A Palazzo Strozzi la mostra di Anselm Kiefer: “Niente di nuovo può essere fatto senza la nostra memoria”
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A Palazzo Strozzi la mostra di Anselm Kiefer: “Niente di nuovo può essere fatto senza la nostra memoria”

L'esposizione a Firenze fa riflettere sul grande artista contemporaneo in equilibrio tra sacro e profano, spiritualità e materialità. Un docufilm sull’artista, del regista Wim Wender, è propedeutico alla comprensione dei suoi lavori

A Palazzo Strozzi la mostra di Anselm Kiefer: “Niente di nuovo può essere fatto senza la nostra memoria”
L'enorme quadro di Kiefer "Angeli caduti" nel cortile del Palazzo Strozzi
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6 Giugno 2024 - 15.41 Culture


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di Marcello Cecconi

“Il passato è di fondamentale importanza, niente di nuovo può essere fatto senza la nostra memoria. Noi siamo il futuro a patto che possiamo rinunciarci, siamo ciò che di nuovo appare solo se non ci pensiamo troppo…Tutto ciò che vediamo è attraverso la memoria, attraverso gli occhi che vengono formati durante la nostra infanzia”.Così Anselm Kiefer definiva, a Marco Bassan su Airtribune, l’importanza del passato per immaginare e costruire il futuro.

A Firenze c’è l’occasione di osservare da vicino i riflessi di queste sue affermazioni nella mostra che accoglie il dialogo continuo tra memoria del passato e immaginazione del futuro del pittore, scultore e fotografo. L’esposizione «Anselm Kiefer. Angeli caduti» in corso da marzo e che insisterà fino al 21 luglio a Palazzo Strozzi, ci dà la possibilità di esplorare le complesse narrazioni della memoria attraverso il suo occhio penetrante.

Anselm Kiefer, tedesco che adesso vive nell’Île-de-France, a Croissy, è uno dei più importanti artisti contemporanei in equilibrio tra sacro e profano, tra spiritualità e materialità. Con i suoi enormi quadri trova nelle sterminate sale di Palazzo Strozzi un luogo ideale; non si era mai visto in passato il cortile di Palazzo Strozzi così arricchito come con il suo Engelssturz (Angeli caduti), un’opera di 7 metri per 8 che rimanda a dipinti rinascimentali.

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Il soggetto di questo dipinto è la cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso per mano dell’arcangelo Michele, vicenda descritta nell’Apocalisse che trova solitamente associazione alla lotta tra Bene e Male. Dal titolo dell’opera deriva quello di tutta la mostra, e, come dice Emanuela Zanon su Finestre sull’Arte, è “per molti aspetti paradigmatica della poetica dell’artista tedesco, la cui portata simbolica ed espressiva è indelebilmente inscritta nella materia e nelle sue trasformazioni alchemiche”.

Ecco come descrive il percorso della mostra all’interno del palazzo, Arturo Galansino su Il Giornale dell’Arte, nonché curatore della mostra stessa: “L’artista esplora la dualità tra l’essenza spirituale dell’anima e la sua incarnazione nella materia, sottolineando come gli «angeli caduti» attraversino il confine tra spiritualità e materialità. Le ali in Kiefer richiamano anche il mito di Icaro, che rappresenta il desiderio dell’uomo di andare oltre il proprio limite, la scelta di ignorare il pericolo sfidandolo. Sia in Lucifero sia in Icaro le ali rappresentano ribellione ed eroica sfida, ma ne mostrano anche le tragiche conseguenze. Nel caso di Lucifero le ali riflettono la sua natura angelica, il suo orgoglio e la sua caduta, mentre in Icaro simboleggiano l’ambizione umana e mettono in guardia dal pericolo dell’hybris”.

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Non a caso il fascino iconico dell’artista ha colpito l’immaginazione dell’altrettanto iconico regista Wim Wenders, tedesco come Kiefer e stesso anno di nascita, quel 1945 quando la Germania era segnata dalle rovine della guerra e dal senso di colpa del male assoluto del nazismo. Un’eredità emotiva e culturale che ha caratterizzato il discusso inizio di Kiefer artista negli anni Sessanta. La visione del docufilm Anselm-Il mormorio del tempo, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2023 e visibile dal 30 aprile nelle sale cinematografiche italiane, anche in versione 3D, è propedeutico per un migliore approccio al percorso della mostra a Palazzo Strozzi.

Il film si dipana intorno alla monumentalità dei luoghi e dell’arte che lì svolge Kiefer e che, spesso, riesce a spiazzarti. L’effetto è aumentato dall’immersione dentro al racconto grazie al 3D che Wim Wenders sceglie ancora una volta (l’aveva fatto nel 2011 con «Pina», dedicato alla coreografa Pina Bausch). Colpiscono le scene dove Kiefer, nella tenuta «La Ribaute» a Barjac (Avignone) quartier generale prima di trasferirsi nell’atelier di Croissy,  “pennella” con la fiamma ossidrica un quadro oppure sereno e fischiettante a cavallo della sua bicicletta passeggia negli enormi spazi di quei padiglioni sovrastato dalle sue opere accatastate ai lati.

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