'Perfetti sconosciuti' nel mirino della censura omofoba di Putin: parla Paolo Genovese
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'Perfetti sconosciuti' nel mirino della censura omofoba di Putin: parla Paolo Genovese

Nella Russia di Putin alcune associazioni tradizionaliste presentano esposti contro il film di Genovese, dove uno dei protagonisti è gay. In Russia c'è una legge che vieta la propaganda omosessuale

'Perfetti sconosciuti' nel mirino della censura omofoba di Putin: parla Paolo Genovese
Paolo Genovese sul set di Perfetti sconosciuti
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Marco Spagnoli Modifica articolo

3 Giugno 2023 - 19.18


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Oltre all’Ucraina, a Kiev e a tutto quanto ci viene mostrato con orrore della guerra da oltre un anno, il governo russo sta combattendo anche su altri fronti, commettendo atrocità differenti, certo, ma – in un certo senso – non certo meno gravi o non rilevanti.

Le autorità di Mosca hanno multato, infatti,  per la prima volta una piattaforma di streaming ai sensi della sua legge che proibisce la cosiddetta “propaganda Lgbt”, dice l’autorità federale di regolamentazione dei media. Il tribunale magistrato di San Pietroburgo ha sanzionato Trikolor Kino i TV per 1,2 milioni di rubli (circa 14.000 euro) durante un processo tenutosi martedì. Anche un manager della piattaforma di streaming implicato nella vicenda è stato multato di 200.000 rubli ($ 2.500).


Trikolor, che aveva più di 12 milioni di abbonati nel 2021, ha rifiutato di riferire quali contenuti siano stati giudicati una violazione della legge russa sulla “propaganda LGBT”, ma ha notato che è stato rimosso. Il cosiddetto “cane da guardia” dei media russo Roskomnadzor ha intentato 19 azioni legali contro tutte le principali piattaforme di streaming del paese. Roskomnadzor prende di mira principalmente le piattaforme rispetto alla commedia italiana del 2016 “Perfetti sconosciuti”, che presenta un personaggio che si dichiara gay interpretato da Giuseppe Battiston.

Il regista Paolo Genovese non si dice sorpreso da questa notizia. Anzi. ”Era già accaduto in Egitto con Netflix.” Ricorda l’autore che ha da poco completato la serie I Leoni di Sicilia tratto dal romanzo bestseller di Stefania Auci.  Lo scorso gennaio, infatti, Il remake del film del 2016 di Paolo Genovese ha debuttato su Netflix come primo titolo in lingua araba, ambientato in Libano.  La sua uscita ha scatenato diverse polemiche in Egitto per “presunta immoralità e lesione dei valori tradizionali”.

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Le discussioni sugli incontri sessuali e le ammissioni di relazioni extraconiugali hanno suscitato indignazione in Egitto. Il deputato e noto giornalista televisivo Mustafa Bakry ha affermato di aver protestato con il presidente del Parlamento egiziano contro i registi. Bakry ha quindi esortato le autorità del Paese a interrompere la cooperazione con Netflix “poiché questo non è il suo primo film che prende di mira i valori e le tradizioni delle società egiziane e arabe”. Il sito web di Al-Watan riferisce che l’avvocato egiziano Ayman Mahfouz ha confermato di aver intentato una causa contro i registi accusandoli di “promozione dell’omosessualità”. L’accusa si riferisce probabilmente all’inclusione di un personaggio gay nel film. Mahfouz ha affermato di aver anche inviato un monito legale al ministero della Cultura per impedire la proiezione del film in Egitto. E adesso si replica macabramente anche in Russia con Genovese che spiega: “Il tema delle libertà civili e delle non discriminazioni è stata sempre sollevata in alcuni dei territori dove Perfetti Sconosciuti è uscito o è stato oggetto di remake, ma nella maggior parte delle volte, fortunatamente, questa scelta è sempre stata apprezzata.“ osserva l’autore romano.

