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Rino Gaetano, l'amico che non ci ha mai lasciato (II parte)

Prosegue il racconto di come conobbi Rino, e l'inizio della nostra collaborazione artistica, nel contesto di una Roma ricca di nuovi fermenti culturali e di sperimentazioni.

Rino Gaetano, l'amico che non ci ha mai lasciato (II parte)

Piero Montanari Modifica articolo

18 Gennaio 2014 - 10.55


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di Piero Montanari >
Prosegue il racconto di come conobbi Rino, e l’inizio della nostra collaborazione artistica, che continuò con un tour bellissimo qualche anno dopo il nostro primo incontro presso l’Apollo Records di Vianello-Califano e la IT-Rca di Vincenzo Micocci.

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Rino venne un giorno in questo “cenacolo” artistico in compagnia dell’allora mio caro amico Venditti. Tra di noi si era creata una certa stima e simpatia e ci frequentavamo spesso, in giro a far danni, o passando insieme le festività natalizie, tra casa mia al Colosseo e la sua a corso Trieste. Aveva appena fatto “Roma Capoccia” per la IT e Antonello iniziava ad avere molto successo.

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Anch’io in quel momento mi affermavo come bassista e come arrangiatore, quindi venne automatico che, una volta avuto l’ok da Vincenzo Micocci per produrre il 45 giri di Rino, Antonello ed io entrassimo in sala di registrazione collaborando insieme alla sua realizzazione. Ci avvalemmo della consulenza di Aurelio Rossitto, il fonico dello “Studio 38” e proveniente dalla “scuola” dell’RCA e lo coinvolgemmo nella produzione dei due brani. Infatti I love you Maryanna/Jacqueline, 45 giri di Kammamuri’s – Rino Gaetano, esce prodotto da RosVeMon, che poi sarebbe l’acronimo di Rossitto-Venditti e Montanari.

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Chiamammo a suonare alcuni musicisti, ed il coro delle Babayaga, un gruppo di promettenti ragazze della Rca che all’epoca si prestavano per cantare in molti Lp di artisti in scuderia. Feci l’arrangiamento dei brani, suonai il basso e le chitarre e Venditti il pianoforte. Antonello portò anche uno zampognaro che veniva per le feste di Natale sotto casa sua, e gli facemmo suonare la zampogna, peraltro stonatissima che, se ci fate caso, entra ed esce ogni tanto dall’arrangiamento (molti credono si tratti di un arcaico sintetizzatore).

C’era un’atmosfera divertita e surriscaldata. Si scherzava e si rideva molto e Rino era straordinariamente naïf e simpatico, come sempre. Sinceramente non sapevo perché si volesse chiamare Kammamuri’s piuttosto che Rino Gaetano, ma doveva essere una delle sue tante piccole follie, molte delle quali poi si rivelarono a posteriori genialate musicali e lessicali, quasi fossero intuizioni e pensieri premonitori di quello che sarebbe stata la società civile nei futuri decenni. Ora lo possiamo affermare con forza, allora pensavamo ad un gioco simpatico di un folletto che inventava filastrocche da “castigat ridendo mores”.

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Rino stette fermo un po’ di tempo per scrivere e riflettere dopo quel primo 45 giri che passò quasi inosservato. Non ebbe molto successo nemmeno il seguente Lp “Ingresso Libero” e dovette aspettare il grande colpo di “Ma il cielo è sempre più blu” del 1975 per affermarsi definitivamente. Nel 1978 andò in Messico con Giacomo Tosti, dove la RCA aveva inaugurato i nuovi studi e servivano personaggi noti per reclamizzarli, e ritornò con “Ahi Maria”, ed il suo 33 giri mexican-mariachi molto divertente.

Volle fare un tour estivo promozionale l’anno successivo (1979) e mi chiese di entrare nella band. Mi disse che desiderava lavorare con tutti musicisti che, in qualche modo, avessero contribuito al suo successo. Alla batteria c’era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga, io al basso e Rino alla chitarra acustica. Riproponemmo praticamente tutti i brani che avevano reso unico Rino, da “Berta Filava” a “Gianna”, “Ma Il Cielo è Sempre più Blu” a “Aida”, da “Mio Fratello è Figlio Unico” a “Nuntereggae Più” a “Spendi Spandi Effendi”. Il road manager era l’amico Franco Pontecorvi, che poi ho avuto modo di rivedere e con il quale si è riparlato dei bei tempi con Rino, perché abita vicino a me, sui Castelli Romani.

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Rino era un personaggio semplice ed ironico, tenero e spontaneo con una gran voglia di essere in qualche modo diverso dagli altri cantautori, ed affermare questa diversità con la sua arte, nella quale credeva moltissimo, anche se a me sembrava di una semplicità, eccessiva, quasi disarmante.
Poi capii che la sua ironia e il non-senso dei quali le sue canzoni erano intrise, fecero una mistura esplosiva la cui detonazione è arrivata fino a noi oggi, facendo innamorare della sua musica le generazioni successive che adorano Rino letteralmente.

Il ritratto tracciato dalla fiction della Rai fa di Rino un depresso e alcolista, cosa vera solo in parte. Gli piaceva bere, fare un po’ il “ragazzaccio”, ma non mi risulta ai livelli che ci hanno raccontato gli sceneggiatori della storia. Ho conosciuto il bravissimo attore che lo ha rappresentato così fedelmente, Claudio Santamaria, ed anche lui sostiene la stessa cosa, e cioè che Rino era godereccio ma non nella maniera distorta rappresentata nel film.

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A luglio del 2009 c’è stata una serata celebrativa su di lui al Parco di S. Sebastiano, a Roma dove è intervenuta, oltre a Giancarlo Governi con il suo “Ritratto di Rino Gaetano”, anche sua sorella Anna ed il gruppo di suo nipote, che fa le cover dei suoi brani. Per l’occasione ho cantato “I love you Maryanna” che, finalmente e grazie alla sorella Anna, ho saputo non fosse dedicata alla marijuana ma alla nonna Marianna alla quale Rino era molto affezionato.

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