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Mass: a Theatre Piece for Singers, Players and Dancers: la musica di Leonard Bernstein alle Terme di Caracalla

Con la regia di Damiano Michieletto, lo spettacolo mette in scena temi di grande attualità e rappresenta una sfida per il Teatro dell’Opera di Roma, che ha scelto di inaugurare proprio con la sua esecuzione il cartellone d’estate, che si terrà venerdì 1 luglio alle 21:00

Mass: a Theatre Piece for Singers, Players and Dancers: la musica di Leonard Bernstein alle Terme di Caracalla
Leonard Bernstein

redazione

30 Giugno 2022 - 10.42 Culture


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di Claudia Daniele

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Nello spettacolare scenario offerto dalle Terme di Caracalla prende vita Mass: a Theatre Piece for Singers, Players and Dancers di Leonard Bernstein, direttore d’orchestra conosciuto soprattutto per la composizione del celebre musical West Side Story.

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L’opera, che fu commissionata al compositore americano da Jacqueline Kennedy in memoria del defunto marito e che andò in scena per la prima volta l’8 settembre 1971 presso il Kennedy Center di Washington D.C., rappresenta una grande sfida per il Teatro dell’Opera di Roma, il quale ha scelto di inaugurare proprio con la sua esecuzione il cartellone d’estate, che si terrà venerdì 1 luglio alle 21:00, con repliche il 3 e il 5 luglio, sempre allo stesso orario.

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A dirigere lo spettacolo sarà il regista veneziano Damiano Michieletto, che si esibirà per la prima volta alle Terme di Caracalla, considerata la sede storica della Fondazione musicale capitolina e che ritorna ad essere accessibile dopo il trasferimento di essa nel 2020 al Circo Massimo, a causa della pandemia.

La composizione musicale che Bernstein dedicò a Kennedy, eseguita nel clima di scalpore e scandalo che aleggiavano sulla figura del presidente Nixon, come esposto dallo stesso Michieletto, ha l’intento di rievocare, tramite la proiezione di un muro in cemento sul palco, le barriere di separazione del mondo.

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Questo diventa il simbolo di tutti i muri che sono stati costruiti nel mondo per dividere i popoli, ma vuole indicare anche i muri che portiamo dentro di noi, ovvero le paure e i pregiudizi che non ci permettono di comunicare. Non vuole essere una liturgia, ma l’unione di più elementi liturgici che provano a dare un senso ad una comunità che cerca Dio e non sa dove trovarlo. Il muro così divide quella che dovrebbe essere una prospettiva di condivisione, tuttavia dalle sue macerie, sembra intravedersi una flebile speranza.

Quello che viene messo in scena è un pezzo teatrale per cantanti, musicisti e ballerini ed è un’opera che sintetizza bene diversi linguaggi musicali, dal classico al jazz e rock, passando per lo stile polifonico, con influssi dal musical. Pertanto, questo spettacolo globale è reso possibile grazie alla collaborazione, in scena, di un elevato numero di artisti: un’orchestra composta da oltre cento elementi, una jazz band, un complesso di street singers, una marching-band, un cantante-attore, una compagnia di ballerini, un coro misto e un coro di voci bianche.

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Ad affiancare Michieletto nella realizzazione delle numerose e differenti parti di quest’opera ci sono quindi moltissime persone, tra cui il maestro venezuelano Diego Matheuz, che dirigerà l’orchestra e i cori. Si occuperà delle scene Paolo Fantin, dei costumi Carla Teti, delle luci Alessandro Carletti e dei video Filippo Rossi

Inoltre, l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma e il coro sono istruiti da Roberto Gabbiani e le coreografie, realizzate da Sasha Riva e Simone Repele, saranno eseguite dal corpo di ballo composto da ventuno performer italiani da musical selezionati su 80 audizioni e dagli allievi di “Fabbrica” Young Artist Program, tutti diretti da Eleonora Abbagnato.

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