“Non sono meravigliato: e la questione non è tanto legata all’omosessualità, bensì fare mettere nei panni di una persona discriminata qualcuno che non lo è, per fargli capire non solo concettualmente, ma anche in pratica che cosa significa essere discriminati. In Perfetti sconosciuti, per un gioco, per una sera, uno dei protagonisti viene discriminato sulla sua pelle a causa dei suoi amici.” 

Cosa significa per lei avere dato vita ad un film in grado di smuovere le coscienze anche dopo la sua uscita? 

Sono contento perché una delle tante funzioni del cinema, del teatro e della musica sta proprio qui: nel fare riflettere e nel denunciare. Se un film che parte come una commedia riesce in questo sono ancora più contento, perché è proprio questa la grande funzione di questo genere: colpire l’attenzione dello spettatore chiedendo attenzione su determinati problemi come un cavallo di Troia. Nessuna commedia è una storia di propaganda, ma è sempre in grado di veicolare informazioni importanti. Se Perfetti Sconosciuti riesce a veicolare a 360 gradi un messaggio antidiscriminatorio perché parla un linguaggio semplice non posso che esserne felice. Dopodiché la censura di stato mi sembra una follia soprattutto dinanzi a temi antidiscriminatori e di tolleranza. 
   

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In questo senso crede che la commedia abbia fatto di più per i diritti civili del cinema d’autore?

No tutt’altro: credo che operino su piani e modalità diversi per colpire e sensibilizzare le coscienze. L’approccio popolare della commedia consente di arrivare a tutti e di risultare comprensibile soprattutto per coloro che hanno un atteggiamento di visione neutro e che non si aspettano qualcos’altro oltre al divertimento e al relax per due ore di film. Ed è così che in alcune commedie ci sono tematiche forti perché – è bene non dimenticarlo – spesso la commedia coincide con la voce del popolo. Ha una forza ed un impatto molto importanti in termini di profondità e ampiezza e al suo interno è possibile celare temi importanti. Non è un caso, infatti, che in alcuni territori come la Cina il film è uscito senza problemi. 

C’è qualche commedia italiana che ha avuto questo effetto su di lei?

Tantissime e mi dispiace citarne qualcuna, dimenticandone inevitabilmente, qualcun’altra: da Indagine su un cittadino a Detenuto in attesa di giudizio ad un autore come il Mario Monicelli di Un borghese piccolo piccolo…quanti sono i film che hanno denunciato e fatto riflettere…quanti ci hanno riflettere rimanendo nella cultura italiana come le commedie degli anni Settanta o Ottanta fino ad arrivare – tra gli altri – ad oggi a La Vita è bella dove Roberto Benigni in maniera leggiadra ha trattato la Shoah colpendoci con un pugno durissimo nello stomaco. La definizione alta della commedia è quella di avere più piani di lettura e di veicolare dei messaggi importanti all’interno della sua trama. 

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Lei si sente influenzato dal successo di Perfetti Sconosciuti nel suo approccio al cinema e alle serie che verranno?

Credo che sia inevitabile: ti rendi conto, in pratica che un film dovrebbe sempre potere smuovere qualcosa negli spettatori: Sia The Place che Il primo giorno della mia vita sono mossi dalla consapevolezza di volere dire qualcosa rispetto a temi come il giudicare gli altri o il suicidio. Per entrambi i film ho avuto riscontri interessanti, positivi, importanti. Parlare alle coscienze dei compiti di chi fa cinema, non è questo il nostro compito, ma deve avvenire attraverso il racconto e attraverso l’arte. Il filo rosso del mio lavoro è quello di dedicarmi a storie che mi appassionano e per questo i miei film sono diversi tra loro. Se una storia mi emoziona e mi appassiona, mi piace raccontarla a prescindere dal genere. 

In questo senso I Leoni di Sicilia perché l’attiravano?

Al di là della storia affascinante di una grande famiglia con le sue luci e le sue ombre, a me piace molto potere raccontare una terra importante come la Sicilia durante l’Ottocento in maniera positiva. Una storia epica che potrà ricevere l’attenzione di tutto il mondo. 

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