Con la Palestina nel cuore
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Con la Palestina nel cuore

Oxfam c’è. Con i suoi documentari rapporti. Con le sue argomentate denunce. Con la capacità di praticare una “cultura del fare” che unisce idealità e concretezza, protesta e proposta.

Con la Palestina nel cuore
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

1 Ottobre 2026 - 20.02


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Oxfam c’è. Con i suoi documentari rapporti. Con le sue argomentate denunce. Con la capacità di praticare una “cultura del fare” che unisce idealità e concretezza, protesta e proposta. 

Oxfam c’è. E questo dà conforto e speranza. Soprattutto nella devastata Palestina. E con la Palestina nel cuore, Oxfam c’è a Ferrara, all’annuale Festival di Internazionale.

Come si ricostruisce una terra devastata da tre anni di conflitto, in modo giusto, sostenibile e duraturo?  Parlare oggi del futuro di Gaza non significa solo progettare la rinascita di edifici e infrastrutture spazzate via. Implica soprattutto interrogarsi su chi avrà il potere di decidere il domani della Striscia, come far rinascere le comunità e le relazioni, in che modo restituire dignità, diritti e speranza a oltre due milioni di persone allo stremo.

 Saranno questi i temi cruciali al centro di “Le chiavi di casa”, l’incontro promosso da Oxfam Italia in programma sabato 3 ottobre alle ore 14.00, al Ridotto del Teatro Comunale, nell’ambito del Festival di Internazionale a Ferrara.

 La tavola rotonda – che si svolgerà in italiano e in inglese con traduzione consecutiva – sarà l’occasione per accendere i riflettori sulle enormi sfide della ricostruzione e sul diritto, finora negato, del popolo palestinese a essere protagonista del proprio futuro. Al dibattito, moderato dalla giornalista di Internazionale Francesca Gnetti, prenderanno parte: Alessandra Annoni docente di diritto internazionale dell’Università di Ferrara; Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia; Yara Sharif, architetta palestinese.

Al centro dell’incontro ci saranno anche le analisi e le raccomandazioni contenute nel nuovo rapporto di Oxfam sulla ripresa e la ricostruzione di Gaza, pubblicato nell’ambito della campagna lanciata per ribadire che i diritti del popolo palestinese sono inalienabili, universali e protetti dal diritto internazionale. Non sono favori o concessioni da negoziare.

 “Ricostruire Gaza costerà 71,4 miliardi di dollari, una cifra record che riflette solo una parte dell’impatto del conflitto, perché la ricomposizione del tessuto sociale richiederà generazioni. -sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Il conflitto ha distrutto il sistema di istruzione e culturale, le relazioni comunitarie, le opportunità economiche, i luoghi della memoria e dell’identità collettiva. Il livello di sviluppo umano è stato riportato indietro di ben 77 anni. Per questo oggi più che mai è cruciale riflettere e individuare soluzioni condivise a livello internazionale perché il popolo palestinese abbia davvero in mano le chiavi del proprio presente e futuro. Qualsiasi Piano di ricostruzione imposto dall’alto è infatti destinato a fallire, se non si partirà dal riconoscimento del diritto inalienabile della popolazione palestinese di decidere del proprio presente e futuro in ogni fase della ricostruzione, potendo esprimere un’unica visione nazionale che colleghi Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est”.

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Così il recente Rapporto di Oxfam: “A Gaza, oltre 73.000 morti (di cui più di 1.000 dal cessate il fuoco di ottobre scorso) in due anni e mezzo di conflitto brutale, una ricostruzione affidata all’azione inefficace del Board of Peace, che esclude i palestinesi da qualsiasi processo decisionale, aiuti negati, con migliaia di tonnellate di beni bloccati ai varchi. In Cisgiordania, pulizia etnica e frammentazione del territorio, incursioni militari e continue violenze dei coloni israeliani sostenuti dalle forze militari. Oltre 1.200 morti negli ultimi tre anni, accaparramento di terra, acqua e risorse naturali, demolizioni di case e infrastrutture, detenzioni arbitrarie (tra cui 350 minori), 925 posti di blocco che impediscono la mobilità di 3 milioni di persone, soffocamento dell’economia e sfollamenti forzati.

Il disegno di Israele di annessione e cancellazione del Territorio Palestinese, che occupa dal 1967, ha raggiunto la sua massima evidenza e non è mai stato più chiaro. L’occupazione illegale di Israele continua a privare il popolo palestinese del diritto a una vita dignitosa e a decidere del proprio futuro.

“Gaza resa invivibile e la Cisgiordania frammentata al punto che è impossibile delinearne i confini,  sono ormai dei luoghi dove si sopravvive tra stenti – rimarca ancora Paolo Pezzati- Pur non dimenticando le atrocità del 7 ottobre 2023, causate dagli attacchi di Hamas, bisogna ricordare il genocidio commesso a Gaza, gli oltre 20.000 bambini morti e presi deliberatamente come bersaglio, le migliaia di persone in fila per un pezzo di pane sotto il fuoco dei cecchini, la mancanza di acqua che ha costretto ad abbeverarsi come animali direttamente da fonti sporche o a lavarsi e cucinare con l’acqua di mare. Come bisogna anche ricordare le aggressioni e la pulizia etnica in Cisgiordania, la distruzione di scuole e uliveti, le appropriazioni di greggi, le occupazioni e le colonizzazioni indiscriminate. Rischiamo un punto di non ritorno verso la sparizione definitiva della Palestina e del suo popolo.”

