Le minacce del Pentagono contro Leone XIV: la Chiesa si adegui al bellicismo di Trump o saranno guai
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Le minacce del Pentagono contro Leone XIV: la Chiesa si adegui al bellicismo di Trump o saranno guai

Il sottosegretario alla Guerra per la politica Elbridge Colby, insieme a funzionari d’alto grado, hanno chiesto all’allora Nunzio di raggiungerli nei loro uffici. Per mina cciarlo

Le minacce del Pentagono contro Leone XIV:  la Chiesa si adegui al bellicismo di Trump o saranno guai
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

9 Aprile 2026 - 23.49


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“Devo studiare le carte”. Il vice-presidente americano, JD Vance, si salva in calcio d’angolo. Lui del duro scontro che a gennaio avrebbe avuto luogo tra l’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, cardinale Cristophe Pierre, e una squadra di “esponenti” del Pentagono, cioè del Dipartimento della Guerra che per motivi strani molti continuano a chiamare Dipartimento della Difesa, nonostante Trump ne abbia così cambiato il nome, non sa nulla. Studierà, ha detto, e poi farà sapere la sua idea. 

Chi non sembra dover studiare è il giornalista Mattia Ferraresi, che ha raccolto informazioni così dettagliate, pubblicandole poi su The Free Press,  da aver costretto gli alti gradi del Pentagono  a confermare l’irrituale incontro, sebbene dando l’impressione di scrivere con la fronte imperlata di sudore, definendo però la sua ricostruzione “esagerata e distorta”. Allora cominciamo da cosa è stato confermato. 

Il sottosegretario alla Guerra per la politica (categoria nella quale evidentemente rientra la religione per i vertici del Pentagono) Elbridge Colby, insieme a funzionari d’alto grado, hanno chiesto all’allora Nunzio di raggiungerli nei loro uffici. Cosa dovevano dirgli? Che la Chiesa cattolica avrebbe fatto bene ad allinearsi alla postura “energica”, diciamo bellicista, del Presidente Trump. Una sollecitazione che sarebbe stata formulata  ricordando al porporato che la potenza di Washington è tale da poter riportare il papa (americano) ad Avignone. 

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Tutti i testi scolastici ricordano il periodo della deportazione avignonese dei papi per via dei loro contrasti con i monarchi e con parte cospicua della nobiltà romana. Ecco, su “Avignone” il vice presidente Vance è apparso dire di non sapere. Ma il fatto è talmente rilevante che, essendo lui il più alto in grado tra i cattolici nell’amministrazione Trump, appare anche strano. Ci si poteva aspettare che o confermava o definiva il fatto, a dir poco, “assai improbabile”. 

Se si ricorda un vecchio meme, Trump vestito da papa ma raffigurato, in modo molto interessante, cioè  non con le tre dita alzate in via benedicente, come accade sempre con i papi, ma con levato solo l’indice, un fare minaccioso,  ci si potrà fare l’idea di cosa bollirebbe in pentola: il papa sta diventando l’anti-Messia, Trump il nuovo Messia?  

Non è un modo di dire, ma un passo avanti sulla via seguita da un certo modo di intendere la fede: e la presidenza. E’ ben nota infatti una certa idea di “nazione prediletta” diffusa in certo cristianesimo a stelle e strisce. Tanto lo conferma, a cominciare da quella scritta che tutti abbiamo visto sulla loro banconota: “In God We Trust”. E noi, no? Ma certo, tutti possono credere in Dio, ma qualcuno è più credente, o forse preferito, diciamo. 

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Quando nella Dichiarazione d’indipendenza del 1776 si afferma che gli uomini sono “tutti creati uguali” a quali “tutti” ci si riferisce? Ai bianchi protestanti maschi. All’epoca questa uguaglianza non riguardava gli schiavi, le popolazioni indigene, le donne. La storia che è seguita è nota, per le sue ferite e per i suoi successi, ma resta da capire quanto il vecchio ordine culturale esista ancora, perché pone le basi della Nazione Cristiana, fondata nella Terra della felicità e dell’abbondanza. 

Con questa idea di Nazione in testa, l’idea di Presidenza di Donald Trump può divenire facilmente messianica. Basta pensare alla sentenza della Corte Suprema, come osserva con accuratezza  e acutezza Marcello Neri nel saggio apparso sul sito dell’Appia Institute, “The Making of te Messiah: Politics, Religion, and Law in Trump’s America”, quella che gli ha dato l’immunità davanti alle accuse di cospirazione in relazione ai fatti del 6 gennaio 2021. 

Quella sentenza distingue tra gli atti ufficiali e quelli che pur non essendolo vanno collocati sotto l’ombrello della probabile, o presunta immunità. La sentenza estende l’area degli atti presidenziali coperti da immunità, ma il punto decisivo è che crea nell’immaginario politico la figura del Presidente che può agire contro la Costituzione. Ecco che per questo studio Trump ha usato quella sentenza per “ungersi durante il suo secondo mandato, esercitando la presidenza in modo messianico”.  

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Dunque, per semplificare, possiamo dire che se il papa si oppone al Messia diviene l’anti-Messia. Nei giorni recenti, quelli delle celebrazioni pasquali e anche quelli immediatamente successivi, i toni religiosi soprattutto da parte  del capo del Pentagono sono stati evidenti, come evidente è stata la netta opposizione di Leone alla guerra e all’uso di Dio per legittimarla.  

Ecco il valore dell’ “incidente”, sul quale Vance si informerà, dell’indicazione di una nuova deportazione avignonese per il successore di Pietro nato in America. Leone è percepito così?

Comunque il quadro descritto dimostra tutta la forza ed efficacia dell’opposizione di Leone all’ordine messianico di Trump, ma deve anche dimostrare che la sola istituzione globale rimasta al mondo, la Chiesa cattolica, sa generare leadership globale.   

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