“Giulio Regeni - Tutto il male del mondo”: lo scandalo del documentario non finanziato che torna al cinema
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“Giulio Regeni - Tutto il male del mondo”: lo scandalo del documentario non finanziato che torna al cinema

Una risposta concreta a quello che è diventato un caso politico. La controversia non riguarda più solo un finanziamento negato, ma il modo in cui si decide cosa merita di essere raccontato.

“Giulio Regeni - Tutto il male del mondo”: lo scandalo del documentario non finanziato che torna al cinema
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9 Aprile 2026 - 21.54 Culture


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di Luisa Marini

Dopo la notizia del mancato finanziamento al documentario sulla storia di Giulio Regeni da parte della Commissione ministeriale che decide i contributi “alla produzione di film di particolare qualità artistica e identità italiana”, diffusa inizialmente da un articolo del Fatto Quotidiano, in poche ore è montata l’indignazione generale, che ha spinto molte personalità a biasimare l’accaduto. Tra queste, Tomaso Montanari ha espresso una durissima critica sui social, definendo la scelta come politica e non artistica (il film è già stato premiato con il Nastro d’Argento per la Legalità e ha ricevuto ampi consensi di critica), un segnale inquietante del clima culturale e politico attuale di attacco alla libertà di stampa e di ricerca.

Il caso si è fatto dunque politico, tanto che martedì scorso, nel primo giorno utile dopo aver appreso dell’esclusione dai fondi, si sono dimessi il critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti e il consulente editoriale Massimo Galimberti, membri di altre commissioni che assegnano contributi selettivi (rispettivamente per le sceneggiature e le opere prime e di giovani autori). Galimberti ha dichiarato in una intervista a Repubblica che questo è stato il “culmine di un disagio” che sentiva da tempo.

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Durante il question time a Montecitorio, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha precisato che le commissioni di valutazione sono indipendenti, ma si è detto anche contrario alla scelta: “Non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire”. Anche Federico Mollicone (Fdi), presidente della commissione Cultura della Camera, ha dichiarato che il documentario “meritava di essere finanziato per il tema” e che “politicizzare la questione non fa che avvelenare il clima sul cinema, sul quale stiamo facendo una legge di riforma che delega il Governo al riordino delle norme su cinema e audiovisivo, senza bloccare il tax credit“.

Ma la polemica si inserisce proprio nel malcontento generale del mondo del cinema relativo alla riforma del tax credit, che di fatto da tempo ha penalizzato le piccole produzioni dando il colpo di grazia a un settore da molto tempo in forte crisi.

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I produttori hanno dunque deciso per una nuova distribuzione del docufilm, che, uscito due mesi fa, torna ora in più di 60 sale in tutta Italia, come risposta alla decisione del Ministero della Cultura di escludere l’opera dai finanziamenti.

“Ritornare in sala è la risposta migliore a chi vuole a tutti i costi che questo documentario sia una battaglia di una sola parte – ha affermato Domenico Procacci di Fandango. I cinema sono luoghi democratici dove chiunque può capire, indignarsi e vedere con i propri occhi, aldilà del credo politico, quello che è successo e sta succedendo riguardo a una vicenda che continua a chiedere verità e giustizia”.

Da parte sua Mario Mazzarotto, produttore di Ganesh Produzioni insieme ad Agnese Ricchi, ha sottolineato che Il documentario è stato realizzato assumendoci direttamente un rischio produttivo significativo, insieme a una squadra di autori, collaboratori e professionisti che ha scelto di portare avanti il progetto anche in assenza di certezze, per l’importanza della storia raccontata. Sarebbe stato importante sentire una maggiore vicinanza anche da parte delle istituzioni verso un progetto come questo, perché la storia di Giulio riguarda tutti, non una parte. Per noi, però, la cosa più importante èche il film continui a essere visto e a generare riflessione”.

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Oltre alla nuova uscita nelle sale, l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni. A dieci anni dalla scomparsa, un’iniziativa per la libertà di ricerca”, presentata al Senato lo scorso 31 marzo, porterà il documentario in 76 università fra aprile e maggio. Inoltre, il 5 maggio il documentario verrà presentato al Parlamento Europeo a Bruxelles.

“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, regia di Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, è il primo documentario che ricostruisce chi era il ricercatore trovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016, dando conto della battaglia processuale sul sequestro attraverso le parole dei suoi genitori, che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi, e dell’Avvocata Alessandra Ballerini che li ha assistiti nella lunga battaglia legale. Nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, quattro agenti della National Security egiziana sono stati messi sotto processo.

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