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Alessandro Gassmann ricorda il padre: "Quando si arrabbiava faceva paura. Odiavo parlasse di sé in pubblico"

Il figlio d'arte: "Con mio figlio sono stato severo in modo metodico. Un giorno capii che non volevo fare l’attore".

Alessandro Gassmann
Alessandro Gassmann

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21 Agosto 2021 - 18.32


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Un padre a volte può essere una presenza imbarazzante e tutte le pressioni possono riflettersi su di te e la tua carriera.

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Alessandro Gassmann si racconta in una lunga intervista, presentando il suo nuovo film “Il silenzio grande”, con Massimiliano Gallo e Margherita Buy, che l’8 settembre porta come regista alle Giornate degli autori, sezione autonoma della Mostra di Venezia.

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Nel racconto c’è spazio per il ricordo di suo padre Vittorio:

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 “Sono molto presente. Intanto con Sabrina sto bene insieme e Leo ha potuto avere molte più sicurezze, mentre io ero un pacco che viaggiava da un padre a una madre. Papà era più spaventoso di me, quando si arrabbiava era terrorizzante, gli bastava lo sguardo silente. Io poi avevo risultati scolastici disastrosi… Con mio figlio sono stato severo in modo metodico nel proibire il cellulare fino ai suoi 15 anni e il motorino fino a 16”.

Poi prosegue: “Papà mi fece fare il macchinista teatrale per due anni, inculcandomi il concetto di stanchezza fisica. Ho smesso di essere figlio il giorno in cui, in tournée, stette male”.

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E delle forti differenze fra di loro, nonostante i tanti punti in comune:

“Amava parlare di sé stesso in pubblico, io lo detestavo, ne avevo vergogna. Mi mise nelle mani di Enrico Lucherini, il press agent, che aveva un esercito di venti sarte e mi riconsegnò a papà che ero un’altra persona. Quel giorno capii che non volevo fare l’attore. Ero timidissimo”.

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