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Nello Yemen il peggio non ha mai fine

Nel paese una guerra che in quasi 7 anni ha causato centinaia di migliaia di vittime, e spezzato vite innocenti, causando la più grave crisi umanitaria al mondo.

Nello Yemen il peggio non ha mai fine
Guerra nello Yemen

Umberto De Giovannangeli

20 Gennaio 2022 - 16.05


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Yemen, al peggio non c’è mai fine.

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29 civili uccisi tra cui 3 bambini e 23 feriti, solo tra il 6 e il 13 gennaio. 11 vittime civili lo scorso lunedì, a causa degli attacchi nella capitale Sana’a. 120 mila persone rimaste senz’acqua pulita dopo gli attacchi della settimana passata nel governatorato di Sa’daa, che hanno colpito i pochi impianti idrici da cui dipendeva la popolazione. Un aumento del 60% delle vittime civili negli ultimi 3 mesi del 2021, rispetto al trimestre precedente.

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È questo l’atroce bilancio, denunciato da Oxfam, di fronte all’ulteriore escalation del conflitto in Yemen. Una guerra che in quasi 7 anni ha causato centinaia di migliaia di vittime, e spezzato vite innocenti, causando la più grave crisi umanitaria al mondo.

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“Per milioni di bambini e famiglie sta diventando impossibile sopravvivere, bersagli di bombe che piovono dal cielo, di attacchi terrestri che non fanno che inasprirsi e coinvolgono una parte rilevante del paese. rileva Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Lo Yemen già prima di questa guerra era uno dei paesi più poveri del mondo e adesso 15,4 milioni di persone dipendono dagli aiuti internazionali per avere accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, con 8,7 milioni di persone che ne sono ormai prive. Metà delle strutture sanitarie cono ormai distrutte e la popolazione rischia una nuova impennata di contagi da colera, dopo l’epidemia che provocò oltre 2 milioni di casi. In queste condizioni, senza strumenti di protezione, cure, vaccini, difficile poi difendersi dal Covid19. Mentre qualsiasi bene di prima necessità da 7 anni fatica ad entrare nel Paese”.

Oltre 18.500 i civili innocenti, che hanno già perso la vita dall’inizio del conflitto.

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“Cosa aspetta la comunità internazionale a negoziare un immediato cessate il fuoco? A imporre alle parti in conflitto il rispetto del diritto internazionale umanitario, che prevede che non vengano colpiti i civili e le infrastrutture essenziali come scuole, ospedali e centrali idriche? Il popolo yemenita non può più aspettare una pace, che mese dopo mese, si allontana sempre di più. – aggiunge Pezzati – Quello che continua a succedere in Yemen, nel silenzio dei grandi decisori internazionali, è una vergogna che intacca il senso stesso di umanità”.

La risposta di Oxfam a fianco del popolo yemenita

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Dal luglio 2015, Oxfam ha soccorso oltre 3 milioni di yemeniti. Dalla conferma dei primi casi di Coronavirus ha rafforzato il proprio intervento per rispondere alla pandemia in un paese in cui metà delle strutture sanitarie sono completamente distrutte, distribuendo kit igienico-sanitari e acqua pulita nei campi profughi. Ha realizzato campagne di sensibilizzazione sulle norme di prevenzione del contagio tra la popolazione. Per rispondere all’emergenza alimentare che colpisce decine di milioni di persone, sta soccorrendo centinaia di migliaia yemeniti con voucher per l’acquisto di cibo, e offerte di lavoro per la riabilitazione di infrastrutture idriche e stradali, rimaste distrutte nel conflitto.  Allo stesso tempo è al lavoro con 4 organizzazioni locali, per migliorane servizi utili e prevenire episodi di abusi e violenze sulle donne, aumentati del 63% negli ultimi due anni.

Senza più un luogo dove trovare riparo

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Chi riesce a fuggire dagli scontri, adesso nel pieno dell’inverno, rischia di morire di freddo: è successo a una donna anziana e a un bambino solo lo scorso fine settimana. In moltissimi sono costretti a fuggire di continuo spostandosi da un luogo di fortuna all’altro e molti ora non sanno più dove andare, la terra a est di Marib ad esempio è essenzialmente desertica e non c’è davvero nulla per poter sopravvivere.

Cartoline dall’inferno yemenita

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La prima volta che sono dovuti scappare, Salem(nome di fantasia)e la sua famiglia hanno vissuto in vere e proprie caverne, bevendo acqua stagnante, poi sono passati da un campo all’altro lasciandosi ogni volta tutto alle spalle, camminando per chilometri prima di arrivare a un luogo apparentemente più sicuro. Oggi si trovano nel campo di Alswidan alla periferia di Marib.

