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Putin e l'Apocalisse atomica. L'incubo, il ricatto e le possibilità

Vladimir Putin potrebbe ricorrere alla minaccia nucleare se la guerra in Ucraina si trascina. E' l'ultima valutazione della Defense Intelligence Agency (Dia), l'agenzia d'intelligence del Pentagono

Putin e l'Apocalisse atomica. L'incubo, il ricatto e le possibilità
Missili

Umberto De Giovannangeli

18 Marzo 2022 - 18.10


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Apocalisse atomica. Ora non è più solo un incubo.

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Vladimir Putin potrebbe ricorrere alla minaccia nucleare se la guerra in Ucraina si trascina. E’ l’ultima valutazione della Defense Intelligence Agency (Dia), l’agenzia d’intelligence del Pentagono. “Poiché questa guerra e le sue conseguenze diminuiscono lentamente la forza convenzionale della Russia” Mosca “probabilmente farà progressivamente affidamento sul suo deterrente nucleare per proiettare forza sul suo pubblico domestico e all’estero”, ha spiegato il tenente generale Scott Berrier, capo della Dia, in una audizione parlamentare, come riferisce la Bloomberg. “Una protratta occupazione diparti del territorio ucraino minaccia di indebolire l’esercito russo e di ridurre il suo arsenale di armi modernizzato mentre le conseguenti sanzioni economiche potrebbero causare una prolungata depressione economica e uno stato di isolamento diplomatico”, ha spiegato l’alto ufficiale. La combinazione della resistenza ucraina e delle sanzioni economiche minaccerà “la capacità della Russia di produrre munizioni a guida di precisione», ha proseguito. 

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L’allarme di Guterres

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Nonostante timide ipotesi di accordo, gli strateghi nucleari e gli ex funzionari statunitensi avvertono che esiste un rischio remoto ma crescente di uno scivolamento involontario in un conflitto diretto, anche, in alcuni scenari, in uno scambio nucleare. A scriverlo, in un editoriale, è il New York Times.

La prospettiva di una guerra nucleare“, ha avvertito António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, “è ora tornata nell’alveo delle possibilità”.

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I leader di entrambe le parti sottolineano che considerano impensabile una guerra di questo tipo, anche se continuano a fare preparativi e rilasciano dichiarazioni su come potrebbero portarla a termine. Ma la paura, sottolineano gli esperti, non è una deliberata escalation verso la guerra, ma un malinteso (o una provocazione) andata troppo oltre che, mentre ciascuna parte si affretta a rispondere nel modo migliore, rischia di andare fuori controllo.

La guerra in Ucraina aumenta questi rischi a un livello mai visto dalla crisi dei missili cubani, e in qualche modo è potenzialmente più pericoloso di allora, affermano alcuni esperti.

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La Russia ha affermato che considera altri aiuti militari che i governi occidentali stanno inviando in Ucraina come una dichiarazione di guerra e ha ipotizzato che potrebbe colpire i convogli della Nato. Durante lo scorso fine settimana, missili russi hanno colpito una base ucraina a poche miglia dal territorio polacco.

“Le possibilità di impiego di armi nucleari sono estremamente basse. Ma non pari a zero. È reale e potrebbe anche aumentare”, spiegano gli esperti militari Usa.

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Il Cremlinoagita la minaccia nucleare, ma potrebbe non essere solo una minaccia. Chi pianifica la guerra a Mosca è ossessionato dai timori di un’invasione della Natoe ha insinuato in recenti documenti politici e piani di guerra che la Russia potrebbe respingere una tale minaccia attraverso un singolo attacco nucleare, una mossa che i leader dell’era sovietica avevano sempre respinto come impensabile.

Cronologia di una escalation

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Alexander Vershbow, vice segretario generale della Natodal 2012 al 2016, ha affermato che i leader occidentali ritengono che i piani russi di usare armi nucleari in una grave crisi sono sinceri, aumentando il rischio di qualsiasi incidente o passo falso.

Con le forze russe che combattono in un conflitto in Ucraina che i leader di Mosca hanno descritto come esistenziale, Vershbow ha aggiunto: “Quel rischio è decisamente cresciuto nelle ultime due settimane e mezzo”.

Almeno dal 2014, quando l’annessione della Crimeada parte della Russia ha portato a forti tensioni con l’Occidente, Mosca ha articolato una politica di potenziale utilizzo di armi nucleari contro qualsiasi minaccia all'”esistenza della stessa Russia”.

Nel 2017, Moscaha pubblicato una dottrina dalla formulazione ambigua che affermava che potrebbe, in un conflitto importante, condurre una “dimostrazione di prontezza e determinazione impiegando armi nucleari non strategiche”, che secondo alcuni analisti potrebbe realizzarsi con un singolo lancio nucleare.

