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Da Sanremo ad oggi, la storia della comunità Lgbti+ esposta nell’Università di Siena

Le storie degli attivisti pionieri del movimento LGBTI+ italiano ripartono da Siena facendoci riflettere sul significato di essere sé stessi e sé stesse attraverso la mostra “Una comunità in mostra-Sanremo Pride 1972-2022”

Da Sanremo ad oggi, la storia della comunità Lgbti+ esposta nell’Università di Siena
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Redazione

5 Maggio 2022 - 11.29 Culture


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di Azzurra Arlotto

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Si tratta di una mostra itinerante che lo scorso mese ha visto realizzata la sua prima esposizione nella città di Sanremo, città che nel 1972 è stata protagonista della prima manifestazione per la lotta ai diritti della comunità LGBTI+ in Italia. La cosiddetta “Stonewall italiana” ebbe luogo il 5 Aprile del 1972, come protesta contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” organizzato dal Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica, che ancora oggi sostiene le terapie riparative o di conversione. Questo evento ha gettato le basi per la realizzazione di eventi, come il Pride, che vengono celebrati ogni anno in quasi tutte le città del Paese.

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Proprio in onore dei 50 anni da questa ricorrenza, attivisti come Claudio Tosi e Domenico Lazzaro hanno creato la mostra che prende il nome di “Una comunità in mostra-Sanremo Pride 1972-2022” che sarà esposta nel Rettorato dell’Università di Siena fino al 20 maggio. Il direttore generale dell’Ateneo senese Emanuele Fidora ha voluto sottolineare che “l’Università di Siena è orgogliosa e fiera di ospitare una mostra di questo tipo” mentre Sonia Boldrini, Presidentessa del Comitato Unico di Garanzia, ha aggiunto che “Con questa mostra vogliamo dire che ogni persona all’interno dell’Università di Siena deve sentirsi tranquilla di circolare, di fare ricerca e di fare didattica in piena sicurezza a prescindere dal proprio orientamento sessuale o identità di genere”.

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La mostra, attraverso sezioni tematiche diverse, racconta i tanti volti e le tante storie della comunità LGBTI+ e lo fa tramite foto, riviste e articoli dell’epoca, filmati e oggetti significativi. Alcuni di questi oggetti sono ad esempio le coperte dei malati di AIDS cucite insieme su cui sono esposti i nomi e le storie dei loro proprietari. La sezione legata all’HIV e all’AIDS è solo una delle tante che offre l’esposizione, è presente infatti anche una zona dedicata all’omocausto, risalente al periodo delle deportazioni nazi-fasciste, una dedicata invece alla militanza nei movimenti sociali di associazioni come l’Arcigay, una sezione mostra i cartelloni di protesta utilizzati quel 5 Aprile sia attraverso le foto originali che delle riproduzioni e ci sarebbe dovuta essere anche una sezione legata alla reclusione manicomiale, ma che per ragioni logistiche non è stato possibile portare a Siena.

Abbiamo voluto approfondire il tema parlando con i due curatori della mostra presenti all’inaugurazione del 4 maggio, Domenico Lazzaro e Claudio Tosi:

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Quali sono le differenze più significative tra i primi Pride e quelli di oggi? Sicuramente le persone che trovano coraggio per uscire allo scoperto, perché una volta era difficile dichiararsi gay o esserlo. Dopo la prima manifestazione nel 72 a Sanremo arrivarono i giornalisti incuriositi da quello che stava succedendo e soprattutto arrivò anche la polizia, questo oggi non succede più. Approfittiamo di questo tempo per celebrare persone che per noi sono state molto coraggiose, lo abbiamo visto anche durante il nostro percorso personale che uscire e marciare durante il Pride era visto come un atto di coraggio, oggi invece è una cosa completamente diversa, è considerato quasi più una festa.

Oggi esistono influencer e persone dello spettacolo che rappresentano un “porto sicuro” per la comunità LGBTI+, a quei tempi chi erano le figure di riferimento? Ci sono state tante persone, tanti momenti e occasioni di riflessione. C’è una persona che mi ha colpito quando abbiamo preparato la mostra ed è Gino Olivari: un uomo eterosessuale che ha deciso di battersi affinché fossero riconosciuti pari diritti per gli omosessuali arrivando ad essere uno dei relatori del congresso contro cui manifestavano i manifestanti LGBT nel 1972. Il suo percorso rappresentò un punto di svolta.

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Erano comunque altri tempi, un’altra epoca. Basti pensare che molte persone che hanno partecipato alla manifestazione di Sanremo nel 72 vengono scoperte solo adesso, eppure hanno avuto un ruolo fondamentale. È il caso di Mario Meli che all’epoca non aveva problemi a mostrarsi in pubblico con del rossetto o con le unghie smaltate e per molte persone è ancora una figura da scoprire.

Qualcuno ha mai provato ad ostacolare le manifestazioni della comunità LGBTI+ come il Pride? Le contestazioni ci possono essere però i nostri Pride in giro per l’Italia sono andati bene, a quello di Sanremo abbiamo avuto qualcuno che ha provato a dire qualcosa di opposto ed è subito stato invitato dalle forze dell’ordine ad allontanarsi.

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