Gaza pronto il governo tecnico guidato dal palestinese Ali Shaath: obiettivo ricostruzione della Striscia
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Gaza pronto il governo tecnico guidato dal palestinese Ali Shaath: obiettivo ricostruzione della Striscia

A tre mesi dal cessate il fuoco imposto da Donald Trump e dagli altri mediatori a Israele e Hamas dopo due anni di conflitto, il governo tecnocratico palestinese incaricato di gestire la ricostruzione dell’enclave potrebbe essere annunciato ufficialmente

Gaza pronto il governo tecnico guidato dal palestinese Ali Shaath: obiettivo ricostruzione della Striscia
Ali Shaath
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14 Gennaio 2026 - 15.04


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Il nuovo esecutivo chiamato a governare la Striscia di Gaza è pronto, almeno sulla carta. A tre mesi dal cessate il fuoco imposto da Donald Trump e dagli altri mediatori a Israele e Hamas dopo due anni di conflitto (ma non rispettato da Netanyahu) il governo tecnocratico palestinese incaricato di gestire la ricostruzione dell’enclave potrebbe essere annunciato ufficialmente oggi stesso.

La presentazione potrebbe avvenire al Cairo, dove Hamas e altre fazioni palestinesi sono state convocate per discutere del futuro della Striscia.

I nomi dei dodici membri del governo sono già noti, svelati martedì da fonti palestinesi dopo che gli interessati hanno ricevuto le lettere d’incarico formali. A guidare il futuribile esecutivo previsto dal piano Trump sarà Ali Shaath. Economista e ingegnere di formazione, originario di Khan Younis, Shaath ha studiato nel Regno Unito prima di tornare in Cisgiordania, dove ha ricoperto diversi incarichi pubblici, tra cui quello di viceministro dei Trasporti dell’Autorità nazionale palestinese. L’attivista Samer Sinijlawi lo definisce «un accademico e policy-maker rispettato, noto per il suo approccio tecnocratico, la sua indipendenza e il suo impegno di lunga durata per la governance, lo sviluppo e le riforme istituzionali».

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La lista dei “ministri” per la ricostruzione di Gaza

Il profilo di Shaath è quello ricercato attivamente dagli americani per tentare la missione impossibile di conciliare – o quanto meno dribblare i veti – di Hamas, al potere nella Striscia dal 2007, e di Israele, il cui consenso appare indispensabile affinché il governo tecnocratico possa esercitare poteri civili e di sicurezza a Gaza. Al momento, in attesa dell’annuncio ufficiale, non filtrano commenti né da Hamas, né da Israele, né dall’Anp guidata da Abu Mazen, che secondo il Times of Israel sembrerebbe rimanere esclusa dal nuovo esecutivo tecnico di transizione.

Secondo quanto riportato da fonti palestinesi e israeliane consultate da Open, gli altri undici membri del governo tecnico sarebbero:

  • Ayed Abu Ramadan, presidente della Camera di commercio di Gaza: responsabile Economia e Commercio
  • Omar Shamali, direttore delle Telecomunicazioni di Gaza: responsabile Telecomunicazioni
  • Abdul Karim Ashour, direttore dell’Agricultural Relief: responsabile Agricoltura
  • Aed Yaghi, direttore della Società di soccorso medico palestinese: responsabile Salute
  • Jaber Al-Daour, presidente dell’Università palestinese: responsabile Educazione
  • Bashir Al-Rais, consulente finanziario e ingegneristico: responsabile Finanze
  • Ali Barhoum, consigliere comunale di Rafah: responsabile Affari municipali e idrici
  • Hana Tarzi, avvocata e attivista: responsabile Affari sociali e Donne
  • Arabi Abu Shaaban: responsabile dell’Autorità fondiaria
  • Mohammad Bseiso: responsabile Giustizia
  • Generale Mohammad Tawfiq Helles e Generale Mohammad Nasman: responsabili della Polizia e della Sicurezza
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Il governo tecnico e la «tutela internazionale»

A supervisionare il lavoro del nuovo governo di Gaza, se e quando Hamas accetterà di cedere il potere, dovrebbe essere il Board of Peace voluto da Donald Trump, un «consiglio di amministrazione» di alto livello destinato a imprimere energia politica e copertura diplomatica internazionale all’esecutivo. Il Board avrà il compito di garantire il flusso dei fondi necessari alla ricostruzione della Striscia, devastata da due anni di guerra.

Gli americani lavorano da mesi alla costituzione del Board, che Trump intende presiedere personalmente, e avevano anticipato che questa settimana sarebbe stata quella del varo ufficiale. L’annuncio potrebbe arrivare oggi, anche se fonti arabe consultate dal Times of Israel segnalano che «sono ancora per aria». Di certo, Trump intende partecipare alla riunione d’insediamento del Board la prossima settimana in Svizzera, in occasione del Forum di Davos.

Secondo quanto è dato sapere, del Board di supervisione sul futuro di Gaza faranno parte rappresentanti di vertice di 15 Paesi, tra cui quelli più coinvolti nei negoziati che hanno portato al cessate il fuoco: Egitto, Qatar, Turchia, Arabia Saudita, Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Per l’Italia entrerà Giorgia Meloni in persona, come confermato da Palazzo Chigi. I media britannici riferiscono invece che Keir Starmer sta ancora valutando se partecipare personalmente all’organismo.

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L’anello di congiunzione operativo tra il Board e il governo di Gaza, Israele e Hamas sarà Nikolay Mladenov, già ministro della Difesa in Bulgaria, eurodeputato e inviato speciale Onu per il Medio Oriente. Mladenov ha già incontrato i principali interlocutori nella regione e ottenuto il semaforo verde da Israele. Secondo il mediatore arabo-americano Bishara Bahbah, il Board potrebbe essere ulteriormente rafforzato con l’inclusione dei presidenti di grandi istituzioni finanziarie internazionali come l’Fmi e la Banca Mondiale, decisione che dovrebbe essere confermata a giorni, se non a ore.

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