Evgeny Buzhinsky, un membro in pensione dello stato maggiore dell’esercito russo, ha descritto lo scopo di un tale attacco come “mostrare l’intenzione, come un fattore di riduzione dell’escalation”. Alcune versioni ritengono che l’esplosione colpisca un territorio disabitato, altre versioni ipotizzano che colpisca le truppe nemiche.

Nel 2018, Putin ha affermato che la Russiapotrebbe utilizzare testate nucleari “entro pochi secondi” da un attacco al territorio russo, sollevando il timore che una “scaramuccia” di confine o un altro incidente possa, se scambiato per qualcosa di più grande, innescare un attacco nucleare.

Una terribile previsione

Oltre novanta milioni di persone perderebbero la vita nel giro di poche ore e centinaia di migliaia di feriti si riverserebbero negli ospedali. L’apocalisse. È questa, difatti, la terribile previsione descritta dal programma Science and Global Security (SGS) dell’Università di Princeton nel New Jersey – uno degli istituti più prestigiosi egli Stati Uniti e del mondo – a seguito della simulazione di un attacco nucleare. La ricerca risale a due anni fa, ma i media americani la stanno rilanciando in questi giorni con l’incubo di un conflitto atomico che è tornato ad incombere sul mondo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin.

“Plan A”

La simulazione, chiamata “Plan A”, ha cercato di stabilire come sarebbe potuta iniziare una guerra nucleare, da dove sarebbero potute essere impiegate le arme e quanto grande sarebbe potuta essere la devastazione causata. Il risultato è inquietante. Se anche solo un singolo «colpo di avvertimento» dovesse essere inviato dalla Russia ad una qualsiasi base militare della Nato o degli Usa, secondo Princeton, in poche ore ci sarebbero 90 milioni persone morte o gravemente ferite. La simulazione ha anche diviso il conflitto in tre fasi. La prima vedrebbe la Russia tentare di distruggere le basi Nato in tutta Europa attraverso l’uso di 300 armi nucleari, mentre l’Alleanza Atlantica risponderebbe con 180 delle proprie, con 2,6 milioni di morti entro le prime tre ore. La fase successiva, “Counterforce plan” vedrebbe la maggior parte delle forze militari europee distrutte, con gli Stati Uniti poi costretti a inviare 600 missili contro la Russia e causare circa 3,4 milioni di morti in soli 45 minuti. Infine la terza fase, Countervalue plan” con 30 città e centri economici più popolati essere colpiti da cinque a dieci testate ciascuna e il bilancio delle vittime che sale in modo spaventoso a 85,3 milioni di morti in 45 minuti. 

William Alberque, direttore di Strategy, Technology, and Arms Control presso l’International Institute for Strategic Studies (IISS) con sede a Londra, ha respinto la possibilità che l’Occidente si muova per primo sulle armi nucleari.

“L’uso di armi nucleari da parte dell’Occidente non è affatto possibile in questa fase… Affinché le armi nucleari vengano utilizzate per prime in questa crisi, l’unico percorso possibile è che la Russia le utilizzi”, rimarca Alberque.

Uno scenario del genere è molto probabile se ci fosse un’escalation accidentale che interessasse direttamente un Paese della Nato. In quella situazione una delle parti, molto probabilmente la Russia, potrebbe oltrepassare la linea rossa nucleare. Ciò potrebbe includere un incidente lungo il confine ucraino-polacco o se ci fosse una no-fly zone imposta dalla Nato, aggiunge lo studioso.

Pavel Podvig, ricercatore senior presso l’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo con sede a Ginevra, ha affermato che la possibilità che la Russia utilizzi armi nucleari è molto bassa fintanto che il conflitto è limitato alle sue forze e all’Ucraina.

“È molto difficile immaginare che la Russia usi armi nucleari, che non hanno “utilità militare” in questa situazione,  spiega Podvig.

La stessa dottrina militare di Mosca limita l’uso di armi nucleari ai casi di aggressione contro la Russia e non c’è la guerra sul territorio russo, annota Podvig. Tuttavia, aggiunge, il Cremlino potrebbe avere un’interpretazione ampia di ciò che potrebbe costituire tale aggressione.

Le possibilità di un attacco nucleare aumentano, se c’è un conflitto diretto che coinvolge la Nato, avverte Podvig.

I 30 membri dell’Alleanza includono potenze nucleari come Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, nonché paesi che confinano con l’Ucraina come la Polonia.

 “Questo è il peggiore di tutti i mondi. Vediamo che le armi nucleari consentono l’aggressione da parte della Russia. D’altra parte, vediamo come le armi nucleari degli Stati Uniti e della Nato non proteggano i loro alleati” come l’Ucraina, conclude  Podvig.

Alberque  a sua volta afferma che Putin è il tipo di leader che usa scenari ad alto rischio, come la minaccia di una guerra nucleare, a proprio vantaggio.

