Kiev e Teheran: la sinistra, l’Occidente e la rimozione storica che ancora impedisce una scelta di libertà
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Kiev e Teheran: la sinistra, l’Occidente e la rimozione storica che ancora impedisce una scelta di libertà

La sinistra europea è chiamata a superare l’antioccidentalismo storico e ad abbracciare libertà e democrazia come guida nelle scelte internazionali.

Kiev e Teheran: la sinistra, l’Occidente e la rimozione storica che ancora impedisce una scelta di libertà
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

18 Gennaio 2026 - 18.46


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“Dopo quasi due secoli di cammino, la sinistra dovrebbe capire che le sue città sacre, simboliche, oggi sono Kiev e Teheran”. Comincia così l’editoriale che Ezio Mauro scrive per La Repubblica su un tema che ritiene decisivo: Mauro sa benissimo che la storia non è un’autostrada, un rettifilo. Ovunque ci sono curve, errori, contraddizioni, è impossibile porre da una parte il Bene e dall’altra il Male. Ma l’identità  della sinistra oggi, nel tempo di  Trump, non può che essere libertaria, in nome del diritto e dei popoli: “Dopo aver venerato i falsi idoli del comunismo nel Novecento, che promettevano la liberazione universale e imprigionavano Paesi e popoli nella dittatura, questo è il Credo che le è rimasto, coerente con l’impegno per la giustizia e la libertà, l’uguaglianza e l’emancipazione, sopravvissuto alle tempeste del vecchio secolo e alle ambiguità del nuovo”.

Ritengo che la tesi di Ezio Mauro meriti di essere approfondita e letta con attenzione, pur premettendo che non esiste una sinistra, come Mauro per altro afferma, ma diverse sinistre anche tra loro incompatibili. Resta il fatto però, stando all’Italia, che la famosa intervista di Enrico Berlinguer sulla Nato, quell’ombrello che il leader del Pci disse di preferire ad altri, sembra sfumata in tanti, e l’oscurità ha sempre avvolto un altro segretario del Pci, quel  Luigi Longo che seppe guidare il suo partito nella condanna dell’invasione sovietica di Praga. Forse questo spiega il destino dell’ultimo segretario del Pci? Lui, Achille Occhetto, salvò il gruppo dirigente e soprattutto i colonnelli dalla scomparsa, loro lo fecero scomparire;  per ingratitudine o perché  lo strappo non andavo “assunto”? 

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Il punto in discussione dunque è  la non ricezione di essere parte dell’Occidente, o almeno  dei suoi principali  valori. C’è dunque tra le sinistre una sinistra anti-occidentale e un sostrato anti-occidentale che un po’ resiste. Ma quando l’assalto all’Occidente viene guidato dall’inquilino della Casa Bianca, per non trovarsi dall’altra parte della barricata, la tesi di Ezio Mauro richiede di essere affrontata, analizzata, capita, digerita. Personalmente sono sempre rimasto colpito dal fatto che in Italia ci si definisse “comunisti italiani” e non “comunisti e basta”, ma poi questi torti sovietici sfumavano davanti a quelli americani.

Esistono entrambi, va da sé, ma il sentirsi Occidentali era difficile. Al fondo di un certo tipo di discorso a mio avviso rimaneva l’idea che Mosca fosse la sede di quella Terza Roma che loro avevano trasformato o riformato nella Terza Internazionale, sempre salvifica. La Prima e la Seconda Roma, Roma e Costantinopoli, capitali globali della cristianità, erano cadute. La conversione della Rus’, a Kiev, fece di Mosca, agli occhi di alcuni cristiani integralisti russi, la Terza Roma, la sede diciamo costantiniana da dove la cristianità si sarebbe riproposta, inestinguibile. Una città, una missione globale.   

Dunque per alcuni nella sinistra europea era innegabile che una corruzione, degli errori c’erano stati: ma la Terza Internazionale, quella era casa… il luogo della salvezza planetaria!  Dalla Terza Roma alla Terza Internazionale il passo è breve. Scrivo questo perché Mauro scrive a mio avviso cogliendo il punto essenziale della questione tra Ucraina e certi pezzi di sinistra che da una parte c’è il problema dell’invasione, innegabile come quel che ha causato, e dall’altro “l’anima originaria della Rus’ di Kiev, contesa tra Russia e Europa”.

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Mosca non può rinunciare a ciò che la renderebbe la Terza Roma, il luogo della conversione dell’antica Rus’, dunque Kiev, e parte della sinistra sente che  perdere Kiev significa perdere l’anima universale della salvifica Terza Internazionale. Quella guerra tra Bene e Male il patriarca di Mosca l’ ha “genialmente” identificata come guerra tra Grande Russia, che comprende l’Ucraina, comprende Kiev,  contro l’ Occidente corrotto e corruttore. Lui disse, poco notato in questi ambienti, che l’Occidente era incarnato dal Gay Pride, simbolo dell’occidentalizzazione dell’Ucraina. Tutto questo lo affermò ufficialmente in un discorso solenne all’inizio della guerra.

Ezio Mauro non trascura niente nella sua analisi.  Riassumerei il punto di arrivo dicendo che per diventare ciò che ancora non è la parte più ampia della sinistra dovrebbe cambiare idea sull’Occidente. Non scorgervi cioè il “male assoluto”, il nemico, l’aggressore del Terzo Mondo, l’abile manipolatore di tanti tiranni e agenti della Cia, il criminale che ha riportato al potere lo scià (per togliere il probo e anticolonialista Mossadeq) e tanto altro ancora, ma scoprire che come cultura politica l’Occidente è nato a Parigi, la sua rivoluzione è stata quella francese.

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Poi certo, la storia dell’Occidente è stata anche storia di errori e di orrori, ma come risposta alle domande dell’uomo occidentale, l’Occidente ha portato quelle tre parole: libertà, uguaglianza, fratellanza.   I valori che Mauro invoca come fondanti dell’odierna sinistra e dell’occidente vengono infatti di lì : libertà e democrazia. Per me è la parola fraternità quella imprenscindibile, quella che cambia tutto. Ma capisco la tesi dell’ex direttore de La Repubblica. Comunque libertà e democrazia sono lotte, non sono paradisiache valli soleggiate dove tutto è bello.

La forza delle sinistre, che non hanno teologie, pretese di infallibilità, forse sta  nella loro capacità di essere centrifughe, non centripete. Sapersi aprire al nuovo, non ritornare sempre alle vecchie categorie di una storia di fatto immutabile, quella che Umberto Eco vide nell’ur-fascismo. 

Ecco che il punto su Teheran diviene la capacità di non vedere in Khomeini e nel khomeinismo un fenomeno “antagonista”,  cadendo nella trappola che il nemico del mio nemico è mio amico, ma di riconoscervi il golpismo che costrinse alla dimissioni dalla guida del governo rivoluzionario l’islamico liberale Mehdi Bazargan, poi il liberale Bain Sadr dalla Presidenza della Repubblica, poi alla persecuzione dei comunisti del Tudeh, sterminati nel 1988, una delle anime più importanti della rivoluzione. Così forse si capirebbe meglio chi è chi. 

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