Nei campi si temono sempre rappresaglie militari – racconta Salem – Viviamo in uno stato di ansia continua, la paura non ci lascia mai. Non posso uscire dal campo neanche per poco tempo, ma qui temo per la sicurezza della mia famiglia.”

Marib non è sfortunatamente l’unica area colpita da nuovi attacchi e una crescente violenza, perché in tutto il paese si registrano perdite tra i civili a causa di azioni militari delle diverse parti belligeranti. A ottobre, gli aspri combattimenti vicino ad Al-Abdiyah hanno gravemente limitato gli aiuti umanitari o l’accesso agli ospedali, situazione che potrebbe ripetersi a Marib.

Una tragedia senza fine

A darne conto è  James Elder, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) alla conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in seguito alla sua missione sul campo in Yemen , nell’ottobre scorso. “Il conflitto nello Yemen  – ha rimarcato in quel frangente  Elder – ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato: 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall’inizio dei combattimenti nel marzo 2015, vale a dire quattro bambini ogni giorno. Questi sono naturalmente solo i casi che l’Onu ha potuto verificare. Molti altri bambini morti e feriti non vengono registrati”. 

Alcuni numeri: 4 bambini su 5 hanno bisogno di assistenza umanitaria, ovvero oltre 11 milioni di bambini; 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave; Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola. Altri 4 milioni sono a rischio di abbandono; 2 insegnanti su 3 – oltre 170.000 – non stanno ricevendo uno stipendio regolare da oltre 4 anni; 1,7 milioni di bambini sono sfollati interni a causa di violenze. Con l’intensificarsi delle violenze, in particolare attorno a Marib, un numero maggiore di famiglie scappa dalle loro case; Un numero impressionante di 15 milioni di persone (più della metà delle quali sono bambini – 8,5 milioni) non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. 

 “Sono tornato ieri da una missione sia nel nord che nel sud dello Yemen. Ho incontrato decine di bambini, molti sono stati di ispirazione; tutti sofferenti. Ho incontrato pediatri, insegnanti, infermieri – tutti hanno condiviso storie personali che riflettono quelle del loro paese: sono sull’orlo del collasso totale. 
La crisi umanitaria dello Yemen – la peggiore al mondo – rappresenta una tragica convergenza di quattro minacce: un conflitto violento e protratto, devastazione economica, servizi distrutti per ogni sistema di supporto – ovvero salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione e istruzione – e una risposta delle Nazioni Uniti criticamente sottofinanziata. 
Agli attuali livelli di finanziamento, e senza la fine dei combattimenti, l’Unicef non può raggiungere tutti questi bambini. Non c’è altro modo per dirlo – senza un maggiore sostegno internazionale, un numero maggiore di bambini – quelli che non hanno alcuna responsabilità per questa crisi – moriranno. 
Eppure, l’Unicef sta avendo un impatto: Stiamo sostenendo il trattamento della malnutrizione acuta grave in 4.000 strutture sanitarie primarie e 130 centri di alimentazione terapeutica; L’Unicef sta fornendo trasferimenti di emergenza in denaro a 1,5 milioni di famiglie ogni trimestre – a beneficio di circa 9 milioni di persone; Stiamo fornendo acqua potabile a più di 5 milioni di persone; Stiamo rispondendo alla pandemia da Covid-19, con la consegna di vaccini contro il Covid-19 attraverso l’iniziativa Covax;  Stiamo fornendo supporto psicosociale, formazione sui rischi connessi alle mine e assistenza diretta ai bambini più vulnerabili, compresi quelli che sono sopravvissuti a ferite di guerra; Attraverso la formazione dell’Unicef e il dispiegamento di migliaia di operatori sanitari di comunità, più di due milioni di persone in zone rurali remote hanno accesso ai servizi sanitari;  E solo quest’anno abbiamo aiutato 620.000 bambini ad accedere all’istruzione formale e non formale; e abbiamo fornito vaccini – compresa una campagna antipolio che ha raggiunto più di cinque milioni di bambini”.

Secondo il terzoReport of the UN Secretary-General on Children and Armed Conflict in Yemen, “più di 3.500 bambini sono stati vittime di una o più gravi violazioni in Yemen tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020. La negazione dell’accesso umanitario, l’uccisione e la mutilazione e il reclutamento e l’utilizzo di bambini sono state le più diffuse delle 8.526 gravi violazioni contro i bambini.

Il rapporto presentato all’Onu da Virginia Gamba, rappresentante speciale del Segretario generale per i bambini nei conflitti armati, spiega che “l’aumento vertiginoso degli episodi di negazione dell’accesso umanitario ai bambini nel Paese (4.881) durante il biennio è stata, di gran lunga, la violazione più verificata nei confronti di ragazzi e ragazze. Duemilaseicento (2.600) bambini sono stati uccisi o mutilati durante lo stesso periodo, principalmente attraverso l’uso indiscriminato di colpi di mortaio e di artiglieria anche in aree residenziali, combattimenti sul terreno, mine antiuomo e altri residuati bellici esplosivi”.

