L’Invisibile: la miniserie Rai1 sulla cattura di Messina Denaro
Top

L’Invisibile: la miniserie Rai1 sulla cattura di Messina Denaro

Gli ultimi 90 giorni dell’operazione che porta all’arresto di Matteo Messina Denaro. Con Lino Guanciale, Leo Gassmann, Noemi Brando, Levante e Ninni Bruschetta.

"L'INVISIBILE - La cattura di Matteo Messina Denaro" - il 3 e 4 febbraio, in prima serata su Rai1 - di Alessia de Antoniis
"L'INVISIBILE - La cattura di Matteo Messina Denaro" - il 3 e 4 febbraio, in prima serata su Rai1
Preroll

Alessia de Antoniis Modifica articolo

27 Gennaio 2026 - 23.28


ATF

di Alessia de Antoniis

Rai Fiction presenta L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro, una miniserie diretta da Michele Soavi e ideata da Pietro Valsecchi, prodotta da Camfilm in collaborazione con Rai Fiction. In prima visione su Rai1 martedì 3 e mercoledì 4 febbraio e disponibile in boxset su RaiPlay. La serie ricostruisce gli ultimi mesi dell’operazione che ha portato alla cattura del boss di Cosa Nostra, dopo trent’anni di latitanza.

Al centro del racconto c’è il colonnello Lucio Gambera (Lino Guanciale), a capo della squadra del ROS incaricata dell’operazione “Tramonto”, affiancato, tra gli altri, da Massimo De Lorenzo, Leo Gassmann, Paolo Briguglia, Levante, Noemi Brando e Ninni Bruschetta nel ruolo di Matteo Messina Denaro. La struttura narrativa si concentra su un tempo delimitato – gli ultimi novanta giorni – ma allarga lo sguardo su una lunga storia di indagini, attese, fallimenti e ossessioni, evitando il racconto mitologico del boss per restituire invece il punto di vista dello Stato e del lavoro investigativo.

Una storia di Stato, non una storia di mafia

«Vorrei dirlo con chiarezza: non è una serie di mafia, è una serie dal punto di vista dello Stato», chiarisce Pietro Valsecchi durante la conferenza stampa. «È il racconto di un lavoro investigativo durato anni, di un’intelligenza collettiva, di una capacità di stare dentro un territorio complesso senza retorica». La scelta di non personalizzare i protagonisti reali – a partire dal nome del colonnello – risponde alla stessa logica: «Non bisogna mai personalizzare l’ombra. Queste sono persone che lavorano nell’ombra e l’ombra non deve avere un volto unico» .

Valsecchi insiste su un punto: «La cattura dell’ultimo Padrino non è un colpo di scena, è il risultato di un lavoro istituzionale silenzioso, articolato, che incrocia memoria, giustizia e identità collettiva». E aggiunge: «Questa è una storia di fragilità, di resistenza, di compromessi e di coraggio. Raccontarla è un atto di responsabilità civile»

Gli “eroi dell’ombra” secondo Michele Soavi

Per Michele Soavi, L’Invisibile è prima di tutto un racconto sugli uomini e le donne che accettano di diventare invisibili per contrastare un altro invisibile. «Sono eroi dell’ombra, costretti a celare il proprio volto come i banditi, per poi tornare a casa facendo finta che sia tutto a posto, mentre la verità è un’altra», spiega il regista. «Vivono una doppia identità, si nascondono per poter cacciare. Il grado di pericolosità di questo lavoro è altissimo»

La Sicilia, lontana da ogni cartolina, diventa parte integrante del racconto: «Non è un luogo da stereotipo narrativo, ma un territorio vivo, contraddittorio, segnato e capace di ricordare». Anche le scelte produttive rispondono a una logica di cautela e rispetto: «Il territorio dove operava Matteo Messina Denaro era nel Trapanese ed era la location dove volevamo andare a girare. Purtroppo ci è stato fatto capire in modo molto elegante che era meglio non entrare in casa sua: abbiamo ripiegato sempre in Sicilia, sul territorio palermitano, dove avevamo più libertà di movimento e forse anche più sicurezza».

Lino Guanciale: la normalità come eccezione

Lino Guanciale definisce il colonnello Gambera come «una figura straordinaria proprio per la sua normalità». «È importante pensare che esistano persone così, uomini e donne che fanno questo lavoro ogni giorno, e che richiamano ognuno di noi a una responsabilità etica», afferma. «Non sono personaggi mitologici: sono persone che devono conciliare una missione assoluta con una vita privata che spesso si sgretola»

Il momento della cattura, racconta l’attore, è stato emotivamente centrale anche sul set: «Quando abbiamo girato quella scena, vedere i carabinieri commossi dietro le macchine da presa, che si riabbracciavano come il giorno vero dell’operazione, è stato qualcosa che ci ha ripagato di tutta la fatica»

Le due sfere: lavoro e vita privata

Uno dei fili conduttori della serie è il conflitto costante tra sfera professionale e sfera privata. «Queste persone vivono sempre tra due mondi», osserva Leo Gassmann parlando del suo personaggio Ram. «È molto difficile riuscire a far convivere la vita familiare e quella lavorativa in maniera serena». Un equilibrio fragile che attraversa tutti i personaggi, dai più giovani ai più esperti, fino alle famiglie coinvolte indirettamente nella lunga caccia al boss .

Levante, al suo esordio in una produzione di questo tipo, sottolinea il ruolo delle “figure laterali”: «La famiglia è coinvolta completamente. La latitanza non sequestra solo chi la insegue, ma anche chi gli sta accanto»

Un racconto civile per il servizio pubblico

«Avete raccontato gli ultimi novanta giorni della cattura: in un prodotto per il servizio pubblico siete riusciti a far emergere anche cosa c’è stato dietro quei trent’anni, perché ci sono voluti trent’anni per arrivare a questa vittoria dello Stato?»

«La serie è concentrata sugli ultimi novanta giorni, ma lascia emergere perché ci sono voluti trent’anni – risponde Valsecchi – Non c’erano segnali evidenti: il boss si muoveva attraverso una rete di protezioni quotidiane, apparentemente invisibili. Raccontiamo come potesse essere invisibile per lo Stato e allo stesso tempo visibile per molte persone intorno a lui. È l’ossessione investigativa, il lavoro paziente e continuo delle istituzioni, che alla fine porta alla cattura.»

L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro si inserisce nella tradizione della fiction civile del servizio pubblico, scegliendo di raccontare non il mito del criminale, ma il lavoro paziente e spesso imperfetto delle istituzioni. «Distruggere il mito è parte della missione», ribadisce più volte il cast. «Restituire la verità umana di chi lavora per la giustizia è il cuore di questo progetto» .

Native

Articoli correlati