Gramsci e le donne: viaggio nell’universo femminile del filosofo e rivoluzionario italiano

Noemi Ghetti, a lungo docente di lettere nei licei, parla del suo saggio: "Chiunque legga i suoi scritti di Gramsci non può fare a meno di percepire il suo straordinario legame con le donne"

Noemi Ghetti

Noemi Ghetti

globalist 19 giugno 2021

di Orsola Severini

 

Per Gramsci è necessario elaborare la “formazione di una nuova personalità femminile”, partendo dal fatto che la donna deve trovare “un nuovo modo di concepire sé stessa”. 

Noemi Ghetti, a lungo docente di lettere nei licei e autrice del saggio Gramsci e le donne, edito da Donzelli Editore, è una studiosa del grande filosofo e rivoluzionario italiano. 

 In Gramsci nel cieco carcere degli eretici (2014, L’Asino d’oro) ha riportato alla luce la «nota dantesca» sul “Canto degli eretici” e in La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra politica e amori, 1922-1924 (2016, Donzelli Editore) è stata la prima ad approfondire e decifrare un prezioso documento a lungo trascurato, essenziale per comprendere la vita e il pensiero del comunista sardo.

Gramsci e le donne analizza lo sguardo di Gramsci sul femminile a tutto tondo: sia attraverso le figure chiave della sua travagliata vita, con le quali instaura un rapporto profondo e privilegiato; sia attraverso il suo pensiero, innovativo e sorprendentemente moderno, “la quistione femminile”. Il libro ha meritato l'importante premio Fiuggi Storia 2020 per le biografie.

Abbiamo intervistato l’autrice.

Questo non è il suo primo studio su Gramsci. Com’è nata l’idea di concentrarsi sul rapporto tra Gramsci e le donne, sia da una prospettiva personale che del suo pensiero politico e filosofico?

Chiunque legga gli scritti di Gramsci non può fare a meno di percepire il suo straordinario legame con le donne, basti pensare che la maggior parte dele Lettere dal carcere, sono indirizzate a donne: in primis alla cognata Tatiana Schucht, ma anche la moglie Giulia, la madre Peppina e la sorella Teresina e di come si interessi agli studi della nipote Edmea.

 

Una costellazione di figure femminili con le quali Gramsci instaura un rapporto profondo e paritetico. Inoltre, dal punto di vista filosofico e politico, il pensiero di Gramsci nei confronti delle donne è straordinariamente moderno e innovativo. Così Donzelli, il mio editore, mi ha chiesto di dedicare uno studio a questo aspetto della vita e del pensiero di Gramsci.

Partiamo dal rapporto con la madre. È una figura per lui fondamentale “forza benefica e piena di tenerezza”, come la definisce in una delle lettere dal carcere, ma allo stesso tempo lui taglia molto presto il cordone ombelicale, che idea si è fatta del loro rapporto?

Sì, Peppina Gramsci è una donna straordinaria, il marito finisce in carcere per peculato e lei, da un giorno all’altro, deve iniziare a lavorare per mantenere i sette figli. Una donna forte, istruita e indipendente. Il figlio Antonio la ammira molto e possiamo dire che ha con lei un rapporto molto sano, pieno di stima e affetto, ma senza alcuna traccia di legami malsani. Molto presto lascia la casa materna e il paesino di Ghilarza, nell’entroterra sardo, per proseguire gli studi liceali a Cagliari, poi vince una borsa di studio all’università di Torino.

 

Sono certa che il suo rapporto con le donne è positivamente influenzato da questo straordinario esempio materno.

Arrivato a Torino, città in fermento per le grandi battaglie sociali, incontra i compagni di lotta, molti dei quali diventeranno importanti dirigenti del Partito comunista e figure chiave dell’antifascismo. Tuttavia, Gramsci appare il solo a considerare l’affermazione dei diritti delle donne come una priorità, necessaria al rinnovamento sociale. È così?

Sì, Gramsci è il promotore del primo convengo delle donne comuniste del 1922, che affida a Camilla Ravera. Sempre alla Ravera offre anche un importante spazio editoriale su L’Ordine Nuovo e crea il quindicinale Compagna. Pensiamo che invece Amedeo Bordiga è contrario alle manifestazioni in occasione della prima Giornata della donna nel 1922 e che, con l’avvento del fascismo, Ruggiero Grieco dichiara che i diritti delle donne non sono una priorità del Partito Comunista. Addirittura, nel dopoguerra, in occasione della prima commemorazione pubblica di Gramsci, Togliatti stesso indica come modello femminile Maria Goretti, figura molto lontana dalle idee gramsciane.

 

Quindi sì, Antonio Gramsci è sicuramente l’unico dirigente politico maschio ad avere veramente a cuore i diritti delle donne e a considerarli una priorità.