Mentre gli attacchi e le operazioni militari a Gaza non si fermano, oltre 2 milioni di persone restano ammassate in appena il 35% del territorio della Striscia.  Si sopravvive nella maggior parte dei casi con meno di 6 litri di acqua pulita al giorno a testa; mentre circa il 77% della popolazione (1,6 milioni di persone) soffre di gravi livelli di insicurezza alimentare, tra cui132 mila bambini sotto i 5 anni, colpiti da malnutrizione acuta. La situazione più critica, in questo momento, è data dal sovraffollamento sommato alla mancanza di beni essenziali nei campi per sfollati a Deir al Balah ed Al Mawasi, oltre che tra le macerie di Khan Yunis e Gaza City (dove si sopravvive anche con meno di 2 litri d’acqua a persona). Qui, nel pieno di un’estate torrida, è altissimo il rischio di nuove epidemie dovute al caldo, alla disidratazione e alle continue infestazioni di topi e insetti. Nel frattempo, l’unico valico che consente l’ingresso intermittente di beni essenziali resta Karem Shalom. Complessivamente dall’annuncio del cessate il fuoco ad aprile è stato concesso l’ingresso a Gaza di appena 100 camion di aiuti umanitari al giorno (con il coordinamento Onu), assai meno dei 600 dichiarati da Israele. Aiuti insufficienti, che spesso rischiano di non raggiungere tutti quelli che ne hanno più bisogno.

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 “in questo contesto è difficile comprendere la permanenza dell’Italia come membro osservatore del Board of Peace, modalità neanche prevista dallo statuto dell’organismo. La situazione umanitaria resta infatti catastrofica mentre i prezzi dei pochi beni essenziali che arrivano sui mercati locali restano inaccessibili per centinaia di migliaia di famiglie che non possono contare su alcuna forma di reddito – continua Pezzati -Basti pensare che dall’inizio del conflitto il prezzo di grano e uova sono quintuplicati, il gas per cucinare costa più del doppio e i farmaci di base rimangono fuori portata. Israele continua inoltre ad impedire l’ingresso dei materiali che servirebbero a ripristinare le infrastrutture idriche essenziali, dopo averne distrutte circa il 90%”.

In Cisgiordania l’inaudita violenza dei coloni, sostenuti dalle forze militari israeliane, priva le comunità palestinesi di risorse essenziali, provocando sempre più vittime: da gennaio 2025 (all’aprile di quest’anno) si sono già verificati quasi 2.600 attacchi che hanno causato 284 vittime, tra cui 66 bambini e più di 5 mila feriti. Un piano di pulizia etnica che non tende ad attenuarsi, dato che nei primi 4 mesi del 2026 si sono registrati altri 758 episodi con morti e feriti o il danneggiamento di abitazioni, la distruzione di frutteti, raccolti, infrastrutture essenziali. Solo a marzo gli attacchi dei coloni hanno causato perdite agricole per oltre 4,2 milioni di dollari. L’evidente piano di annessione israeliano ha provocato quasi 40 mila nuovi sfollati nell’ultimo anno e mezzo sui 46 mila causati dall’inizio del conflitto, esercitando un sempre più forte soffocamento delle capacità di sussistenza della popolazione. I palestinesi inoltre non hanno quasi più alcun controllo sulle risorse idriche. Le conseguenze per l’agricoltura e l’economia sono gravissime: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un aumento del tasso di povertà dal 12% al 28% negli ultimi 2 anni, disoccupazione raddoppiata da ottobre 2023 e arrivata al 35%.

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In difesa di tutti i diritti inalienabili riservati al popolo palestinese, Oxfam invita tutti i cittadini di aderire e partecipare alla Campagna, che si svilupperà attraverso 3 richieste principali rivolte al Governo italiano.

 Stop al blocco di aiuti salva vita a Gaza:

  • consentendo il pieno accesso umanitario alla popolazione e l’operatività senza limitazioni delle organizzazioni, come Oxfam, impegnate nel soccorrere decine di migliaia di famiglie allo stremo.

Stop all’occupazione illegale del Territorio Occupato:

  • vietando il commercio con gli insediamenti illegali, attraverso l’adozione della proposta di legge – elaborata da Oxfam con il sostegno di una coalizione italiana di organizzazioni -che ha come primi firmatari Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein;
  • chiedendo ad Israele di porre fine alla sua presenza illegittima nel Territorio Palestinese Occupato nel modo più rapido possibile;
  • favorendo un processo di ricostruzione di Gaza che includa il popolo palestinese e sia esteso alle aree colpite dal conflitto in Cisgiordania e a Gerusalemme est;
  • attraverso il riconoscimento da parte dell’Italia dello Stato palestinese, non come mero atto formale, bensì accompagnandolo con un piano che salvaguardi i diritti e il benessere del popolo palestinese, compreso il diritto al ritorno dei rifugiati, come affermato dalla Risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

 Stop all’impunità di Israele:

  • chiamandolo a rispondere dei crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania di fronte ai Tribunali Internazionali competenti e interrompendo ora e in futuro qualsiasi trasferimento di armamenti a Israele.

Si può aderire alla campagna su: oxfam.it/palestina-tuttiidirittiriservati

“La storia giudicherà se, di fronte all’oblio di intere vite e del futuro di un popolo, questo Consiglio abbia agito con urgenza, coraggio e umanità.

La popolazione di Gaza non può aspettare un futuro regolamento di conti: è intrappolata nel presente, cercando di sopravvivere o venendo uccisa.”

Bushra Khalidi, Oxfam Global Humanitarian Policy Lead al Consiglio di Sicurezza Onu, giugno 2026

A Ferrara, con la Palestina nel cuore. Per restare umani. Con Oxfam.

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