Fenice la rivolta dei musicisti al concerto di Capodanno contro la nomina di Venezi imposta dalla destra
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Fenice la rivolta dei musicisti al concerto di Capodanno contro la nomina di Venezi imposta dalla destra

La protesta dei musicisti non si limita alla questione del curriculum, ma richiama una più ampia opposizione all’ingerenza politica nella gestione culturale

Fenice la rivolta dei musicisti al concerto di Capodanno contro la nomina di Venezi imposta dalla destra
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2 Gennaio 2026 - 15.35


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Al Teatro La Fenice, il primo giorno del 2026 ha portato in scena molto più di un tradizionale Concerto di Capodanno. Mentre Rai Uno diffondeva arie celebri da “Nessun dorma” a “Casta Diva” e brindisi finali, una protesta silenziosa ma irriverente ha attraversato platea, palco e palchi, incarnata da una piccola spilla dorata con una chiave di violino intrecciata a un cuore, appuntata da orchestrali, coristi e anche da spettatori solidali.

Il simbolo, distribuito dagli stessi musicisti prima dell’inizio, rappresenta la ferma opposizione di orchestra e coro alla nomina di Beatrice Venezi come direttrice musicale stabile della Fenice, una decisione che le maestranze giudicano imposta dall’alto, dettata da ragioni politiche legate alla destra italiana più che da criteri artistici condivisi.

Gli orchestrali e i professori d’orchestra della Fenice hanno infatti più volte contestato il profilo professionale della direttrice designata, ritenendolo non all’altezza di un ruolo così prestigioso. In una lettera e in numerose prese di posizione pubbliche, i musicisti hanno sottolineato che Venezi non ha mai diretto un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice, e che il suo curriculum non si confronta con quello delle grandi bacchette che hanno guidato storicamente il teatro italiane e internazionali.

In particolare, nelle critiche si evidenzia che “Venezi non ha mai diretto nei principali teatri d’opera internazionali, né compare nei cartelloni dei più importanti festival del panorama musicale mondiale”, una lacuna per chi dovrebbe assumere la direzione artistica di uno dei templi del belcanto.

La protesta dei musicisti non si limita alla questione del curriculum, ma richiama una più ampia opposizione all’ingerenza politica nella gestione culturale: secondo critici e lavoratori della Fenice, la nomina di Venezi è stata decisa più per motivi di alleggerimento mediatico e vicinanza ai vertici della destra che per il merito artistico e la competenza tecnica. Quando il quotidiano argentino La Nación ha descritto l’incarico di direttrice ospite al prestigioso Teatro Colón di Buenos Aires come influenzato da pressioni dell’ambasciata italiana e dall’amicizia con la premier Giorgia Meloni, la vicenda è stata interpretata da molti come ulteriore conferma di una nomina sostenuta da legami politici piuttosto che da riconoscimenti strettamente professionali.

La spilla dorata al Concerto di Capodanno è dunque simbolo di un dissenso profondo: non una protesta di facciata, ma l’espressione pubblica di chi lavora ogni giorno con passione per la Fenice e teme che una scelta tecnicamente discutibile danneggi il prestigio internazionale del teatro e la dignità artistica degli orchestrali.

Sebbene l’esecuzione sia stata accolta da lunghi applausi e bis richiesti dal pubblico, sotto la cornice festiva è rimasto un clima di tensione istituzionale. Gli orchestrali chiedono dialogo, trasparenza e rispetto per le competenze artistiche, non decisioni calate dall’alto in nome di simpatie politiche.

In questa cornice, il Concerto di Capodanno 2026 non è solo un omaggio alla musica, ma una piattaforma di resistenza e di orgoglio professionale, un monito contro la mercificazione della cultura da parte di una destra politica che sembra guardare alle istituzioni artistiche non come spazi di eccellenza, ma come sedi di nomine che riflettono rapporti di potere.

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