 Gamba ha ricordato che “le atrocità e le immense sofferenze subite dai bambini in Yemen sono il risultato di un conflitto armato che invariabilmente lascerà dietro di sé una generazione di bambini yemeniti segnati a vita. È urgente che tutte le parti si adoperino attivamente per una soluzione politica del conflitto, se sperano di salvare i bambini da ulteriori danni. Ragazzi e ragazze sono il futuro dello Yemen. Le parti in conflitto devono proteggerli dall’uso e dall’abuso e iniziare a trattare i bambini come il bene prezioso che sono».

Invece, “il lungo conflitto in Yemen, l’intensificarsi delle ostilità nel 2019 e nel 2020, la moltiplicazione delle linee del fronte attive e dei gruppi armati e delle forze, aggravati dagli effetti della pandemia di Covid-19, hanno provocato gravi sofferenze ai bambini yemeniti, alle loro famiglie e loro comunità – denuncia il rapporto – La verifica da parte delle Nazioni Unite delle informazioni sul campo per tutte le gravi violazioni è stata difficile. I fattori aggravanti nel monitoraggio e nella segnalazione durante il 2019 e il 2020 sono stati dovuti alla sicurezza e alle restrizioni all’accesso, comprese le minacce e la detenzione di osservatori, nonché il timore di ritorsioni. L’intensità del conflitto e delle ostilità ha inoltre ostacolato la capacità di documentare e verificare le violazioni. Infine, la pandemia di Covid-19 e le relative restrizioni hanno ulteriormente esacerbato queste sfide di accesso esistenti».

Così muore l’istruzione

Secondo un recente  rapporto dell’Unicef, l’istruzione dei bambini nel paese ne è diventata una delle maggiori vittime. Poco più di 2 milioni di ragazze e ragazzi in età scolare non stanno andando a scuola, a causa della povertà, del conflitto e della mancanza di opportunità che compromettono la loro istruzione. Questo numero è raddoppiato rispetto ai bambini che non frequentavano la scuola nel 2015, quando il conflitto è cominciato.

Il rapporto, “Education Disrupted: Impact of the conflict on children’s education in Yemen”/Istruzione interrotta: l’impatto del conflitto sull’istruzione dei bambini in Yemen”, analizza i rischi e le sfide che i bambini affrontano quando non vanno a scuola, e le azioni urgenti necessarie a proteggerli.

“L’accesso a un’istruzione di qualità è un diritto basilare per ogni bambino, anche per le ragazze, i bambini sfollati e quelli con disabilità”, ha dichiarato Philippe Duamelle, Rappresentante dell’Unicef in Yemen. “Il conflitto ha un impatto sconcertante su ogni aspetto delle vite dei bambini, eppure l’accesso all’istruzione offre un senso di normalità per i bambini anche nei contesti più disperati e li protegge dalle diverse forme di sfruttamento. Tenere i bambini a scuola è fondamentale per il loro futuro e per quello dello Yemen”.

Il rapporto evidenzia che, quando i bambini non vanno a scuola, le conseguenze sono disastrose, sia per il loro presente che per il loro futuro.

Le ragazze vengono costrette a matrimoni precoci, in cui rimangono intrappolate in un ciclo di povertà e potenziale inespresso. I ragazzi e le ragazze sono maggiormente vulnerabili al lavoro minorile o al reclutamento nei combattimenti. Oltre 3.600 bambini sono stati reclutati in Yemen negli ultimi sei anni.

A rendere le cose peggiori, due insegnanti su tre in Yemen – oltre 170.000 in totale – non ricevono uno stipendio regolare da oltre 4 anni a causa del conflitto e delle dispute geopolitiche. Ciò espone circa 4 milioni ulteriori bambini a rischio di istruzione interrotta o di abbandono, poiché gli insegnanti non retribuiti lasciano l’insegnamento per trovare altri modi di provvedere alle loro famiglie.

I bambini che non portano a termine la loro istruzione sono intrappolati in un ciclo di povertà che si perpetua da solo. Se i bambini che non vanno a scuola o quelli che hanno abbandonato recentemente non saranno supportati in modo adeguato, potrebbero non rientrarci mai. Gli effetti combinati del conflitto prolungato e degli ultimi attacchi all’istruzione, a causa della pandemia da Covid-19, avranno effetti devastanti e duraturi sull’istruzione e sul benessere mentale e fisico dei bambini e degli adolescenti in Yemen.

E tutto ciò avviene nel silenzio della comunità internazionale. Un silenzio di morte. 

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