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Khashoggi: Renzi si arrampica sugli specchi, attacca la sinistra ma non il principe Salman

Il capo di Italia Viva evita di scusarsi dopo la marchetta politica al mandante dell'omicidio di un dissidente ucciso e fatto a pezzi

Matteo Renzi in Arabia Saudita
Matteo Renzi in Arabia Saudita

globalist

27 Febbraio 2021 - 20.18


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Scusa non ha chiesto. La bruttissima pagine politica di Renzi si conclude con il leader di Italia Viva che – imbarazzato – si guarda bene dal chiedere scusa per aver incensato il mandante un un orribile omicidio ma, al contrario, attacca la sinistra.
Eppure bastava dire:  elogiare un tiranno che ha fatto uccidere e fare a pezzi un dissidenti è stato un grave errore. Da oggi sarò in prima linea per chiedere il rispetto dei diritti umani in Arabia Saudita (e in tutto il mondo) senza dare patenti di democraticità a chi fa uccidere e torturare la gente.
E invece no. Attacchi a Pd, M5s e Leu e nessuna parola contro il principe ereditario.
“Se c’è una cosa che mi caratterizza è che io non scappo mai davanti ai problemi. E sono abituato a metterci la faccia. Sono, del resto, felice perché in queste settimane, dopo la fine dell’esperienza del Governo Conte (l’ex premier, peraltro, ha ripreso a insegnare proprio a Firenze, auguri sinceri di buon lavoro), i Cinque Stelle, il Pd e persino Leu sono dilaniati da polemiche interne. Litigano su tutto, a cominciare dai posti al governo. Sono davvero felice di essere uno dei rari motivi di unità: si ricompattano solo per sparare a zero su di me”. 
Lo ha scritto Matteo Renzi nella sua ultime enews. “Io non ho difficoltà a raccontare dove vado e cosa faccio: sono eventi pubblici registrati su YouTube, sono iniziative sulle quali pago le tasse, rispondo delle mie idee e delle mie azioni ovunque. Se serve sono sempre disponibile a parlare di politica estera in tutti i luoghi, con chiunque, sapendo che la strada per difendere i diritti umani è una strada difficile ma da combattere ovunque”, spiega il leader di Iv.
”Mi spiace solo che si utilizzi la vicenda saudita per coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso è accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea”, sottolinea Renzi.
L’arrampicata sugli specchi
A proposito della vicenda Khashoggi, “ho condannato già tre anni fa quel tragico evento e l’ho fatto anche nelle interviste sopra riportate, su tutti i giornali del mondo. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti. Io l’ho fatto sempre, anche quando sono rimasto solo, come nel Consiglio Europeo del 2015, per i giornalisti turchi arrestati”, ha aggiunto Renzi.
“Difendere la libertà dei giornalisti è un dovere, ovunque, dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Russia alla Turchia, dal Venezuela a Cuba, alla Cina”, sottolinea Renzi.

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E quindi? Difendere la libertà dei giornalisti significa omaggiare il mandante politico dell’assassinio?
Perché – come è noto – oggi con il rapporto dell’intelligence Usa il ruolo di Mbs è ufficiale. Ma è altrettanto vero che fin da subito era chiara la responsabilità del principe ereditario saudita, visto che i video resi pubblici avevano dimostrato che ad uccidere e fare a pezzi il dissidente era stato un team di fedelissimi di Salman e che lo stesso Trump (come è emerso pubblicamente e senza smentita) aveva detto che c’erano le prove del suolo di Mbs ma che aveva deciso di coprirlo.
Senza parlare del processo farsa in Arabia Saudita contro i responsabili materiali, prima condannati a morte poi ‘graziati’ grazie ai denari dati ai familiari di Khashoggi in cambio del silenzio e per spingerli a chiedere che i colpevoli non fossero giustiziati.

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