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Arriva "La voce del padrone" film documentario su Franco Battiato

Una nutrita serie di libri e due film documentano la grande storia artistica di uno degli artisti italiani più amati. Al cinema fino al 4 dicembre.

Arriva "La voce del padrone" film documentario su Franco Battiato
Franco Battiato

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12 Novembre 2022 - 23.10


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di Giordano Casiraghi

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Un altro film documentario su Franco Battiato dal titolo La voce del padrone è stato messo in circolazione nelle sale cinematografiche dal 28 novembre al 4 dicembre, come anticipo alle feste di Natale, quando al cinema si va più volentieri.

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A realizzarlo il regista Marco Spagnoli con la presenza costante di Stefano Senardi che accompagna ogni intervista agli artisti e giornalisti selezionati. C’è chi ha subito pensato all’ennesima celebrazione di un artista. Infatti, un film documento lo aveva già realizzato Angelo Bozzolini, visto su Rai Uno in prima serata il 18 maggio 2022, a ricordare l’artista a un anno esatto dalla scomparsa. I post si susseguono tra i fans dell’artista che animano decine di pagine facebook, ma, anche fuori dalle pagine dedicate, c’è chi fa osservare che forse sono troppe le attenzioni dedicate a Battiato con film e libri. Un post particolarmente critico ammoniva le case editrici chiedendo perché non si mettono d’accordo invece di far uscire una decina di libri tutti i uguali sullo stesso artista. In risposta un lettore faceva osservare che forse non sono tutti uguali.

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Chi scrive non dovrebbe parlare, perché ha scritto uno dei libri su Battiato chiamati in causa. In ogni caso ciascuno è libero di scrivere o girare documentari in relazione a quanto ha approfondito nel corso della comunque lunga carriera artistica del soggetto. 

Il regista Marco Spagnoli ha scelto di mettere in evidenza l’intervistatore oltreché l’intervistato, anche perché Senardi è stato senz’altro uno dei pochi fortunati che hanno frequentato con costanza casa Battiato, infatti appare in più fotografie, una a una tavolata insieme a numerosi amici comuni, una con lo stesso Franco e al fratello Michele Battiato. Senardi inizia la frequentazione dall’album L’imboscata quando convinse l’artista a passare dalla casa discografica Emi alla Polygram di cui era amministratore. La sequenza seguita da Senardi ricalca quella adottata per la serie «33 giri» su Sky Arte.

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All’uscita della visione per la stampa milanese c’era chi faceva osservare che mancava l’intervento di questo e quello, mentre qualche intervento poteva tranquillamente essere evitato. Ma è sempre così. Intanto uno mette insieme le persone che ci stanno e che ancora ci sono per raccontare episodi. È che nel lungo elenco degli interrogati difficile scorgere racconti che ancora non si conoscono, perché ne hanno parlato i libri magari, così quando arrivano i brevi documenti storici riguardanti le interviste a Battiato pare di respirare un’altra aria. È che purtroppo l’originale non c’è più e la differenza appare subito sostanziale appena appare un’immagine di Battiato che risponde a Gianni Minà o Vincenzo Mollica.

Proprio quello di Mollica, raggiunto via skype, risulta essere il ricordo più toccante. Fa una certa impressione rivedere Roberto Masotti, colui che più foto ha realizzato di Battiato, e che è mancato lo scorso aprile. Masotti che aveva seguito il periodo sperimentale di Battiato, quello iniziato con Fetus fino ai dischi di musica contemporanea. In una foto lo si vede durante la registrazione dell’album Juke Box insieme a Antonio Ballista, pianista che ha avuto una lunga frequentazione con Battiato: andavano anche sulle Dolomiti insieme. Già, ma Ballista non c’è nel filmato, e nemmeno si accenna al lavoro con Pio e Sgalambro, certo non loro ma qualcuno che li conosceva bene poteva dire qualcosa in merito alla lunga collaborazione. Forse sono le due persone più importanti come collaborazione, insieme a Francesco Messina che nel documentario spiega come si è arrivati alla copertina di La voce del padrone, e a Antonio Ballista che è stato al fianco di Battiato in La Messa Arcaica e nel concerto a Baghdad. Ci sono Juri Camisasca, Nanni Moretti, Giada Colagrande e il marito Willem Dafoe,

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Alice, Morgan che qualifica Battiato come il più importante artista del secolo, Caterina Caselli che racconta di quella prima volta di Battiato in televisione a «Diamoci del tu», insieme a Gaber. Sarebbe stato interessante sapere perché non aveva firmato l’accordo discografico quando Angelo Carrara gli propose L’era del cinghiale bianco. Poche le canzoni, probabilmente perché costano i diritti, ma più che un percorso cronologico, il film si muove esclusivamente sulle interviste, così mancano i riferimenti agli anni Settanta, così sorprendenti, e nemmeno si accenna al lavoro delle opere, da Genesi a Telesio. Essendo il titolo La voce del padrone non si poteva non sentire Donato Scolese, Filippo Destrieri, Alberto Radius e Claudio Pascoli che hanno lavorato al disco. Della generosità di Battiato si è sempre saputo e Radius ne è un testimone diretto per aver raccontato in tante occasioni di quella volta che, nel 1983, Battiato gli ha regalato cinquanta milioni. Ne aveva bisogno per comprare casa. Carmen Consoli, siciliana come lui, chiude il cerchio degli intervistati.

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