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I funerali dell'anarchico Pinelli: l'opera di Baj senza dimora

Il 15 dicembre del 1969, sulle ali della follia investigativa dopo la strage fascista e di Stato di Piazza Fontana, l'anarchico Giuseppe Pinelli volò giù dalla finestra della questura di Milano...

L'opera dimenticata di Enrico Baj

globalist

15 Dicembre 2016


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di Francesca Zappa

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Oggi è il 15 dicembre. In questo giorno del 1969, pochi giorni dopo una strage neofascista con profondi implicazioni di Stato, moriva cadendo dalla finestra della questura di Milano l’anarchico Giuseppe Pinelli, partigiano e ferroviere italiano, animatore del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Una morte che le inchieste hanno archiviato come accidentale: un malore. Una morte che ancora rappresenta uno dei momenti più oscuri dell’Italia dei misteri.

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Franco Fortini raccontò i funerali di Pinelli, che si svolsero il 20 dicembre 1969 al cimitero di Musocco: “Il gelo del cimitero, la pietà dei canti stonati, delle bandiere sulla fossa ingiusta, la sera di noi gravati dal senso di un capitolo di storia che si chiude, di un triste futuro di persecuzione e di silenzi…” scrisse. Concludendo con questa sintesi: la paura è veloce, chissà che cosa ci porta il domani”. In questo clima Enrico Baj costruì l’opera “I funerali dell’anarchico Pinelli”: un’opera dalle dimensioni monumentali di 3 metri di altezza e 12 di lunghezza, con 18 figure ritagliate nel legno e unite in cordoglio con la tecnica del collage. Terminata nel 1972, racconta la storia di una moglie e due figlie che hanno perso un marito e un padre, sospettato ingiustamente di essere l’autore della strage di piazza Fontana. Disse Baj: “Mi si reclamava insomma una rappresentazione, e rappresentazione ho fatto, affinché testimonianza resti del fatto, di lui, delle violenze subite, del dolore di Licia, di Claudia e di Silvia”.

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Avrebbe dovuto essere esposta a Palazzo Reale, il 17 maggio 1972. Ma tutto saltò per l’uccisione del commissario Luigi Calabresi. Niente presentazione, niente esposizione. L’opera girò in Europa, ma riapparve a Milano solo nel 2003 a Brera. La storia dell’opera è questa: Baj la regalò a Licia, la vedova di Pinelli, che non sapeva dove tenerla, così l’artista riuscì a venderla alla Fondazione Giorgio Marconi donando il ricavato alla famiglia Pinelli. Dopo quarant’anni , nel 2012, l’opera è stata esposta finalmente a Palazzo Reale, nella sala delle Cariatidi, per iniziativa del sindaco Giuliano Pisapia.

Da allora l’opera aspetta di essere accolta definitivamente da Milano. La galleria Marconi, che è la proprietaria, la tiene in un deposito e sta aspettando che si trovi una soluzione. L’importante è non dimenticare. Non nascondere l’arte quando dichiara libertà e racconta una vicenda storica e umana che invece per quieto vivere e conformismo le istituzioni vogliono seppelline del dimenticatoio.

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