Bert Theis, l'artista filosofo tra l'Isola e l'Utopia
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Bert Theis, l'artista filosofo tra l'Isola e l'Utopia

Per Bert Theis, artista, curatore, filosofo, l'arte non poteva che agire come strumento di cambiamento e rivoluzione. La storia con Isola art center, Pepe Verde. I ricordi di alcuni che hanno collaborato con lui.

Bert Theis e il murale di Isola Pepe Verde a Milano
Bert Theis e il murale di Isola Pepe Verde a Milano
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16 Settembre 2016 - 19.27


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Bert Theis se n’è andato mercoledì notte. Era a casa sua, in Lussemburgo, con Mariette Schiltz, la compagna di sempre. Ci ha lasciato dopo una malattia lunga e faticosa che lui ha fronteggiato con determinazione e col sorriso. Artista filosofo, curatore, pensava l’arte come strumento sovversivo, come capacità umana relazionale, profondamente legata alle realtà in cui agire. Ha legato la storia degli ultimi 15 anni a Isola art center e alle azioni nel quartiere, al fianco dei cittadini, con le scuole, gli attivisti, per combattere prima l’arrivo dei grattacieli di Porta Nuova, difendendo il bosco verticale finito poi sotto le ruspe e l’esperienza straordinaria della Stecca degli artigiani. Poi battendosi con gli artisti di tutto il mondo contro la gentrificazione di questo quartiere milanese.
Nel suo credo Isola art center operava come progetto ultralocale di valenza internazionale. Un numero enorme di artisti e curatori è cresciuto accanto a Bert, un personaggio carismatico, capace di invenzioni e visioni incredibilmente fertili. Un maestro.
Negli ultimi anni aveva dedicato un’attenzione particolare al volo. Fino a prendere il brevetto per volare. Maddalena Fragnito, artista milanese che ha lavorato anche con Bert, gli ha dedicato il tuffatore di Paestum, opera che aveva esaltato la fantasia di Theis. I suoi ultimi lavori sono stati dedicati all’Utopia. Una ricerca di due anni intorno all’idea dell’utopia concreta. A Milano era attivista dell’Isola Pepe Verde, giardino comunitario all’interno del quale operava anche Isola art center. E un progetto bello e forte di rapporto tra arte, lavoro e autogestione e in piedi con Ri-Maflow.
Matteo Lucchetti, curatore a Bruxelles, così lo ricorda: “Hai insegnato ad almeno un paio di nuove generazioni di artisti e curatori che si può pensare diversamente il proprio ruolo, che si comincia il proprio lavoro da quando si esce di casa la mattina e si leggono le dinamiche sociali e politiche che definiscono il quotidiano che viviamo. Hai praticato, assieme a Mariette, l’inclusione, il dialogo, l’ascolto in tempi e luoghi dove la dimensione collettiva è quella resa economicamente meno attraente e perseguibile. Hai creato una comunità di persone diversissime che hanno condiviso momenti importanti senza probabilmente saperlo. Salvo poi trovarsi a ripensare costantemente quanto ‘fight specific’ sono le nostre vite”.
Antonio Brizioli, storico dell’arte, coautore di Fight-Specific Isola, cofondatore di Emergenze: “Per me, come per tanti altri, sei stato quello che in altre epoche si sarebbe definito un cattivo maestro. Tutto ciò che faccio oggi affonda le radici in quei dialoghi, in quella concezione dell’arte come strumento di cambiamento e rivoluzione. Lasci la vita ma continui ad “occupare l’orizzonte”, secondo la bella definizione che un giorno hai coniato per una mostra a Pepe Verde. L’orizzonte di chi lotta e nella lotta si reinventa ogni giorno”. (Per leggere il pezzo su Bert di Antonio Brizioli, apparso su Emergenze, clicca qui).
