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La regista afghana Sahraa Karimi da Venezia: "Il mondo ci ha traditi, salviamo gli artisti"

L'appello dell'artista: "So che avete visto Schindler's list quello che è accaduto il 15 agosto in Afghanistan è una cosa simile"

La regista Sahraa Karimi
La regista Sahraa Karimi

admin

4 Settembre 2021 - 18.01


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La dimostrazione che la cattiveria e la violenza non guarda certe volte in faccia nessuno: tutti, dai più benestanti ai comuni civili hanno dovuto difendersi dall’invasione talebana e decidere se lasciare il paese o continuare a vivere sotto una dittatura.

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“So che avete visto Schindler’s list quello che è accaduto il 15 agosto in Afghanistan è una cosa simile. Siamo dovuti scappare senza nemmeno prendere gli effetti personali. Avevamo fiducia nei nostri politici ma ci hanno tradito e anche il mondo ci ha tradito. Molti artisti sono fuggiti dall’Afghanistan, ma ci sono migliaia di talenti costretti a nascondersi”.

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Così la regista afghana Sahraa Karimi, prima presidente donna dell’Afghan Film Organisation che ha preso parte al parte al panel internazionale sull’Afghanistan e la situazione dei registi e degli artisti afghani. Karimi aveva lanciato un appello alla comunità internazionale il13 agosto chiedendo di non voltare le spalle al popolo afghano, poco prima dell’ingresso dei talebani a Kabul. Parte quindi dalla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia l’appello delle registe afghane per mantenere alta l’attenzione sull’Afghanistan, sull’arte e la creatività che rischiano di essere cancellata dal regime talebano.

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Karimi ha ringraziato il direttore del festival Alberto Barbera per averla invitata alla mostra del cinema e per avere organizzato il Panel “spero che altri festival segua questa iniziativa. Poco prima della caduta di Kabul – ha spiegato la regista- stavo producendo il secondo documentario per la prima volta un film afghano è stato presentato a Cannes. Inoltre stavamo finalizzando una policy per il cinema afghano per 9 registi afghani. Poi improvvisamente tutto questo si è fermato nel giro di poche ore. Gli archivi sono sotto controllo dei talebani e i registi indipendenti hanno visto svanire il proprio lavoro. So che avete visto Schindler’s list – ha proseguito- qualcosa del genere è successo a noi il 15 agosto. Le registe donne sono state brave a rappresentare l’Afghanistan eravamo stanche dei cliché e raccontare la nostra storia da una prospettiva diversa. Dobbiamo far accettare alle piattaforme la nostra narrativa sull’Afghanistan. Abbiamo incoraggiato le persone a raccontare le loro storie e non avere paura della telecamera. Non volevamo mostrare solo la miseria ma la bellezza”.

Karimi è poi tornata al 15 agosto: “Ho iniziato la mia giornata normalmente – ha detto ancora – dopo poche ore ho dovuto prendere la decisione più importante della mia vita restare o partire, mentre vedevo il mio Paese crollare. – In poche ore tutto si è fermato, improvvisamente tutto è stato distrutto. Non facevamo parte di un gioco politico, eravamo artisti. Noi avevamo fiducia nei nostri politici ma ci hanno traditi e anche il mondo ci ha tradito. Kabul è una città perduta, le menti più brillanti hanno lasciato il Paese. Alcune senza nessun effetto personale, pensate a un paese senza artisti. Siamo gli ambasciatori della nostra storia e della nostra identità con il nostro cinema e la nostra musica e adesso siamo senza casa. Siamo senza casa, senza un luogo in cui raccontare la nostra storia. Ho sempre pensato che Kabul non potesse cadere, ho scritto una lettera alla comunità cinematografica, i talebani sono crudeli come erano prima ma sono piu’ furbi perché utilizzano tecnologia della comunicazione. Ho pensato che il mondo dovesse sapere degli artisti che sanno cosa vuol dire vivere in una dittatura. Per questo chiediamo l’aiuto e l’appoggio di poter raccontare attraverso le vostre voci affinché non vi dimentichiate dell’Afghanistan.

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Ci sono migliaia di talenti che non sono riusciti a uscire, stanno nascosti e hanno cancellato il loro profili social. Dateci appoggio, non finanziario ma intellettuale, qualcosa che ci possa dare una speranza per sapere che non moriremo, noi meritiamo di vivere in pace e di realizzare i nostri sogni”.

A farle eco un’altra cineasta afghana: Sahraa Mani:”Come è possibile che dei terroristi internazionali possano travolgere una parte del mondo, oggi sono io e il mio popolo che abbiamo perso tutto, chissà se arriveranno anche nel resto del mondo. Come possiamo controllare il terrorismo internazionale.

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L’Afghanistan è uno dei paesi più corrotti, la debolezza del governo è stato un fatto determinante per quello che è accaduto.

Il mio film parla di una ragazza abusata dal padre, la sua famiglia le ha girato le spalle, volevo raccontare che una donna afghana per avere giustizia deve lottare per almeno dieci anni.

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Il film è stato molto criticato, ma le attiviste femministe mi hanno appoggiato. Ed è fondamentale parlarne. Unico modo per uscire da questa situazione è investire nella cultura’”.

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