Tre giorni per raccontare l’Italia attraverso uno dei suoi simboli gastronomici più identitari. Dal 22 al 24 maggio Porchettiamo approda per la prima volta nel centro storico di Todi e trasforma la città umbra in un laboratorio diffuso di cultura gastronomica, spettacolo e tradizione popolare.
Non soltanto una festa del cibo, ma un manifesto culturale che da sedici edizioni prova a sottrarre la porchetta alla dimensione folkloristica per restituirle il peso simbolico che ha nella storia alimentare italiana: rito conviviale, sapere artigianale, memoria collettiva.
L’edizione 2026 segna un cambio di scala e di linguaggio. Dopo anni di crescita, il festival conquista infatti uno dei centri storici più suggestivi dell’Umbria e costruisce un percorso urbano che intreccia degustazioni, musica, incontri, vino, street food e itinerari culturali. Una scelta che sposta il baricentro dell’evento: non più soltanto celebrazione gastronomica, ma racconto contemporaneo delle identità territoriali italiane.
Il cuore della manifestazione sarà la tradizionale Piazza delle Porchette, allestita in Piazza del Popolo, dove arriveranno mastri porchettai provenienti da diverse regioni italiane — dall’Umbria al Lazio, dalle Marche alla Toscana, fino a Sicilia e Calabria — ciascuno con la propria interpretazione di una preparazione che cambia da territorio a territorio pur mantenendo intatta la sua natura popolare.
Attorno alla porchetta si costruirà un vero atlante gastronomico del Paese. Ci saranno il panino gourmet “In Punta di Porchetta”, l’area gluten free, la Birroteca artigianale e una nuova enoteca con trenta cantine umbre ospitata sotto i Voltoni di Piazza del Popolo. Un progetto curato dalle associazioni Strada dei Vini del Cantico e Todi Terre di Vino per raccontare il rapporto profondo tra vino, paesaggio agricolo e cultura contadina.
La parte più contemporanea del festival prenderà forma invece al Parco della Rocca Beverly Pepper con “Porchettiamo & Friends”: street food regionale, cocktail, dj set, musica dal vivo e attività per famiglie in uno spazio pensato per intercettare un pubblico più giovane senza tradire l’identità artigianale della manifestazione.
Tra gli appuntamenti più attesi c’è lo show cooking “Porchetta Ramen” con Hirohiko Shoda, figura ormai centrale nella divulgazione della cucina giapponese in Italia. L’idea è quella di far dialogare due tradizioni apparentemente lontane attraverso il linguaggio universale del comfort food: brodo, carne, lentezza, tecnica.
Il festival giocherà anche sul piano performativo e teatrale con la “Porkettaterapia”, degustazione-spettacolo costruita come esperienza immersiva attorno al racconto del panino perfetto, tra narrazione, assaggi guidati e ironia.
Accanto al cibo, però, ci sarà soprattutto il territorio. Trekking urbani, bike tour, visite guidate e percorsi dedicati alla storia della città — compreso quello sul processo alla strega Matteuccia — allargheranno il perimetro del festival oltre la tavola, trasformando l’esperienza gastronomica in strumento di scoperta culturale.
Non mancheranno degustazioni dedicate al Grechetto e ai grandi rossi umbri, incontri con i Giovani dell’Olio Dop Umbria e momenti di confronto tra produttori, cuochi e pubblico. La filiera corta diventa così linguaggio culturale e non semplice slogan promozionale.
Per gli organizzatori quella del 2026 è “l’edizione della crescita”: più espositori, più qualità, ma soprattutto maggiore consapevolezza del ruolo che il festival può avere nella valorizzazione delle tradizioni gastronomiche italiane senza cedere alla nostalgia o al turismo stereotipato.
Anche il Comune di Todi punta sul valore strategico della manifestazione come motore turistico e culturale. In un’Italia che riscopre sempre più il legame tra territorio e cibo, Porchettiamo prova infatti a fare qualcosa di diverso: non reinventare la tradizione, ma darle un linguaggio nuovo.
Perché la porchetta, qui, non è soltanto street food. È un pezzo d’Italia che continua a raccontarsi.