Milano Design Film Festival 2016: l’architettura guarda se stessa in video

Al via la IV edizione con oltre 60 film provenienti da tutto il mondo e incontri tenuti da esperti italiani e internazionali. [Mara Corradi]

Milano Design Film Festival 2016

Milano Design Film Festival 2016

globalist 3 ottobre 2016

di Mara Corradi


Scriveva Bruno Zevi, grande critico, che quando la storia dell’architettura, anzicché sui libri, sarebbe stata insegnata al cinematografo, l’educazione spaziale sarebbe diventata alla portata di tutti. Questo forse il senso del Milano Design Film Festival che unisce un’arte popolare come il cinema all’architettura, allo scopo di appassionare ogni genere di uditorio.


Parte questa settimana la sua quarta edizione con un palinsesto di oltre 60 film provenienti da tutto il mondo e una serie di incontri tenuti da esperti italiani e internazionali. All’Anteo Spazio Cinema una programmazione di quattro giorni, dal 6 al 9 ottobre, che si apre con la proiezione di uno dei film più attesi dell’anno, REM, dedicato alla carriera dell’archistar e saggista Rem Koohlaas, curatore della Biennale d’Architettura di Venezia nel 2014 e progettista della Fondazione Prada a Milano, con uno sguardo privilegiato, quello del figlio Tomas.



Il rapporto tra l’uomo e l’architettura, tema centrale di tutte le edizioni del festival, è sviluppato quest’anno attraverso la tensione tra umanità e tutto, inteso come spazio da abitare, tra la persona, la sua identità e la relazione con l’altro nel nostro momento storico. The Destruction of memory (2016), di Tim Slade, ispirato dall’omonimo libro di Robert Bevan (“The Destruction of Memory: Architecture in War, Reaktion Books, 2006) si apre con la terribile scena della distruzione del sito archeologico di Palmira, in Siria, causata dal Daesh e riflette su uno dei mali della guerra, l’annientamento della cultura che porta alla morte dell’identità dei popoli. Imperdibile The Age of Kommunalki (2013), di Francesco Crivaro e Elena Alexandrova, offre un’inedita prospettiva su San Pietroburgo, sull’utopia della comunità e sulle trasformazioni sociali: città tra le più amate dai turisti per le sue preziose architetture sulle vie di rappresentanza, nasconde la realtà dei Kommunalki, grandi appartamenti in cui famiglie di diversa provenienza ed estrazione sociale condividono ambienti come la cucina, il bagno, il corridoio. La narrazione di un vissuto ai margini è ancora al centro del film I ricordi del fiume (2016) dei Fratelli De Serio girato al Platz, una baraccopoli che sorgeva nella periferia nord di Torino. Alla notizia dello smantellamento i registi entrarono con le telecamere per registrare i vissuti, raccontando così il fenomeno della crescita di queste “città” nascoste nelle città del benessere.


Numerosi i film che omaggiano personalità eminenti della storia del progetto, dai maestri italiani come Ettore Sottsass ai fratelli Campana, i designer che con i loro oggetti hanno riletto l’immaginario e la cultura del popolo brasiliano, da Jean Nouvel a Yohji Yamamoto, lo stilista giapponese ritratto nel suo rapporto con la città di Tokyo. Tra questi, due film affrontano il processo della metavisione, interpretando l’architettura e il design dal punto di vista dei fotografi che li hanno immortalati. Si tratta di John Gollings: Eye for Architecture (2009), di Sally Ingleton, che mostra come gli scatti del geniale fotografo australiano siano frutto della sua intransigente e a tratti scostante personalità e Drunk on Light (Ubriaco di luce, 2016) di Ester Pirotta e Emilio Tremolada, un lungo dialogo in cui Tom Vack racconta il suo percorso dagli USA all’Italia e l’impatto dirompente della sua fotografia nella Milano degli anni ottanta.



Se i pomeriggi del festival sono occupati dal ricco programma di proiezioni, le mattine sono dedicate agli approfondimenti sul tema. Sette i panel discussion organizzati, incontri gratuiti, aperti a tutti e dedicati al tema del video come strumento di riflessione sul reale. Di particolare interesse il talk “Design throught Video. Tendenze, creatività, media” con relatori di spicco, tra cui Francesco Morace, Presidente del Future Concept Lab e di Keiichi Matsuda, videomaker celebre per le sue sperimentazioni sulla realtà aumentata.


Prevale tuttavia in questo festival un desiderio di allontanamento dalla visione per addetti ai lavori. Vince lo sguardo emotivo e psicologico, uno sguardo dal basso si potrebbe dire, come quello inconfondibile di Ila Bêka e Louise Lemoine, gli autori di Koolhaas houselife (2008), che descriveva l’abitazione a Bordeaux, progettata da quel Rem Koolhaas di cui parlavamo prima, secondo l’insolito sguardo della sua governante. Quest’anno i due registi presentano Voyage autour de la Lune (2016), che racconta la recente riqualificazione delle rive della Garonne a Bordeaux (un tempo chiamate “Moor harbour”) attraverso le storie della gente incontrata per caso, con uno taglio ironico e profondamente partecipe.


In conclusione un festival che esce dalle problematiche di settore, facendo dell’architettura un argomento di sociologia, universale e trasversale, ed avvicinandola così all’interesse della gente, intesa non solo come oggetto della progettazione ma come soggetto che trasforma i luoghi.