Trump fuori controllo: pretende la Groenlandia come 'rappresaglia' per il mancato Nobel per la pace
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Trump fuori controllo: pretende la Groenlandia come 'rappresaglia' per il mancato Nobel per la pace

Delirante lettera del golpista mancato al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre per strepitare contro il mancato Nobel per l pace e minacciare la Groenlandia

Trump fuori controllo: pretende la Groenlandia come 'rappresaglia' per il mancato Nobel per la pace
Militare danese in Groenlandia
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19 Gennaio 2026 - 10.58


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Donald Trump non è più solo un leader controverso: è un livoroso incattivito, rancoroso, convinto che il mondo gli debba obbedienza e riconoscenza. L’ennesima prova arriva da una lettera dai toni allarmanti inviata al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e rivelata da Sky News, nella quale l’ex presidente degli Stati Uniti lega apertamente la pace mondiale al proprio ego ferito.

Nella missiva Trump scrive che “considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre in più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla pace, anche se sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America”. Un passaggio che suona come una minaccia implicita: la pace non come valore universale, ma come favore personale revocabile se il mondo non applaude abbastanza.

Poi arriva l’attacco frontale alla Danimarca e alla sua sovranità sulla Groenlandia. Trump scrive: “La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbe avere un ‘diritto di proprietà’? Non ci sono documenti scritti”. E aggiunge, con un ragionamento che richiama il peggior colonialismo ottocentesco: “Sappiamo solo – ha affermato Trump – che una barca è approdata lì centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che approdavano lì”.

Come sempre, non manca l’autocelebrazione smisurata: “Ho fatto per la Nato più di chiunque altro fin dalla sua fondazione, e ora la Nato faccia qualcosa per gli Stati Uniti”. Fino alla chiusura, che suona come un proclama imperiale: “Il mondo non sarà sicuro se non avremo il controllo totale e completo della Groenlandia. Grazie!”.

Il ritratto che emerge è quello di un Trump ormai fuori controllo, che si sente il padrone del mondo e pretende di essere trattato come un imperatore dell’emisfero occidentale. Il diritto internazionale viene ridotto a chiacchiera, la sovranità degli Stati a un fastidio, le alleanze a un rapporto di sudditanza. Non è più politica: è delirio di onnipotenza, con la pace usata come moneta di scambio e il pianeta trasformato, nella sua testa, in un’estensione del proprio ego.

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