Prima di diventare Pino Daniele, c’è Pinotto: il ragazzo dei vicoli, ancora alla ricerca della propria voce. È da lì che parte Je so’ pazzo, il film di Nicola Prosatore presentato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma e da oggi nelle sale italiane con 01 Distribution. Prodotto da Filippo Valsecchi per Tartare Film e Camfilm con Rai Cinema, il film ha tra i produttori anche Paolo Del Brocco, Nicola Claudio, Giuseppe Sturiale e Samanta Antonnicola.
Il racconto attraversa l’infanzia, il conflitto con il padre e i legami affettivi, fino al concerto del 1981 in piazza del Plebiscito, davanti a 200mila persone. «Volevo portare sul grande schermo un grande eroe della nostra cultura e della musica italiana», ha detto Valsecchi, ricordando i tre anni e mezzo di lavoro e le difficoltà iniziali nel trovare chi credesse nel progetto. La sceneggiatura è firmata da Prosatore, Edoardo Puma e Carlo Salsa; il film è liberamente ispirato alla biografia Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce, scritta dal figlio Alessandro.
Prosatore, napoletano e cresciuto nello stesso quartiere del musicista, ha cercato la radice del film nei rapporti e nella città. «Abbiamo condiviso le stesse pietre», ha detto, spiegando di aver ricostruito atmosfere e personaggi familiari. La scelta non era ripercorrere in modo esaustivo la carriera musicale: «La musica è una delle corde emotive di Pino», ha spiegato. Un punto di vista che lascia sullo sfondo parte della scena musicale napoletana per concentrarsi sulla formazione umana del cantautore.
Pino è interpretato da Massimiliano Caiazzo, che ha parlato della responsabilità di avvicinarsi a una figura così amata. «La paura di non essere all’altezza è stata una compagna di viaggio», ha raccontato. Una paura trasformata in lavoro: «La mia risposta è stata: lavoriamo sodo, mettiamoci sotto, rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di dare tutto noi stessi».
Giovanni Ludeno, che interpreta il padre, ha cercato un accesso alla storia «dall’altro lato della star»: nell’infanzia, nelle ferite e nei conflitti familiari che precedono il mito. «Noi lo dobbiamo un po’ scrostare, levare, andare a vedere dall’altro lato della star», ha detto. È lì che il film colloca la nascita di una voce: prima del successo, un ragazzo che prova a dare forma alla propria vita attraverso la musica.
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