Nel suo libro colpiscono le testimonianze di Rita Montagnana e di Teresa Noce sul comportamento di Gramsci nei loro confronti…

Rita Montagnana racconta che dopo la nascita del figlio avuto con Togliatti, i compagni e Togliatti stesso la trattavano diversamente, come una “donna di casa”, e non la coinvolgevano più nelle discussioni politiche. Quando Gramsci andava a casa loro, invece, era l’unico a passare lunghi momenti in cucina con lei per aggiornarla sulla vita del partito. Sia lei che un’altra importante figura femminile comunista, Teresa Noce, raccontano come Gramsci le aiutasse in cucina, sparecchiando e asciugando i piatti con loro dopo cena.

 

Credo che questo suo comportamento fosse istintivo, Gramsci era una persona estremamente empatica, per lui era un fatto naturale. Il suo pensiero politico sulle donne è frutto di questa connessione innata e non viceversa. 

Veniamo appunto alla “quistione femminile”, elaborata da Antonio Gramsci nel Quaderni del Carcere...

Benché si riagganci in parte al pensiero marxista e leninista, la sua visione del femminile li supera di molto, Gramsci parla infatti della “formazione di una nuova personalità femminile”. Per lui tutto parte dal fatto che la donna deve trovare “un nuovo modo di concepire sé stessa”.

Quindi è innanzitutto la donna che deve guardare sé stessa con uno sguardo nuovo, prima ancora del suo rapporto nei confronti degli uomini, dei figli e della società in generale. Mi sembra un pensiero straordinariamente attuale, forte rivoluzionario.

Credo che Gramsci abbia da sempre avuto questa intuizione, che si può percepire già in una recensione della pièce teatrale di Casa di Bambola datata 22 marzo 1917. Nella parte finale dell’opera, la protagonista abbandona casa con marito e figli sotto alla reazione costernata degli spettatori. Gramsci nella recensione condanna questa reazione o offre già la sua visione della rivoluzione sociale che dovrà essere intrapresa.

Negli anni ’20 Gramsci si reca in Unione Sovietica dove conosce le sorelle Schucht, che avevano vissuto a lungo in Italia. 

In un sanatorio dove era ricoverato, Gramsci conosce prima Eugenia con la quale instaura una complicata relazione. La donna soffre di gravi disturbi, tra cui l’anoressia, e Gramsci cerca di aiutarla in tutti modi. Poi però conosce la sorella minore Giulia di cui si innamora follemente, è lei la madre dei suoi due figli, anche se la gelosia di Eugenia getterà per sempre un’ombra sul loro rapporto.

Di ritorno a Roma, incontrerà infine Tatiana (anche detta Tania) la terza e maggiore delle sorelle Schucht, con la quale instaura una relazione ricca e complessa, è lei ad assisterlo durante tutto il periodo del carcere, diventando il suo unico contatto con il mondo esterno.

Possiamo dire che in tutte le sue relazioni sentimentali, Gramsci instaura un rapporto alla pari, con tutte condivide l’amore per la scrittura e per la lotta politica e con tutte esiste una collaborazione professionale e ideologica. Pensiamo anche a Pia Carena, primo amore e collega di redazione negli anni torinesi. 

Questo aspetto si ritrova anche nel rapporto con Giulia, insieme si erano proposti di tradurre in italiano Stella Rossa di Aleksandr Bogdanov e il loro amore nasce proprio in quell’occasione.

Quando Gramsci viene arrestato nel 1926, Giulia si trova a Mosca e i due non rivedranno mai più. I loro scambi epistolari nei lunghi anni della detenzione carceraria testimoniano un corto circuito comunicativo, anche perché Giulia è spesso malata, ha in carico l’educazione dei bambini ed è succube dei comportamenti morbosi di Eugenia. 

Il rapporto con Tatiana sembra essere molto profondo benché i due non avessero una relazione, è lei ad aiutarlo con sorprendente dedizione nel periodo carcerario fino alla morte nel 1937. Cosa sappiano di questo legame?

È Tatiana a fare da tramite tra Antonio e Giulia e a prendersi cura di lui. Diventa la sua interlocutrice di elezione (la maggior parte delle lettere dal carcere solo indirizzate a lei) e anche qui possiamo notare che Gramsci non instaura con lei un rapporto di tipo assistenzialista legato alla necessità, ma si percepisce un grande rispetto reciproco, non privo di litigi e tensioni ma anche di grandi manifestazioni di affetto.

Tatiana è anche la depositaria dell’eredità di Gramsci: è lei a mettere in salvo i Quaderni, portandoli a Mosca, nonostante abbia subito censure politiche da parte dei dirigenti comunisti italiani che l’hanno a lungo relegata a un ruolo minore. Ed è anche lei a depositare le ceneri di Gramsci al cimitero acattolico di Roma.