Balcani: paura dell’effetto Grecia
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Balcani: paura dell’effetto Grecia

Il ministro degli Esteri belga avverte che una Grexit provocherebbe forti ricadute in tutte le ecomomia della regione ed in singoli governi considerano anche lo scenario peggiore<br>

Balcani: paura dell’effetto Grecia
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10 Luglio 2015 - 16.33


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“Non possiamo dimenticare che l’influenza greca nei Balcani è molto significativa in quanto si tratta di uno dei principali investitori nella regione. Le conseguenze possono influenzare non solo l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia e il Montenegro, ma anche la Bulgaria “: il ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, lancia questo avvertimento con un’ intervista radiofonica rilasciata nel suo Paese.

Il politico dice in pratica che un “default” di Atene portebbe destabilizzare economicamente tutti i Balcani, e in effetti nei diversi Paesi dell’area l’allarme si sta facendo più acuto.

La banca centrale ha detto Macedonia afferma tuttavia di non avere in programma nuove misure per proteggere il sistema finanziario del paese, e la scorsa settimana ha soltanto limitato il deflusso di capitali da parte delle banche macedoni in Grecia. “Noi continiamo a monitorare la situazione che riguarda la solvibilità del settore bancario greco e reagiremo solo se sarà necessario”, ha detto il governatore della banca centrale, Dimitar Bogov.

In Montenegro, l’istituto di emissione ha fatto sapere la scorsa settimana che le sue analisi indicano che il paese non sarà significativamente influenzato dalla crisi, perché il suo sistema bancario non è strettamente legato alla Grecia ed i reciproci livelli degli scambi commerciali sono bassi. In ogni caso il capo della commissione parlamentare per l’economia e il bilancio, Aleksandar Damjanovic, dice che il Montenegro deve essere pronto al caso in cui la Grecia lasciasse l’Eurozona: “Il Montenegro dovrebbe già avere un ‘piano B’ con chiare e precise misure per tutte le istituzioni, da lanciare in caso di ‘Grexit’ al fine di ridurre i rischi e gli impatti in un tale scenario”, avverte.

Nel frattempo, anche la Bosnia-Erzegovina sta già affrontando una grave crisi di liquidità nel prossimo periodo dopo che i funzionari governativi hanno annunciato la scorsa settimana che le riforme inizialmente concordati con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale, non saranno attuate, e siccome la valuta della Bosnia, il marco convertibile, è direttamente legata all’euro, qualsiasi fluttuazione della valuta europea provocata dalla crisi greca in corso si farebbe sentire immediatamente nel Paese.

L’ economista Sinisa Pepic, di Banja Luka, aggiunge che “questo peggiorerebbe in modo significativo la posizione del nostro debito estero, che è per lo più in dollari USA, e ridurrebbe la quantità di denaro riscosso dall’IVA che dovrebbe entrare negli attivi di bilancio”. In Serbia, il primo ministro b][Aleksandar Vucic[/b] non ha affrontato il voto greco direttamente, ma ha elogiato le misure di austerità che la sua amministrazione ha introdotto per rendere il Paese “finanziariamente sano”.

“Il mio compito – insiste – è quello di essere sicuro che, quando lascerò il governo, qualcun altro non si occupi di un fallimento come alcuni Paesi dell’Europa stanno facendo oggi”, però l’economista Goran Nikolic ritiene che il settore bancario del Paese potrebbe affrontare problemi, perché quattro banche greche detengono circa il 15 per cento del settore del credito. “Un fallimento greco potrebbe causare il panico e questo è ciò che rischierebbe di mettere anche le banche serbe in pericolo”, avverte.

Una fonte all’interno della banca nazionale serba ha dichiarato ad un quotidiano di Belgrado che la banca sta controllando la transazioni tra le banche greche nel Paese, e segue con attenzione gli sviluppi della situazione perché vuole evitare la fuoriuscita incontrollata di denaro dalla Serbia.
I ministro del Lavoro, Aleksandar Vulin, che viene dal Partito socialista vicino a “Siryza” afferma che l’Unione europea infine ha dovuto capire il messaggio dalla Grecia . “ finalmente dovrà prendere in considerazione anche bisogni e richieste della gente comune”.

In Croazia , che è Stato membro dell’Unione, gli alti funzionari non hanno fatto alcun commento su referendum di domenica. Ma l’ex presidente Ivo Josipovic dice che la consultazione ha mostrato profonde divisioni nella società greca:”Da questo dovrebbe trarre la lezione che spendere oltre i propri mezzi alla fine va pagato, comunque bisogna trovare un linguaggio comune, raggiungere un compromesso e una risoluzione sostenibile della crisi “.

Fonti: RTL, Ibna, Blic

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