Ginesio Fest 2026, il teatro delle illusioni nel segno di Remo Girone
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Ginesio Fest 2026, il teatro delle illusioni nel segno di Remo Girone

Dal 25 al 30 agosto San Ginesio ospita la settima edizione del festival diretto da Leonardo Lidi. Il tema è “Illusioni”. Il Premio all’Arte dell’Attore viene intitolato a Remo Girone. I primi vincitori sono Maria Paiato e Valerio Binasco

Conferenza Stampa Ginesio fest - francesca meloni, leonardo lidi, silvia luconi, giuliano ciabocco, alessio boni, isabella parrucci
Conferenza Stampa Ginesio fest - Francesca Meloni, Leonardo Lidi, Silvia Luconi, Giuliano Ciabocco, Alessio Boni, Isabella Parrucci
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

31 Luglio 2026 - 12.37


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Ginesio Fest 2026, il teatro contro il falso: nel segno di Remo Girone

In un tempo attraversato da immagini artificiali, verità manipolate e realtà sempre più difficili da distinguere dalle loro imitazioni, il teatro conserva un paradossale privilegio: dichiara apertamente di essere finzione, ma continua a cercare la verità.

Dentro questa contraddizione si colloca la settima edizione del Ginesio Fest, in programma dal 25 al 30 agosto 2026 a San Ginesio, nelle Marche. Sei giornate di spettacoli, prime nazionali, residenze, laboratori e incontri, dirette per il quinto anno consecutivo da Leonardo Lidi e raccolte sotto una parola programmatica: “Illusioni”. Non l’inganno che sostituisce la realtà, ma l’immaginazione come possibilità di costruirne una diversa. 

L’edizione 2026 segna anche un passaggio simbolico importante. Il Premio San Ginesio “All’Arte dell’Attore” assume ufficialmente il nome di Premio Remo Girone “All’Arte dell’Attore”, in memoria dell’interprete che aveva contribuito a idearlo e accompagnato il festival fin dalle origini. I primi artisti a riceverlo saranno Maria Paiato e Valerio Binasco, premiati nella serata inaugurale del 25 agosto. 

Non è soltanto un cambio di denominazione. Intitolare il premio a Girone significa custodire un’idea precisa del mestiere dell’attore: disciplina, studio, responsabilità e capacità di sottrarsi all’esibizione di sé per lasciare spazio al personaggio. Una concezione del teatro che ritrova nei percorsi di Paiato e Binasco due interpreti coerenti e profondamente diversi, uniti dalla ricerca della verità scenica.

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Paiato attraversa da oltre quarant’anni il repertorio classico e contemporaneo, lavorando con alcuni dei maggiori registi italiani e costruendo personaggi capaci di restituire le contraddizioni dell’animo umano. Binasco, attore, regista e direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, ha intrecciato interpretazione, regia e formazione, facendo del rapporto con il pubblico uno dei nuclei della propria ricerca. I due hanno inoltre condiviso diverse esperienze artistiche, un legame che rende il doppio riconoscimento ancora più significativo. 

La nuova giuria è presieduta da Alessio Boni ed è composta da Lino Musella, Iaia Forte, Manuela Mandracchia, Rodolfo Di Giammarco, Francesca Merloni e Giampiero Solari. Per Boni, raccogliere il testimone di Girone significa difendere un teatro fondato sulla semplicità, sulla generosità e sulla ricerca della verità, soprattutto oggi, mentre l’intelligenza artificiale e la proliferazione delle immagini rendono sempre più fragile il confine tra autentico e falso.

«Sappiamo che ciò che accade sul palco è finzione, ma nulla è falso», ha osservato Boni durante la presentazione romana del festival. È probabilmente qui il cuore politico dell’edizione: non la nostalgia di una presunta autenticità perduta, ma la possibilità di riconoscere come vero ciò che nasce da una relazione umana, irripetibile, tra chi è in scena e chi guarda. 

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Il programma attraversa generazioni e linguaggi. Tra gli appuntamenti figurano Antonio Latella con Bubaro dei Bubari di Carolina Balucani; Enzo Vetrano e Stefano Randisi con Totò e Vicé di Franco Scaldati; Babilonia Teatri con Abracadabra, interpretato da Francesco Scimeni; Alessandro Bandini con Per sempreGiulia Scotti con Quello che non c’èFrancesco Marilungo con Cani lunari e Alessio Maria Romano con Island.

Sono previste inoltre le prime nazionali di ZeroZeroZeroSottozero di Nicolò Tomassini, Illusio di Riccardo Micheletti con gli allievi del Teatro Stabile di Torino e Il taccuino di Trigorin di Tennessee Williams, diretto dallo stesso Leonardo Lidi. 

Ad aprire idealmente il festival sarà Abracadabra, spettacolo che attraversa il lutto attraverso la magia. Lidi lo ha scelto come metafora di un’edizione chiamata a confrontarsi con una perdita, quella di Remo Girone, trasformando il dolore in partecipazione e immaginazione. Per il direttore artistico, il Ginesio Fest deve continuare a essere soprattutto un luogo di incontro tra maestri e nuove generazioni, capace di offrire ai giovani artisti non soltanto un palcoscenico, ma un pubblico e un contesto nel quale crescere. 

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Il festival nasce però anche da una geografia precisa. San Ginesio è uno dei centri marchigiani colpiti dal terremoto del 2016 e il progetto culturale si lega fin dall’inizio alla ricostruzione materiale e simbolica del territorio. Il teatro non viene convocato come decorazione di un borgo, ma come infrastruttura civile: uno spazio nel quale una comunità torna a incontrarsi, riappropriandosi dei propri luoghi e immaginando un futuro che non coincida con l’abbandono.

In questa direzione va anche TETA – Teatro e Tavola, progetto finanziato con 3,5 milioni di euro nell’ambito del programma Next Appennino e previsto entro il 2028: uno spazio nel quale teatro, accoglienza, residenza artistica ed eccellenze enogastronomiche dovrebbero convivere stabilmente. Il Ginesio Fest è stato inoltre ammesso alla prima istanza triennale del Fondo nazionale del Ministero della Cultura, ottenendo, secondo quanto annunciato dagli organizzatori, il punteggio più alto tra i progetti presentati. 

Le “illusioni” del titolo, dunque, non sono un’evasione. Sono progetti che all’inizio sembrano sproporzionati rispetto alle dimensioni di un paese, alla fragilità di un territorio o alla scarsità delle risorse. Poi, talvolta, diventano edifici, festival, comunità, pubblico.

Il teatro comincia spesso così: qualcuno immagina una casa quando ancora non esiste. E qualcun altro decide di costruirla.

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