Questo il ricordo di Antonio Cipriani: “Camminando tra le piante, accanto ai tavoli, si percepiva un’assenza. Mentre vagavo, alla ricerca di un quid che ispirasse la mia mattinata, la giornata, l’esistenza, il futuro o boh, sono finito davanti alla foto di Isola art center, quella gigantesca che era esposta al Maxxi a Roma. Io in quell’immagine reggo la lettera A, l’ultima lettera di Isola. E mentre la tengo dritta e ferma, ricordo l’istante, mi sento un eroe che tiene in piedi la A di Anarchia. Bert, seduto in terra, sorride, mostra le dita a V come vittoria. Fu quello un momento di gioia.
Fermandomi in una sospensione di tempo tra il ricordo e il suono del mio passo, in quel momento ho pensato di scrivergli, dopo un po’ che non lo sentivo. Per capire come stava, con la delicatezza che avevamo nei nostri rapporti, per sapere quando tornava a Milano, per vederci…
…Tornando a casa ho alzato gli occhi da Piazza Minniti agli abbaini dell’ultimo piano. L’edicola non c’è più. Scomparsa, con il suo dipinto sull’abbellimento strategico, con il suo inno di resistenza del quartiere. E adesso – penso – non c’è più neanche la figura bella e magra di quest’uomo elegante, col suo accento un po’ germanico, con i capelli bianchi al vento. Con le sue idee sull’utopia e sul volo, con il suo modo affabile di raccontare il prossimo progetto, la mostra da fare in qualche capitale del mondo, dove portare l’arte e la storia dell’Isola.
Hasta l’utopia, siempre. Così l’ha salutato un fratello come Nikola Uzunovski. Insieme su una macchina piccola piccola andammo a vedere il mare a picco su San Mauro Cilento. Eravamo io, lui, Bert e Pietro e la mattinata profumava di fiori di campo. Era il primo giorno di due settimane sull’utopia che, in quel momento non lo sapevamo, avrebbero cambiato le nostre vite. Dopo quel giorno abbiamo fatto volare nuvole, dipinto il cielo di fili rossi, passato notti insonni a discutere in piazza sull’arte e sul niente. Abbiamo portato l’utopia in macchina, l’abbiamo impacchettata e spedita lontano, l’abbiamo fatta a pezzi e ognuno ha saputo fare di questi pezzi un seme da far germogliare, l’abbiamo fatta sventolare con la bandiera azzurra di Angelo Castucci che a Bert piaceva troppo.
Ora siamo qui. Seduti, il mio foglio vuoto. I ricordi che affiorano necessari, le mille cose da rielaborare insieme ai compagni di queste avventure. Fili da riannodare e nodi da sciogliere. Sapendo che forti come siamo, con l’ardire di barbari che non conoscono confine, affrontiamo con le nostre dita ruvide la seta delicata dell’amicizia e dello stupore. Senza paura. L’utopia sarà concreta solo se diventeremo funamboli. La rivoluzione presuppone una certa imprudenza”.

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Bert Theis, è nato nel 1952, in Lussemburgo. Artista, attivista e curatore. Co-fondatore di Isola art center e di Out (Office for urban trasformation). Sub-curatore di diversi progetti per Isola art center e curatore di “Territoria 4/ Il grande balzo”, per il centro d’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 2009. I suoi lavori sono stati concepiti principalmente per gli spazi pubblici urbani, in città come Bruxelles, Milano, Strasburgo, Parigi, Chamarande, Lussemburgo, Volterra, Danzica ed altri luoghi. Ha partecipato a Muster Sculpture Project 1997, Manifesta 2 e numerose altre mostre internazionali, inclusa la Biennale di Venezia e le Biennali di Taipei, Tirana, Istanbul, Gwangju e Busan. La sua monografia Some works è stata pubblicata da Hatje Cantz nel 2003 e la sua seconda monografia Building Philosophy dal Domanine Departemental de Chamarande nel 2010.
(tratto dal libro Fight-Specific Isola)

 

Bert Theis talking about Fight-Specific Isola from Isola Art Center on Vimeo.

 

 

 

 

 

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