Ascoltare l'altro per non lasciarlo solo: a Roma il fattore umano diventa una questione sociale
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Ascoltare l'altro per non lasciarlo solo: a Roma il fattore umano diventa una questione sociale

Dalla scuola al lavoro, dalle migrazioni ai diritti, il 4 novembre a Villa Altieri un confronto tra istituzioni, associazioni e Terzo Settore. Al centro il counselling, la qualità delle relazioni e le testimonianze delle donne rifugiate in Italia

Fattore Umano – Counselling, Coesione Sociale e Qualità della Formazione
Fattore Umano – Counselling, Coesione Sociale e Qualità della Formazione
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

25 Ottobre 2026 - 13.26


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di Alessia de Antoniis

La solitudine di chi arriva in un Paese straniero, la difficoltà di un ragazzo che a scuola non trova qualcuno disposto ad ascoltarlo, il disagio di chi perde il lavoro o non riesce a far riconoscere i propri bisogni. Esperienze diverse, accomunate da una domanda: che cosa accade quando una persona non trova spazio per essere ascoltata?

L’ascolto non è soltanto una disposizione individuale. Può diventare una responsabilità sociale, soprattutto nei luoghi in cui si formano le relazioni, si esercitano i diritti e si costruiscono le opportunità di partecipazione. Perché non basta riconoscere che qualcuno ha bisogno di aiuto: occorre interrogarsi sulle condizioni che permettono a quel bisogno di essere espresso e di trovare una risposta.

È il tema al centro di Fattore Umano – Counselling, Coesione Sociale e Qualità della Formazione, la conferenza in programma il 4 novembre, alle 16, a Villa Altieri, a Roma. Ideata da I3C – Istituto Counselling Centrato sul Cliente, diretto da Francesca Coddetta, l’iniziativa riunirà rappresentanti delle istituzioni, del mondo del lavoro, del Terzo Settore e dell’informazione, mettendo in relazione esperienze e competenze che raramente vengono affrontate all’interno dello stesso dibattito.

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Il tema riguarda anche la fiducia, una risorsa sempre più fragile nella società italiana. Secondo il rapporto BES dell’Istat, nel 2024 soltanto il 22,5% delle persone di almeno 14 anni riteneva che ci si potesse fidare della maggior parte degli altri. Un dato che restituisce la difficoltà di costruire relazioni oltre la cerchia familiare e amicale, e pone una questione più ampia: come può una società promuovere coesione quando prevale la diffidenza?

In questo contesto, il counselling viene proposto come uno degli strumenti per favorire la consapevolezza personale, il confronto e l’autonomia. Non una terapia, né un sostituto degli interventi sanitari e psicologici, ma una pratica di ascolto e relazione che deve operare nel rispetto dei propri confini professionali.

«Mettere la persona al centro non è per noi uno slogan, ma una scelta quotidiana di presenza e di ascolto autentico», sostiene Francesca Coddetta. «Credo profondamente che quando offriamo alle persone uno spazio sicuro e privo di giudizio, esse trovino dentro di sé la forza e le risorse per comprendere la propria esperienza, superare le conflittualità e crescere».

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L’obiettivo dichiarato dell’Istituto è portare questa cultura della relazione fuori dagli spazi della formazione specialistica, nelle scuole, nelle aziende, nelle istituzioni e nelle comunità. Luoghi nei quali l’ascolto può incidere non soltanto sul benessere individuale, ma anche sul modo in cui vengono riconosciuti i conflitti, affrontate le disuguaglianze e costruite le decisioni collettive.

Uno dei momenti più significativi dell’incontro sarà dedicato alle donne rifugiate in Italia, attraverso le testimonianze raccolte dall’Istituto e dalla rete di Donne for Peace APS. Storie di guerra, migrazione forzata e ricostruzione della propria vita che riportano il confronto a una dimensione concreta: quella delle persone che devono ritrovare autonomia, fiducia e possibilità di scelta dopo aver perso i propri riferimenti.

È anche qui che il tema dell’ascolto incontra quello dei diritti. Accogliere una testimonianza significa riconoscere a chi parla la possibilità di raccontare la propria esperienza, senza ridurla a una categoria astratta, a un’emergenza o a una condizione di vulnerabilità permanente. Ma significa anche chiedersi quali risposte le istituzioni e le comunità siano realmente in grado di offrire.

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Il confronto si articolerà attorno a quattro ambiti: politiche sociali e reti territoriali; lavoro e clima organizzativo; diritti, dialogo interculturale e costruzione della pace; qualità della formazione, etica e corretta informazione.

Tra i partecipanti figurano Marco Deriu, presidente del Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti, Valentina Fabbri, presidente di Programma Integra, Volha Marozava, presidente di Donne for Peace APS, Loredana Macchietti Minà, presidente della Fondazione Gianni Minà, Manuela Olivieri Mennea, presidente della Fondazione Pietro Mennea, e rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni imprenditoriali. L’apertura dei lavori è affidata a Tiziana Biolghini, consigliera di Roma Capitale e della Città Metropolitana.

Promossa con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e della Città Metropolitana di Roma Capitale, e realizzata in collaborazione con GIOVE Creativa, la conferenza segna anche il lancio nazionale di I3C.

La questione, tuttavia, va oltre il singolo appuntamento. Se ascoltare significa riconoscere l’esistenza e i bisogni dell’altro, il passaggio decisivo è capire come trasformare quel riconoscimento in comportamenti, servizi e responsabilità condivise. Perché una società capace di ascoltare non è necessariamente una società più giusta. Lo diventa quando alle parole sa far seguire le risposte.

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