Ventidue gennaio, giorno di festa: da oggi le armi nucleari sono illegali. Ma l'Italia tentenna

Finalmente è entrato in vigore (per i 51 Stati che lo hanno già ratificato) il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, la norma che mette fuorilegge gli ordigni più distruttivi e inumani della storia.

Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari

Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari

Umberto De Giovannangeli 22 gennaio 2021

Una data da cerchiare in rosso. Rosso “festa”.  Oggi è un giorno di festa per le campagne internazionali a favore del disarmo nucleare e per tutto il Mondo: entra in vigore (per i 51 Stati che lo hanno già ratificato) il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), la prima norma internazionale che mette fuorilegge gli ordigni più distruttivi e inumani della storia.


“Le armi nucleari sono sempre state immorali. Ora sono illegali”


 E’ il grido di gioia che sta percorrendo tutte le latitudini e che corona anni di sforzi della società civile, riunita in particolare nella International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN – Premio Nobel per la Pace 2017) di cui in Italia fanno parte Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo.


Il Trattato TPNW che da oggi è legge (90 giorni dopo il raggiungimento della cinquantesima ratifica) proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare armi nucleari, o anche permettere che armi nucleari siano posizionate sul proprio territorio. Il Trattato è stato adottato all’ONU nel 2017 (alla presenza anche di attivisti italiani), purtroppo con una posizione contraria fin dall’inizio da parte dell’Italia.


“Oggi festeggiamo! Perché il TPNW ribadisce uno dei principali obiettivi dell’ONU, il disarmo nucleare. E sostiene l’idea fondante del multilateralismo democratico: che anche gli Stati più poveri hanno lo stesso diritto di esprimersi dei più militarmente potenti – sottolinea Lisa Clark, co-presidente dell’International Peace Bureau e attivista di Rete Italiana Pace e Disarmo – I popoli hanno parlato e non intendono cedere alle decisioni prese solo dalle potenze nucleari. Siamo inoltre convinti che il posto dell’Italia sia insieme alla maggioranza degli Stati membri dell’ONU, dalla parte giusta della storia: quella che proibisce le armi più disumane e crudeli che l’uomo abbia mai inventato: gli ordigni nucleari”.


“Italia, ripensaci”


La mobilitazione “Italia, ripensaci” è stata lanciata da Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo nel 2016 per chiedere al nostro Paese di partecipare attivamente al percorso di costruzione del Trattato. Dopo l’approvazione nel 2017 si è trasformata in una campagna per spingere la firma e la ratifica, anche con la raccolta di oltre 33.000 cartone consegnate simbolicamente al Governo nel giorno del primo anniversario del voto di New York. Oggi “Italia, ripensaci” coordina l’azione di associazioni ed Enti Locali verso questo obiettivo: nella giornata odierna sono decine le iniziative in programma. Dallo scampanio su chiese e torri Civiche in molte città, ai presidi nei territori delle basi di Ghedi ed Aviano, ai manifesti ufficiali affissi dai Comuni, agli appuntamenti online con gli attivisti di tutta Italia!


“Il tema del disarmo nucleare è molto spesso percepito come troppo grande per essere affrontato dalle persone comuni che si sentono quindi rassegnate e impotenti – commenta Daniele Santi, presidente di Senzatomica – Oggi 22 gennaio 2021 lo storico traguardo dell’entrata in vigore del TPNW porta ancora più luce non soltanto sulla possibilità che le armi nucleari possano davvero essere completamente eliminate, ma che questa meta significativa sarà raggiunta solo grazie alla compartecipazione dei cittadini. Con gioia e un’incrollabile determinazione continuiamo ad avanzare uniti fino a quando l’Italia ci ripenserà ratificando il TPNW”.


Questo ottimismo sugli sviluppi futuri dei percorsi di disarmo nucleare è confermato da un sondaggio diffuso oggi da ICAN e dai suoi partner: la maggioranza della popolazione italiana e di altri cinque Stati membri della NATO rifiuta in modo schiacciante la presenza di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio e sostiene il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari.