Putin “si diletta nell’utilizzare i rischi per cercare di controllare il comportamento altrui. Ha una propensione al rischio molto più alta rispetto alla maggior parte dei leader occidentali. È disposto a fare e dire cose che altri non farebbero e non direbbero”, dice Alberque.

Forze in campo

Di grande interesse,  a tal proposito, è il report di Francesco Palmas su Avvenire.

Scrive tra l’altro Palmas: “Il Cremlino, con le ultime dottrine nucleari, si è avvicinato alla logica cinese, che gioca volutamente sull’ambiguità convenzionale/nucleare per alterare le logiche strategiche nemiche, molto più lineari. In caso di lancio di un missile russo, scatterebbe il sistema americano del ‘launch on warning’, sorta di dente per dente in tempo reale, con la risposta di forze equivalenti a quelle attaccanti, individuate quasi istantaneamente dal sistema di allerta precoce, senza avere la certezza che il missile russo in arrivo monti o meno testate nucleari. Un modo, tutto russo, per imporre la velocità desiderata alle operazioni nucleari e assumere il controllo della dimensione temporale. Se gli americani rispondessero in maniera azzardata, si esporrebbero al rischio di una guerra nucleare prolungata: sarebbe una catastrofe planetaria. Per comprenderlo, basta il motto apodittico delle forze missilistiche russe: «Dopo di noi, solo il silenzio». 

Nonostante il declino post guerra fredda, gli arsenali nucleari russi e statunitensi sono ancora stracolmi di testate. Mosca ha 4.477 ordigni: 1.588 testate strategiche sono sempre in allerta. Sebbene i numeri siano segreti, la federazione degli scienziati americani stima che 812 testate armino 812 missili a lancio terrestre, 576 sono sui sottomarini e circa 200 sono pronte ad essere caricate sui bombardieri. Questi ultimi contano oggi due divisioni di 55 aerei pesanti Bear H e 16 Blackjack. Solo una cinquantina di velivoli è effettivamente dispiegata, grazie alle limitazioni del trattato New Start. Ad essi si aggiungono le 4 divisioni di bombardieri a raggio intermedio Tu-22M3. La Russia ne allinea all’incirca 63, ripartiti fra le basi di Belaya, Shaykovka, Olenyegorsk, Dyagilevo, e Mozdok, in Ossezia del sud. Poco chiaro è il numero di armi nucleari assegnate ad ogni bombardiere pesante. Il Blackjack può trasportare fino a 12 cruise AS-15B o altrettanti Kh-102 con testate da 250 chilotoni. Per avere un ordine di idee, la bomba di Hiroshima era molto meno de- vastante, potente ‘appena’ 15 chilotoni. I 50 bombardieri schierati potrebbero quindi montare più di 600 missili cruise nucleari. E il Blackjack può assolvere anche alla missione secondaria del lancio di bombe nucleari a gravità. Gran parte delle testate assegnate ai bombardieri è custodita nei bunker centrali del comando di Mosca. Qualche centinaio è però sempre dispiegato nelle due basi principali della Dal’naya Aviatsiya, l’aviazione da bombardamento strategico. 

In questo scenario di distruzione pantoclastica, gli occidentali hanno conservato una potenza di fuoco non meno distruttiva. Putin farebbe bene a non dimenticare che la Nato è un’alleanza nucleare. Cento bombe tattiche americane da 0,3 a 340 chilotoni sono dispiegate in Europa, sotto il regime della doppia chiave, a Keine Brogel, a Volkel, a Buchel e in Italia, a Ghedi Torre. Altre sono direttamente integrate nelle basi statunitensi di Aviano e di Incirlik, in Turchia. La Francia ha il suo deterrente atomico con 280 testate pronte all’uso sui sottomarini e sui cacciabombardieri. Il Regno Unito ne ha almeno 120. Gli americani fanno storia a sé. Hanno 3.800 atomiche, 1.400 delle quali sui missili balistici intercontinentali, terrestri e sottomarini, e 300 sui bombardieri strategici. 

È un deterrente sufficiente ad annullare i vantaggi di un attacco nemico e a congelare il rischio di una guerra – sottolinea Palmas – C’è però un dato negativo: la nuova cortina di ferro che si è frapposta fra Est e Ovest rischia di mandare al macero tutti gli accordi di disarmo. È a rischio l’ultima vestigia di semi- pace: il trattato New Start. Se fosse denunciato prima, o non rinnovato nel 2025, la corsa alle armi nucleari riprenderebbe spedita…”.

Apocalisse atomica. Non è più roba da film. Ma, per dirla con le parole del numero uno del Palazzo di Vetro, la prospettiva di una guerra nucleare “è ora tornata nell’alveo delle possibilità”.

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