Laura Morante e Fabio Marra “Insieme” al Campania Teatro Festival
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Laura Morante e Fabio Marra “Insieme” al Campania Teatro Festival

Al Teatro Mercadante di Napoli la disabilità diventa campo di battaglia familiare, in un debutto nazionale dove amore, cura e controllo finiscono per confondersi

laura morante - Insieme di Fabio Marra - prima Nazionale al Campania Teatro Festival - CTF - recensione di Alessia de Antoniis
Laura Morante - Insieme di Fabio Marra - prima Nazionale al Campania Teatro Festival
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

1 Luglio 2026 - 16.50


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di Alessia de Antoniis

Una giacca non indossata. Un cruciverba lasciato a metà. Un euro mancante dal resto del gratta e vinci. Sono alcuni dei conflitti apparenti di Insieme, scritto e diretto da Fabio Marra con Laura Morante: l’attrito quotidiano di una convivenza che non ha mai avuto un manuale di istruzioni. Una famiglia chiusa in un interno domestico apparentemente ordinario – scene di Luigi Ferrigno – , in realtà zona di resistenza, bugie, abitudini, frasi ripetute fino a diventare coltelli.

Fabio Marra – drammaturgo, regista e interprete nel ruolo di Michele, uomo di quarant’anni con una disabilità cognitiva – costruisce uno spettacolo che rifiuta il sentimentalismo. Già tradotto in quattordici lingue e premiato a livello internazionale, Insieme è andato in scena in prima nazionale al Teatro Mercadante di Napoli, nell’ambito del Campania Teatro Festival. 

Accanto a Marra, Laura Morante nel ruolo di Isabella, madre di Michele e Sandra (Eugenia Costantini). Completa il cast Sonia Palau, presenza che porta nel nucleo familiare il mondo esterno con esattezza: il lavoro, la clinica, le regole, tutto ciò che incrina l’equilibrio chiuso della casa.

Una domanda corre sotto il testo: una madre può amare troppo? Marra parte da questa domanda e la porta dentro una casa dove la cura non è mai soltanto dedizione, ma anche dipendenza, controllo, paura della perdita. In scena non c’è solo la disabilità di Michele, ma il sistema familiare che intorno a quella disabilità si è costruito: una madre che ha trasformato il figlio nella propria ragione di vita e nel proprio scudo, una figlia cresciuta invisibile ai margini di quell’amore assoluto – Io non sono mai stata speciale come Michele. Michele aveva bisogno di me. Tu no –  un fratello che tutti credono di proteggere e che invece sente, assorbe, comprende più di quanto gli altri siano disposti ad ammettere.

Marra costruisce un dramma che conosce i tempi della commedia. Le risate non alleggeriscono la disperazione, la rendono più accessibile e quindi più pericolosa. Si ride di una caffettiera preparata male, di una verità sbattuta in faccia al giornalaio antipatico, di una borsa comprata con i soldi nascosti, di gesti quotidiani che sembrano quasi farseschi. Un riso che sposta lo spettatore sempre un passo più avanti. 

La scrittura lavora su questa oscillazione. Michele non viene mai ridotto a simbolo, né trasformato in dispositivo sentimentale. È una presenza concreta, tenera, disturbante, comica e dolorosa insieme. E Marra si prende il rischio più esposto della scena interpretandolo con precisione fisica. Le mani contratte, la postura, la mimica facciale, le ripetizioni: tutto concorre a costruire un corpo scenico credibile, che evita l’imitazione e lavora sul gesto. 

Michele non è “il problema” della famiglia: è il luogo in cui gli altri proiettano paura, colpa, amore, stanchezza, bisogno di controllo. Isabella rifiuta persino la parola “malato”. Sandra è fuggita per cinque anni anche da quel rifiuto. Michele, nel mezzo, è spesso l’unico che dice le cose come stanno, con la logica implacabile di chi non ha imparato a mentire per cortesia.

Isabella, la madre, è una figura costruita su una contraddizione feroce: ama Michele fino a cancellare tutto il resto. Lo protegge, ma lo trattiene. Laura Morante attraversa il personaggio con un registro immediatamente riconoscibile: nervoso, trattenuto, sempre in bilico tra controllo e cedimento. È efficace nei momenti di frizione emotiva, meno sorprendente quando Isabella avrebbe bisogno di perdere davvero il controllo della propria grammatica. In un ruolo così fisico, domestico, quasi carnale, il rischio è che il personaggio resti a tratti dentro una partitura espressiva già nota, più che rompersi fino in fondo sulla scena.

Sandra è la figlia rimasta fuori dal cerchio – Mi sentivo in colpa perché sottraevo un po’ della tua attenzione a Michele -. Non odia Michele: odia il posto che Michele ha occupato nella vita della madre. È cresciuta imparando a non chiedere, a non disturbare, a non essere un peso. Il suo trauma è laterale, ma non minore: quello di fratelli e sorelle di persone con disabilità o bisogni complessi, percepiti come autonomi, forti, capaci di cavarsela. A tal punto da diventare quasi trasparenti agli occhi della famiglia. Sandra è questo: una figlia visibile solo quando rompe il silenzio e trasforma la sua ferita in decisione.

Il ruolo è impegnativo: Sandra deve sostenere rabbia, colpa, lucidità e bisogno di riconoscimento senza scivolare nel risentimento puro. Il personaggio, però, appare più dichiarato che attraversato.

La pioggia che irrompe in scena segna lo snodo dello spettacolo. Non lava, non consola: accompagna il momento in cui Sandra trasforma il proprio dolore in decisione. Il suo è un gesto insieme crudele, comprensibile e disperato: non nasce solo dal rifiuto del fratello, ma dall’impossibilità di continuare a vivere dentro un sistema familiare in cui la cura è diventata prigione. Da lì Insieme smette di essere soltanto il racconto di una famiglia ferita e diventa una riflessione più aspra sul confine tra protezione e possesso, tra responsabilità e rottura.

La forza del testo è evidente, anche là dove il finale sembra ancora cercare la sua forma definitiva. Dopo aver costruito con grande precisione il nodo tra amore, dipendenza e colpa, la drammaturgia sembra esitare tra la tentazione di una ricomposizione familiare e la verità che è emersa – Papà oggi non viene… Perché papà non c’è più, Michele. Perché ha lasciato questo mondo. Non può più tornare. (…) E ora non aspettiamo più nessuno. Ci possiamo mangiare una torta, no?

Resta la qualità di un testo capace di affrontare la disabilità senza trasformarla in argomento edificante. Nel foyer il pubblico si divideva tra Isabella e Sandra, cercando innocenti e colpevoli. Ma la domanda che resta aperta riguarda tutti, non solo chi convive con la disabilità: fino a che punto proteggere qualcuno significa amarlo e quando, invece, significa non lasciarlo vivere?

Insieme
Scritto e diretto da Fabio Marra
Con Laura Morante, Eugenia Costantini, Fabio Marra, Sonia Palau
Musiche Claudio Del Vecchio
Scene Luigi Ferrigno
Costumi Annamaria Morelli
Disegno luci Luigi Della Monica
Video design Stefano Di Buduo
Produzione Ente Teatro Cronaca, MAT & Scène Productions
Teatro Mercadante, Napoli — 28 giugno 2026

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