A Davos la Cina invoca stabilità mentre gli Stati Uniti destabilizzano il mondo per sovvertire il loro declino
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A Davos la Cina invoca stabilità mentre gli Stati Uniti destabilizzano il mondo per sovvertire il loro declino

A Davos c’era anche il Vice Primo Ministro e capo negoziatore per il commercio cinese, il signor He Lifeng. Lui non ha minacciato, non ha messo sotto stress la stabilità planetaria.

A Davos la Cina invoca stabilità mentre gli Stati Uniti destabilizzano il mondo per sovvertire il loro declino
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

24 Gennaio 2026 - 10.55


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A Davos non c’era solo Donald Trump, non si sono sentite soltanto le sue minacce agli alleati e alla stabilità mondiale. A Davos c’era anche il Vice Primo Ministro e capo negoziatore per il commercio cinese, il signor He Lifeng. Lui non ha minacciato, non ha messo sotto stress la stabilità planetaria.

Al contrario, il signor He Lifeng ha difeso il multipolarismo e quindi le istituzioni multipolari, ha sostenuto che il mondo non può tornare alla legge della giungla, piuttosto deve difendere le regole e la loro applicazione nello stesso modo a tutti. Forse ignorando che la frase che ha usato è associata dal resto del mondo a un papa, papa Francesco, il signor He Lifeng ha detto che il suo Paese “ intende costruire ponti, non muri”. 

Che la Cina sia tutto questo non lo avrà creduto nessuno in aula, e neanche fuori. Ma che il suo Paese possa preferire la stabilità all’instabilità è molto probabile. La stabilità fa bene a chi ne trae vantaggio e certamente è così per la Cina, Paese in crescita. Non è così per gli Stati Uniti, si direbbe, che destabilizzano il mondo in ogni quadrante per sovvertire il loro declino evidente. Anche Washington sa che la stabilità fa bene a chi sta bene e può trarne vantaggio e per gli Stati Uniti non sembra proprio che sia così: devono recuperare su tanti teatri e viste le voragini  nei loro conti devono trovare il modo, sovvertendo l’ordine, di convincere gli alleati a farsi carico della loro sicurezza.

Questo spettacolo deve aver interessato gli osservatori, i cosiddetti “altri”. Chi vorrebbe abbeverarsi al pozzo della “stabilità” e degli “scambi equi” può aver ascoltato con attenzione il signor He Lifeng. Tra questi sembrano esserci gli arabi, cioè quei “mediani” . Per fare nostro il termine calcistico, che non sono né a Oriente né ad Occidente, ma in mezzo. Sanno che le vie commerciali passano dalle loro parti e che usarle è preferibile a farle saltare per aria per poi rifarle a stelle e strisce. E così la loro linea è “business con entrambi”. Certo non rompono con Washington, ma si orientano ad un “fifty/fifty”, metà scambio con gli uni e metà con gli altri.

Lo ha detto chiaro-chiaro il ministro delle risorse minerarie saudite, il Paese che l’anno prossimo ospiterà il World Economic Forum. E il suo collega dell’economia, intervento a Davos, ha detto testualmente: “ il nostro ruolo nell’open è stabilizzare il mercato”. Stabilizzare, parole che in quel contesto è suonata come “cinese”, pur essendolo solo in parte nella realtà. 

In un interessantissimo approfondimento a questo riguardo, il portale al-Monitor, tra i più qualificati per l’informazione sul vasto Medio oriente, ha pubblicato una tabellina che a Washington avranno letto certamente con attenzione e interesse. E’ questa, la riproduco proprio come loro la pubblicano, perché mi sembra che per stabilire chi abbia fatto “business” è molto utile: 

1) Il ministro saudita delle risorse minerarie afferma che il regno rimane aperto agli investimenti cinesi e statunitensi

2) La Cina lancia un razzo che trasporta un satellite algerino

3) La Midland Oil Company irachena e la cinese EBS Petroleum completano il più grande pozzo petrolifero orizzontale dell’Iraq

4) Gli Stati Uniti invitano la Cina a partecipare al Consiglio di pace di Gaza

5) La cinese Minieye Technology collabora con la società di investimento saudita Ewpartners per l’implementazione di robot autonomi

6) L’egiziana Kemet e la cinese GCL Suzhou Weicheng concordano lo sviluppo di un complesso industriale solare

7) Il fondo saudita Arab Energy ottiene l’approvazione normativa per l’emissione di obbligazioni in Cina

8) Il segretario finanziario di Hong Kong incontra il ministro dell’economia dell’Oman a Davos

A ciò si aggiunga ciò che sappiamo per il Canada e i suoi nuovi colloqui con La Cina e la Gran Bretagna, che oltre ad aver dato il via alla costruzione della gigantesca ambasciata cinese a Londra, progetto sospeso da anni, si accinge a veder partire per Pechino, dopo anni molto difficili, il proprio primo ministro. 

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