Cinema a 2,50 euro nel Lazio: pubblico in crescita, sistema fragile
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Cinema a 2,50 euro nel Lazio: pubblico in crescita, sistema fragile

Il +45% di spettatori al primo giorno di Lazio Terra di Cinema Days conferma che la sala può ancora attrarre pubblico. Ma il prezzo da solo non basta.

Lazio Terra di Cinema Days, il pubblico risponde: perché il cinema a 2,50 euro non basta a salvare le sale - di Alessia de Antoniis
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21 Aprile 2026 - 21.27


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di Alessia de Antoniis

Lunedì 13 aprile, primo giorno della seconda edizione di Lazio Terra di Cinema Days, le sale del Lazio registrano un +45% di affluenza rispetto ai livelli ordinari. In una settimana standard, in questo periodo dell’anno, le presenze si attestano tra le 65 e le 67mila unità: l’obiettivo dichiarato dall’ANEC Lazio era incrementarle almeno del 25-30%. Il dato del primo giorno ha suggerito che il traguardo sia stato raggiunto, e forse superato. Una leva mediatica, non una politica

L’iniziativa, promossa da Regione Lazio e Fondazione Roma Lazio Film Commission in collaborazione con ANEC Lazio, coinvolge 53 sale cinematografiche e 274 schermi distribuiti su tutto il territorio regionale, includendo non solo le grandi città ma anche centri più piccoli e aree periferiche. Il biglietto unico a 2,50 euro era valido per tutti i film in programmazione, con l’eccezione di Super Mario, per il quale Universal non ha aderito, degli eventi speciali e delle anteprime.

Paolo Orlando, presidente dell’Unione Editori e Distributori Cinematografici di Anica, incontrato alla conferenza di apertura, alla domanda se sia il prezzo o il valore percepito del film a tenere il pubblico lontano dalla sala, ha risposto: «Condivido la perplessità. Negli ultimi mesi il pubblico è tornato in sala da solo, quindi una spinta sul prezzo potrebbe anche non essere necessaria. Preferisco vedere questa iniziativa come una leva mediatica. Il biglietto costa 2,50 euro, ma grazie al supporto degli enti il costo reale per la sala sarà quello normale. Il rischio che il prezzo ridotto svaluti il film mi sembra contenuto: dura pochi giorni e riguarda solo queste giornate.».

Il presidente dell’unione distributori, in altre parole, dice che l’iniziativa funziona come operazione di comunicazione, non come strumento di riposizionamento strutturale del prezzo. E che il vero costo del biglietto – quello che rimane dopo la promozione – è e resta a circa 10 euro. Chi copre la differenza tra 2,50 e il prezzo ordinario? Luciano Crea, presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, risponde: «Noi abbiamo messo delle risorse di sostegno, che aiutano questa campagna promozionale; un sostegno economico che la Regione prevede come misura». Non dobbiamo chiamarlo un bonus? «No, assolutamente non è un bonus e rientra in una pianificazione annuale che sostiene e supporta economicamente questo tipo di iniziative».

La risposta non quantifica nulla. La campagna di comunicazione dell’iniziativa ha un costo di 76mila euro. Le risorse regionali complessivamente stanziate per il cinema nel 2026 ammontano, secondo quanto dichiarato da Crea all’ANSA, a 16 milioni e 700mila euro, 5 milioni in più rispetto al 2025. 

La sala come presidio. E dopo?

Alla fine della promozione la sala reggerà? Crea: «Ci aspettiamo che questo sia un supporto per chi vive nel comparto del cinema e, nello stesso tempo, contribuisca a una promozione sempre più diffusa delle sale, del grande schermo, perché, lo sappiamo tutti, è affascinante andare al cinema». E ancora, sul ruolo delle sale: «Sono dei presidi culturali che meritano di essere tutelati, supportati e che meritano la nostra massima attenzione».

Ma la domanda che la resta senza risposta è: cosa succede al presidio quando il biglietto torna a costare dodici euro?

E come si armonizzano gli aiuti alle sale con la pressione delle piattaforme che spingono per ridurre sempre più la finestra di distribuzione, cioè l’intervallo di tempo che separa l’uscita in sala dal passaggio sulle piattaforme streaming? Per Orlando «Noi abbiamo una finestra di 105 giorni», ha detto, precisando che non è così a ridosso come si tende a pensare. Ma ha anche aggiunto: «Se lei mi dice quanto è importante che questo intervallo tra il primo sfruttamento e quelli successivi rimanga, o magari possa anche essere incrementato, le dico che sono assolutamente d’accordo. I dati dimostrano che il primo passaggio in sala valorizza enormemente il prodotto, molto più del film che non ha questa finestra di protezione». Poi, con una cautela che dice molto sullo stato dei rapporti tra settore e Governo: «Avremo modo, con il Governo, di confrontarci anche su come tentare di mantenere questi equilibri, se non addirittura di migliorarli».

Il contesto 

La promozione si è tenuta in una settimana in cui il settore cinematografico italiano ha affrontato due situazioni. La prima: il Fondo Cinema 2026 non era ancora stato pubblicato – è stato pubblicato il 16 aprile – , lasciando le imprese del settore a pianificare le proprie attività senza alcuna certezza sulle risorse disponibili. La seconda: la graduatoria dei contributi selettivi MiC 2025, pubblicata il 3 aprile, ha assegnato 1,05 milioni di euro al biopic su Gigi D’Alessio, escludendo il documentario su Giulio Regeni, già uscito in sala e già premiato con il Nastro della Legalità 2026,  perché ritenuto privo di sufficiente “interesse culturale”. 

Nel frattempo, il tax credit per le produzioni straniere che si girano in Italia è schizzato dai 42 milioni del 2025 ai 100 milioni previsti per il 2026, mentre i fondi per scrittura, sviluppo e produzione dei progetti audiovisivi italiani di particolare qualità artistica vengono ridotti. Il Coordinamento Autori Autrici, che riunisce 100autori, ANAC, WGI e altre sigle, ha sintetizzato la situazione in una formula: «Così si uccide il nostro cinema».

Orlando, alla domanda diretta su cosa chiederebbero a un governo che ha rimesso mano ai finanziamenti aumentando le risorse laddove fa gioco ai grandi player, ha scelto la strada della diplomazia istituzionale: «Nella mia esperienza di questi mesi, mi sono insediato a dicembre del 25, ho trovato l’interlocutore politico molto attento e molto sensibile a raccogliere quelle che sono le nostre preoccupazioni. Siamo molto fiduciosi che tutto arriverà a un giusto equilibrio che tenga conto delle esigenze di tutti».

Cosa resta

Il +45% del primo giorno è un dato ottimo. Che il pubblico risponda a un biglietto a 2,50 euro è comprensibile. Ma una domanda resta: se quella risposta dipende dal prezzo, cosa dice sul prezzo ordinario? E se dipende invece dalla voglia di sala, perché è necessario il sussidio?

Crea ha detto che le sale «meritano la nostra massima attenzione». Orlando ha detto che la promozione «deve essere vista semplicemente come una leva mediatica». Tra la retorica del presidio culturale e la franchezza del distributore, c’è tutto lo spazio di una politica per il cinema che ancora non esiste.

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