"Dare la vita", Michela Murgia e il manuale per l’autodeterminazione da leggere
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"Dare la vita", Michela Murgia e il manuale per l’autodeterminazione da leggere

Il libro postumo, edito da Rizzoli, è uscito lo scorso 9 gennaio. Il volume risponde alla necessità di ridefinire il costrutto dei legami familiari e del ruolo della donna e della madre, necessario per edificare una società moderna, democratica e plurale.

"Dare la vita", Michela Murgia e il manuale per l’autodeterminazione da leggere
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Marialaura Baldino Modifica articolo

31 Gennaio 2024 - 19.26 Culture


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Michela Murgia continua a ‘’fare casino’’ con il suo libro postumo Dare la vita; cosa che non solo avrebbe soddisfatto il suo irrefrenabile gusto per il dibattito pubblico, ma l’avrebbe anche divertita.

Fa una doverosa premessa: tutto ciò che lei dice in questo libro, che é anche un po’ un manifesto, lo dice da madre queer. Una donna che è stata scelta come madre senza aver dato la vita, una figlia che ha scelto le sue madri e i suoi padri che non coincidono però con i suoi procreatori.

Una donna che ha capito, con non poche difficoltà’, quali fossero i suoi figli e le sue figlie d’anima, decidendo di non confinare sé stessa né tutta la sua famiglia queer in nessuna data definizione, scegliendo, giorno per giorno, l’identità che si desidera esprimere.

Ecco, quindi, perché leggere questo libro significa interrogare, mettere in discussione, discernere e anche abbandonare tutti quei concetti socioculturali che formano il nostro senso di ‘’normalità’’, al quale siamo tanto legati e che tanto ci fa sentire al sicuro.

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Cos’è naturale, cosa crediamo non lo sia? I figli si fanno solo o si scelgono anche? La famiglia è un vincolo di sangue o va ben oltre tutto questo?

Michela Murgia con questo libro ci ha fatto un regalo: la libertà di comprendere che il ruolo di donna, madre e figlia possiamo deciderlo noi, accantonando i costrutti della società che da sempre ci definiscono, e partendo dalle esperienze personali, esprimendo l’io di volta in volta che si desidera costruire un’autentica felicità relazionale, come lei stessa scrive.

È un libro radicale per alcuni aspetti, perché abolisce le appartenze forzate; allarga i confini della realtà quotidiana, dove le logiche patriarcali non tengono, dove gravidanza e maternità non sono sinonimi, dove i legami per scelta sono più naturali a volte dei legami di sangue. Dove l’essere madre non deve per forza comprendere il passaggio dallo ‘’stato interessante’’. Dalla gravidanza, per intenderci.

Nulla di nuovo, forse solo più elaborato, per chi avesse già letto Accabadora, Chirù, Ave Mary, God Save the Queer o Tre Ciotole.

È anche un libro politico perché tutto quello che riguarda il lavoro femminile, la gravidanza, la maternità è, prima ancora di essere un problema sociale, un problema economico. Perché lo stato interessante della gravidanza interessa tutti ma viene sussidiato poco, con scarso interessamento della politica e delle istituzioni statali.

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Lo è, un libro politico, perché ci fa capire quanto lacunosa sia ancora la legislatura italiana, che accetta la 194 solo quando l’interruzione di gravidanza è estremamente necessaria, perché non si hanno abbastanza sicurezze economiche, vietando la Gestazione per altri (e non maternità surrogata) perché sia mai che ognuno di noi determini come costruire la propria famiglia.

Secondo quali logiche questo sarebbe etico? Secondo quali principi?

Michela Murgia si scusa, perché questo libro avrebbe voluto scriverlo ampliando maggiormente alcuni ragionamenti, spiegando meglio molti concetti. Ma il tempo rimasto non le è bastato e se n’è andata prima di poterlo fare.

Ecco perché lascia al lettore un compito, quello di “fare casino”, di continuare a dibattere sui temi da lei affrontati, di darle torto quando sarà necessario, di coltivare il dubbio e spingersi ancora di più oltre i confini, molto di più di quanto lei sia riuscita a fare.

Scrive che non ha mai desiderato generare libri mansueti, compiacenti e accondiscendenti. Ci dona infatti un manuale stravolgente, pieno d’amore libero e incondizionato, dove i miti e le leggende sulla sacralità della famiglia tradizionale finiscono per lasciare spazio a individui liberi di scegliere ‘l’io’ da abitare.

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