Un giudice federale del Minnesota ha ordinato a Todd Lyons, direttore ad interim dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), di comparire personalmente in tribunale questo venerdì per spiegare perché non dovrebbe essere dichiarato in oltraggio alla corte per la violazione di ordini giudiziari.
Il provvedimento è stato firmato dal giudice Patrick Schiltz, presidente della Corte distrettuale del Minnesota, che in un atto formale ha scritto che “la pazienza del tribunale è finita”, accusando l’amministrazione federale di aver ignorato decine di ordini della magistratura nelle ultime settimane.
La vicenda riguarda il caso di un uomo detenuto dall’ICE che, in base a un’ordinanza del 14 gennaio, avrebbe dovuto ottenere un’udienza per la libertà su cauzione entro sette giorni oppure essere rilasciato. Secondo quanto risulta agli atti, al 23 gennaio l’uomo era ancora in custodia e non aveva ricevuto alcuna udienza, in palese violazione delle disposizioni del giudice.
Oltre a Lyons, il giudice ha indicato come responsabili anche la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem e David Easterwood, direttore ad interim dell’ICE per l’area di St. Paul, sottolineando che il mancato rispetto degli ordini giudiziari ha prodotto “gravi conseguenze pratiche” per le persone detenute.
Nel suo provvedimento, Schiltz ha evidenziato come queste violazioni si inseriscano nel contesto di una vasta operazione repressiva sull’immigrazione, che ha portato all’invio di migliaia di agenti federali nell’area di Minneapolis e ha provocato un forte sovraccarico del sistema giudiziario.
Secondo il giudice, la conseguenza diretta di questo comportamento è stata una grave compressione dei diritti fondamentali dei migranti, molti dei quali risiedono e lavorano legalmente negli Stati Uniti da anni e non sono accusati di alcun reato.
L’udienza di venerdì rappresenta un passaggio raro e significativo: difficilmente, infatti, un alto dirigente di un’agenzia federale viene convocato personalmente da un giudice per rispondere di una possibile disobbedienza agli ordini della corte. Una decisione che segnala l’escalation dello scontro tra magistratura federale e amministrazione sul terreno delle politiche migratorie.