La rilevazione statistica (condotta da YouGov su un campione di oltre 1.000 persone nel novembre 2020) ha riscontrato come l’87% degli italiani sia favorevole all’adesione dell’Italia al TPNW (+17% rispetto ad un sondaggio simile del 2019) mentre l’attuale posizione del Governo contro il Trattato sia sostenuta solo dal 5%. Anche dopo esser stati informati delle forti pressioni da parte di alcuni alleati NATO contro il TPNW, il 76% ha confermato di volere un Governo che mostri una leadership positiva diventando uno dei prossimi aderenti.


Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di ICAN, ha affermato: “Oggi le armi nucleari sono finalmente ed ufficialmente vietate dal diritto internazionale. La posizione ufficiale del Governo italiano non è più sostenibile”. La maggioranza degli italiani intervistati (56%) non sapeva o non era sicura della presenza di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio e che l’Italia potrebbe eventualmente partecipare ad un attacco nucleare deciso da Stati Uniti e NATO. Nonostante questo, una volta informato della presenza come parte della missione di “Nuclear Sharing” della NATO, un rimarchevole 74% (+14% rispetto al 2019) vuole che le armi nucleari statunitensi vengano rimosse. Solo il 16% degli intervistati sostiene l’acquisto da parte dell’Italia degli F-35 come cacciabombardieri da combattimento in grado di svolgere una missione nucleare.


 “Questo ultimo anno ha reso chiaro ciò che la maggior parte di noi ha sempre saputo – ha aggiunto Beatrice Fihn – nessun uomo dovrebbe avere il potere di distruggere l’umanità semplicemente premendo un bottone. Gli italiani non vogliono che i loro militari siano chiamati a commettere crimini contro l’umanità per conto degli Stati Uniti e della NATO. È immorale. È disumano. E da oggi è illegale“.


Agli intervistati è stata chiesta un’indicazione della propria area politica: il sostegno all’adesione al TPNW è risultato superiore all’80% per tutti i partiti e addirittura oltre il 90% per alcuni di essi. Francesco Vignarca, Coordinatore delle Campagne per la Rete Italiana Pace e Disarmo ha commentato: “Gli italiani di tutte le appartenenze politiche hanno affermato chiaramente di volere un Paese che sia protagonista e guida in materia di diritti umani e diritto internazionale, rifiutando queste armi di distruzione di massa. In un momento di sconvolgimento politico ed economico globale esasperato dalla pandemia di Covid-19 non abbiamo bisogno di spendere i soldi duramente guadagnati dagli italiani per armi nucleari vietate da una norma internazionale. Vogliamo dei leader politici capaci di guardare ad un nuovo futuro senza armi nucleari, non bloccati in un passato che gli farà perdere rapidamente consenso”.


Sondaggi simili sono stati condotti in Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Islanda e Spagna con dimostrazione di sostegno al TPNW vicino o superiore all’80%. La NATO ha un impegno dichiarato a sostenere il disarmo nucleare, ma si è opposta ad ogni passo per giungere al Trattato TPWN e recentemente ha rinnovato il suo impegno a rimanere un’alleanza nucleare. Gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito stanno attualmente spendendo migliaia di miliardi di dollari per sviluppare nuove armi nucleari destinate a durare per decenni, alcune delle quali (le B61-12) verranno anche dispiegate nelle basi italiane di Aviano e Ghedi.


La campagna “Italia, ripensaci” chiede al Governo di chiarire la posizione riguardante il TPNW, visto il sostegno pubblico schiacciante a questa norma: “Le nostre istituzioni rappresentano il popolo italiano o preferiscono sottostare alle indicazioni provenienti da Washington e Bruxelles? Il risultato di questo sondaggio (che conferma quelli condotti dal 2017 in poi) e anni di confronto con gli italiani e le italiane rendono evidente che dovrebbero invece stare con la maggioranza dell’opinione pubblica contro le armi nucleari aderendo al Trattato TPNW”.


La risposta al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Tra una campagna acquisti e l’altra di “costruttori”, ne troveranno il tempo?