Crans-Montana, arrestato il proprietario del locale Jacques Moretti: per la procura c'è "rischio di fuga"
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Crans-Montana, arrestato il proprietario del locale Jacques Moretti: per la procura c'è "rischio di fuga"

Jacques Moretti, comproprietario insieme alla moglie Jessica del locale Le Constellation di Crans-Montana, è stato arrestato e trasferito in carcere nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio di Capodanno che ha causato la morte di 40 persone.

Crans-Montana, arrestato il proprietario del locale Jacques Moretti: per la procura c'è "rischio di fuga"
Jacques Moretti e la moglie Jessica
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9 Gennaio 2026 - 17.46


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Jacques Moretti, comproprietario insieme alla moglie Jessica del locale Le Constellation di Crans-Montana, è stato arrestato e trasferito in carcere nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio di Capodanno che ha causato la morte di 40 persone. La decisione è stata presa dalla procuratrice di Sion, Catherine Seppey, al termine di un interrogatorio durato quasi sette ore, svoltosi proprio nel giorno dedicato alla commemorazione delle vittime. L’arresto dovrà ora essere convalidato dal giudice dei provvedimenti coercitivi entro 48 ore. Secondo quanto riportano alcuni media svizzeri, la procura avrebbe disposto per la moglie una misura cautelare alternativa: braccialetto elettronico e obbligo di firma presso le forze dell’ordine ogni tre giorni.

Le parole della moglie e il trasferimento in carcere

All’alba, i due coniugi erano arrivati insieme al palazzo della procura di Sion, circondati dal silenzio e dai flash dei fotografi. All’uscita, però, le loro strade si sono divise. Jessica Moretti ha lasciato l’edificio dall’ingresso principale insieme ai legali e, visibilmente provata, ha parlato per la prima volta pubblicamente: “I miei pensieri costanti per le vittime e le persone che si stanno battendo tra la vita e la morte oggi. È una tragedia inimmaginabile e non avrei mai potuto pensare che questo si potesse verificare in un nostro locale e voglio scusarmi”.

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Jacques Moretti, invece, è stato fatto uscire da un accesso secondario, accompagnato da agenti della polizia giudiziaria. Secondo quanto riferito da Davide Loreti a Diario del Giorno, l’uomo sarebbe stato caricato su un furgone bianco senza insegne e condotto direttamente nel carcere di Sion. La scelta della detenzione preventiva, sempre secondo indiscrezioni dei media locali, sarebbe motivata dal timore di una possibile fuga.

Le ragioni della custodia cautelare

A spingere la procura di Sion verso l’arresto sarebbero stati principalmente due elementi. Il primo riguarda la nazionalità francese di entrambi i coniugi: come spiegato dalla procuratrice Catherine Seppey, un eventuale rientro in Francia avrebbe reso estremamente complesso lo svolgimento del processo in Svizzera, anche alla luce delle difficoltà di ottenere l’estradizione da parte di Parigi. Il secondo fattore è la forte mobilità di Jacques Moretti negli anni, con spostamenti frequenti tra Corsica, Alta Savoia e Svizzera, come riportato da fonti investigative al quotidiano 24 Heures.

Il legale dell’imprenditore, Patrick Michod, ha dichiarato che al termine dell’interrogatorio il suo assistito avrebbe accettato di fornire alla procura “una serie di garanzie”, elemento che — secondo l’avvocato — potrebbe consentire “nel giro di 24-48 ore” una possibile scarcerazione.

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Il cambio di valutazione sul rischio di fuga

La decisione appare in contrasto con quanto affermato solo il giorno precedente. In un’intervista concessa a Davide Loreti, la procuratrice titolare dell’inchiesta, Beatrice Pillou, aveva escluso la necessità di misure cautelari, sostenendo che la coppia fosse indagata a piede libero perché “non c’è rischio di fuga”. Aveva inoltre precisato: “Il codice di procedura penale svizzero ci permette di mettere in detenzione solo in tre casi: quando c’è il rischio di collusione, e non è il caso di specie, di reiterazione del reato, e non è nemmeno questo, e di pericolo di fuga. Ci servono degli indizi concreti per arrivare a una conclusione sul rischio di fuga: al momento non c’è alcun rischio concreto di fuga da parte degli indagati”.

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