Il lungo viaggio. Un film su Battiato a febbraio nelle sale cinematografiche e poi su Rai Uno
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Il lungo viaggio. Un film su Battiato a febbraio nelle sale cinematografiche e poi su Rai Uno

Un film che ne rilancia l’estro artistico con le parti principali ben interpretate. Alla presentazione all’Anteo di Milano presente la nipote Cristina, il fratello Michele, gli attori, il regista e la sceneggiatrice.

Il lungo viaggio. Un film su Battiato a febbraio nelle sale cinematografiche e poi su Rai Uno
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27 Gennaio 2026 - 20.20


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di Giordano Casiraghi 

Tre giorni di programmazione nelle sale cinematografiche, il 2-3 e 4 febbraio, per “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, il film prodotto da Francesca Chiappetta con Casta Diva. Successivamente verrà trasmesso da Rai Uno, probabilmente a marzo, dopo la buriana del Festival di Sanremo, il mese dell’81° compleanno dell’artista scomparso nel 2021. 

Il regista Renato De Maria, dopo la proiezione del film alla stampa, dice che quando gliel’hanno proposto ci ha pensato un attimo, perché Battiato è artista così multiforme che una certa titubanza viene naturale, ma poi ha prevalso la razionalità di mettersi in gioco. Non ci ha pensato invece l’attore Dario Aita, anche lui presente alla conferenza stampa,  che ha inviato alla produzione come provino una sua interpretazione di “Prospettiva Nevsky”, così convincente che ha azzerato ogni altro concorrente per il ruolo di protagonista. “Mi è arrivato un suono – spiega Aita – che mi ha sorretto nell’interpretazione dei vari brani presenti nel film. In proposito mi sono ricordato della risposta che aveva dato Battiato a chi gli aveva chiesto cosa resterà del suo transito terrestre. Un suono, fu la risposta”. 

Particolarmente riuscito il ruolo di Simona Malato nel ruolo della mamma, un rapporto affettivo e di essenza che ha molto aiutato Franco, specie nella permanenza a Milano negli anni Sessanta e Settanta. Poi sarà tempo di successi e mamma Grazia avrà modo di risollevarsi dai tanti sacrifici. Come quella volta che Battiato canta davanti al Papa nel 1989 e lei lo guarda da casa con delle amiche, ne avrà un mancamento per la commozione. 

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Perfetta la scena di gelosia di Giuni Russo mentre è a casa di Battiato con amici per guardare l’esibizione di Alice al Festival di Sanremo. Giuni aveva un suo carattere forte e potente, ma Battiato saprà valorizzarne le doti e gli regalerà un successo vincente come “Un’estate al mare”. Scena che Antonietta Sisini presente in sala, avrà suggerito alla sceneggiatrice. 

Monica Rametta, la sceneggiatrice, ha fatto tutto il lavoro di preparazione, indagando tra amici e collaboratori, leggendo libri in proposito. “Nessuno in particolare”, precisa. Il regista Renato De Maria avvisa che non è stato seguito  pedissequamente il percorso artistico e di vita di Battiato, ma quà e là appaiono concessioni alla fantasia, funzionali allo svolgimento del film. Come quando durante il militare avviene l’incontro con Juri Camisasca che gli fa sentire la sua canzone “Nomadi” e di rimando Battiato risponde con “Stranizza d’amuri”. Canzoni che saranno composte anni dopo. 

Molta parte ha la stretta relazione d’amicizia con Fleur Jaeggy, interpretata dalla brava Elena Radonicich che invia un messaggio video per la conferenza stampa. 

Battiato che arriva al successo e, come a ogni rockstar che si rispetti, dopo un concerto entra nel suo camerino una ragazza. Immaginazione, finzione o racconto di qualche collaboratore, ma l’episodio nulla aggiunge e nulla toglie all’insieme. 

Molta parte del film si collega all’adolescenza, al palo preso in pieno viso durante una partita di calcio, il padre che non vuole che si dedichi alla musica, l’organo da suonare in chiesa, i pantaloni del manifesto divano, i finti svenimenti per farsi riformare durante il militare. Poi viene Milano, la stazione Centrale dove va a prendere la mamma che viene dalla Sicilia e che poi starà con lui. La visione del manifesto gigante, quello del divano, e lui che se la prende a malo modo con Gianni Sassi che ne curava l’immagine, rompendo il sodalizio. Ma la foto, che non è stata fatta da Gianni Sassi, come invece si vede del film, risale a prima di “Fetus”, quando Battiato forma il gruppo Osage Tribe con i quali realizza il singolo che anticipa l’album. Con Sassi i rapporti resteranno di stima reciproca fin negli anni a seguire. 

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Totalmente diverso dall’originale è il personaggio di Angelo Carrara, il manager che portò Battiato al successo. Angelo, che in realtà non aveva i baffi, viene rappresentato come uno che va in escandescenze con Battiato e spesso è attorniato da “signorine” di bella presenza. Esigenze cinematografiche, perché Angelo non era così. 

C’è una parte per Antonio Ballista, presente alla proiezione e chiamato a concludere l’intero incontro milanese. “Quando ero con lui – ha raccontato Ballista – sentivo che mi trasmetteva una pace interiore, ogni volta ne ricavavo un arricchimento”. Ballista è il personaggio che Battiato, su invito di Fleur Jaeggy,  incontra a un concerto per pianoforte. Ballista che invita Battiato ad approfondire gli aspetti spirituali. Ma Battiato dice che deve recarsi in Tunisia per approfondire lo studio della lingua araba. In realtà era nell’aria come idea, ma Battiato non ci andrà preferendo continuare a comporre musica. Nascerà “L’era del cinghiale bianco”. Viene mostrato il libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, vengono mostrati i movimenti gurdjieffiani, gli stessi che Battiato ha praticato e la scena è girata proprio a Milano nel luogo frequentato dallo stesso artista. 

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Presenti alla proiezione Vittorio Cosma e Giuvazza Maggiore che hanno composto le musiche originali per il film, applaudita la curatrice della fotografia. Viene data parola a Bruno Tibaldi che è stato il discografico che ha stilato il contratto con l’artista che andò nel suo ufficio a Roma isnsieme a Angelo Carrara. 

Cristina Battiato, elegantissima, accompagnata dal marito e due figli, nonché dai genitori Michele e Graziella, ha ricordato come ogni volta che deve parlare di suo zio, nel riconoscere la sua grandezza di uomo e artista, si commuove. Per la Fondazione Battiato presente anche il manager Franz Cattini, quindi giornalisti vari, Stefano Senardi, altro discografico nonché amico di Battiato: “Ti dico che il film mi è piaciuto”, l’editor Mondadori che ha pubblicato con la Fondazione Battiato il libro “All’essenza”, Caterina Caselli, l’AD di Casta Diva Andrea De Micheli che ha preso parola. 

Un film che segue Battiato fino agli anni Ottanta, totalmente assente Sgalambro, come anche l’attività di Battiato come regista e autore di film e docu film. Film che si conclude con “La cura”, canzone riconosciuta come la sua vetta artistica. 

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