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Confindustria: "Dire che vogliamo licenziare chi non è vaccinato non è corretto"

In una lettera era circolata la possibilità di un licenziamento per chi avesse deciso di non vaccinarsi. Il giuslavorista Ichino: "La misura sarebbe efficace"

Bonometti (Confindustria Lombardia)
Bonometti (Confindustria Lombardia)

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23 Luglio 2021 - 09.50


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Compito delle aziende è che tutti i lavoratori si vaccinino per alcune ragioni: primo, per lavorare in un ambiente sano, secondo, per vivere in sicurezza e non rischiare spiacevoli sorprese.

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“Dire che Confindustria licenzia chi non è vaccinato non è vero”.

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A chiarire la posizione degli industriali, è Marco Bonometti, bresciano, presidente di Confindustria Lombardia, il quale conferma che “Confindustria si augura che tutti i lavoratori abbiano il Green Pass, che tutti siano immunizzati. Lo dovrebbero fare per rispetto di se stessi e degli altri”.

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Nei giorni scorsi è circolata una lettera firmata da Francesca Mariotti, d.g. dell’associazione degli industriali, in cui si proponeva di consentire l’ingresso in azienda solo a chi può dimostrare, attraverso il green pass, di essersi vaccinato.

Per chi non si sottopone all’immunizzazione, il datore di lavoro può trovare un’altra mansione o, se questa soluzione non è possibile, può lasciarlo a casa senza stipendio.

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“Una comunicazione interna a Confindustria” spiega Bonometti, che apre una forte polemica con il sindacato, ma chiarisce che “non è mai stata la posizione ufficiale del presidente Carlo Bonomi.

“Siamo un Paese liberale a modo nostro – prosegue l’industriale – Ci piace fare quello che vogliamo nella maniera che vogliamo, ma non è così che va il mondo. Basterebbe prendere i dati per spiegare che su 10 che contraggono il virus ben 9 sono dei non vaccinati”. 

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Secondo il giuslavorista Pietro Ichino, nel proporre di far lavorare solo i vaccinati Confindustria ha ragione. “Condizionare l’accesso in azienda all’avvenuta vaccinazione, oggi che il vaccino è disponibile per tutti, è una misura sicuramente efficace e ragionevolissima per evitare il rischio di una quarta ondata epidemica, che sarebbe disastrosa per il Paese. Osservo solo che, a ben vedere, proprio perché la misura è efficace e ragionevolissima, gli imprenditori potrebbero già adottarla di loro iniziativa, anzi dovrebbero, anche senza attendere un provvedimento legislativo ad hoc, in forza dell’articolo 2087 del Codice Civile oltre che degli articoli 15 e 20 del Testo Unico per la sicurezza nei luoghi di lavoro (d.lgs. n. 81/2008)”.

Nel dettaglio “l’articolo 2087 del Codice obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure consigliate dalla scienza, dalla tecnica e dall’esperienza idonee a ridurre al minimo, se non azzerare, ogni rischio per la sicurezza e il benessere fisico e psichico del lavoratore. L’art. 15 del Testo Unico sulla sicurezza obbliga il datore, dove possibile, a non limitarsi a misure protettive, ma adottare le misure idonee ad eliminare radicalmente il rischio per la sicurezza e la salute del lavoratore. L’art. 20, invece, obbliga il lavoratore a conformarsi alle misure di sicurezza adottate dal datore secondo le due prime norme”.

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Per questo, secondo Ichino, è “libero dunque ogni cittadino di non vaccinarsi, finché una legge non prevede questo obbligo; ma non di mettere a rischio la salute degli altri. E libero ogni imprenditore, dove la vaccinazione costituisca la misura più efficace per la tutela dei propri dipendenti, di richiederla in forza delle norme che ho appena citato: che sono pur sempre leggi dello Stato”.

 

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