. Ma si spera che in questa situazione di tensione almeno il grano prenda il largo.

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