Israele prepara un’offensiva in Libano e proclama la volontà di farla diventare una "nuova Gaza"
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Israele prepara un’offensiva in Libano e proclama la volontà di farla diventare una "nuova Gaza"

Mentre Beirut, con il sostegno della Francia, prova a evitare un’escalation offrendo un’apertura diplomatica senza precedenti verso Israele, sul terreno emergono segnali sempre più concreti di una possibile offensiva israeliana su larga scala nel sud del Libano.

Israele prepara un’offensiva in Libano e proclama la volontà di farla diventare una "nuova Gaza"
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15 Marzo 2026 - 17.47


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Mentre Beirut, con il sostegno della Francia, prova a evitare un’escalation offrendo un’apertura diplomatica senza precedenti verso Israele, sul terreno emergono segnali sempre più concreti di una possibile offensiva israeliana su larga scala nel sud del Libano.

Secondo fonti citate da Axios e riprese da diversi media internazionali, Israele starebbe valutando un’operazione militare di terra con l’obiettivo di smantellare le infrastrutture di Hezbollah nel Libano meridionale. Le immagini diffuse negli ultimi giorni mostrano colonne di carri armati e mezzi militari israeliani dispiegati lungo il confine, alimentando i timori di una nuova fase del conflitto.

Fonti israeliane suggeriscono che l’operazione potrebbe puntare a stabilire una zona di sicurezza fino al fiume Litani, una linea considerata da tempo strategica per impedire a Hezbollah di lanciare attacchi missilistici contro il nord di Israele.

L’ultima iniziativa diplomatica di Beirut

Sul piano diplomatico, il governo libanese starebbe tentando una mossa straordinaria per scongiurare l’invasione. Secondo diverse ricostruzioni, Beirut avrebbe segnalato la disponibilità ad avviare negoziati diretti con Israele e persino a considerare forme di riconoscimento formale dello Stato israeliano, una posizione che rappresenterebbe una svolta storica per il paese.

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La Francia ha cercato di facilitare questa apertura. Il presidente Emmanuel Macron avrebbe proposto Parigi come possibile sede per colloqui diretti tra le parti, mentre nelle scorse settimane era circolata anche l’ipotesi di incontri in territorio neutrale, come Cipro.

Finora, tuttavia, il governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu non ha mostrato segnali di voler percorrere questa strada. Secondo fonti diplomatiche, Israele continua a privilegiare il coordinamento con Washington, concentrandosi su eventuali accordi temporanei piuttosto che su un negoziato politico più ampio con Beirut.

Il fronte militare e la questione del Litani

Nel frattempo, i combattimenti lungo il confine restano intensi. Negli ultimi giorni l’aviazione israeliana ha colpito diverse aree del Libano meridionale, inclusi nodi infrastrutturali e ponti lungo il fiume Litani, mentre Hezbollah ha risposto con lanci di razzi e droni verso il territorio israeliano.

Per l’esercito israeliano, la creazione di una fascia di sicurezza nel sud del Libano rimane un obiettivo strategico: una zona cuscinetto che riduca la capacità di Hezbollah di operare vicino al confine e che garantisca maggiore protezione alle comunità israeliane settentrionali.

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L’idea di spingere le forze di Hezbollah a nord del Litani è stata discussa per anni nei circoli militari israeliani e richiama anche precedenti tentativi di stabilizzare la frontiera dopo il conflitto del 2006.

Un conflitto inserito in una crisi regionale più ampia

L’escalation tra Israele e Hezbollah si inserisce in un contesto regionale estremamente volatile. Negli ultimi mesi le tensioni tra Israele, Iran e gruppi armati alleati di Teheran si sono intensificate, con episodi di violenza e attacchi incrociati che coinvolgono anche la Siria e altre aree del Medio Oriente.

La missione delle Nazioni Unite nel Libano meridionale (Unifil), alla quale partecipano oltre mille militari italiani, continua a monitorare la situazione lungo la cosiddetta “linea blu”, il confine di fatto tra Israele e Libano.

Roma ha espresso crescente preoccupazione per l’evoluzione della crisi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito che qualsiasi decisione riguardante la presenza italiana nella missione Unifil verrà presa in coordinamento con le Nazioni Unite, mentre il governo italiano ha invitato tutte le parti a evitare ulteriori escalation.

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Il rischio di una guerra prolungata

Per ora, le prospettive di una de-escalation restano incerte. Da un lato il Libano tenta di evitare il conflitto con iniziative diplomatiche senza precedenti; dall’altro Israele sembra determinato a ridurre in modo decisivo la presenza militare di Hezbollah vicino al proprio confine.

Se un’operazione di terra dovesse concretizzarsi, analisti regionali avvertono che il conflitto potrebbe trasformarsi in una guerra di logoramento nel Libano meridionale, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per un paese già segnato da anni di crisi economica e politica.

Con i negoziati in stallo e le forze militari schierate lungo il confine, il rischio di una nuova fase del conflitto mediorientale appare sempre più concreto.

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