Gli Stati Uniti hanno sequestrato due petroliere accusate di violare il regime di sanzioni internazionali contro il Venezuela, in una serie di operazioni navali che segnano un’ulteriore escalation nella strategia di pressione di Washington sul settore energetico di Caracas. Sebbene le azioni siano formalmente motivate dal contrasto alle esportazioni illegali di greggio venezuelano, una delle navi coinvolte risulta collegata anche alla Russia, ampliando la portata geopolitica dell’operazione.
Nel Nord Atlantico, il Comando Europeo degli Stati Uniti ha annunciato il sequestro della M/V Bella 1, fermata in base a un mandato emesso da un tribunale federale dopo essere stata monitorata dalla Guardia Costiera statunitense. Secondo Washington, l’operazione rientra nell’attuazione delle misure decise dalla Casa Bianca contro le navi sanzionate considerate una minaccia alla sicurezza e alla stabilità dell’emisfero occidentale.
Poche ore dopo, un’operazione separata è stata condotta nel Mar dei Caraibi, dove il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha intercettato e fermato un’altra petroliera, la M/T Sophia, descritta come parte della cosiddetta “flotta oscura” utilizzata per il trasporto di greggio in violazione delle sanzioni. Anche in questo caso la nave operava in acque internazionali ed è stata scortata verso gli Stati Uniti dalla Guardia Costiera americana.
Entrambe le operazioni si inseriscono nel quadro della campagna statunitense per bloccare le esportazioni di petrolio venezuelano al di fuori dei canali autorizzati, in un momento in cui Caracas fatica a collocare il proprio greggio sui mercati internazionali a causa delle sanzioni e del blocco navale di fatto imposto da Washington. Il sequestro delle petroliere rappresenta un ulteriore colpo alla capacità del Venezuela di generare entrate petrolifere, già fortemente ridotte.
La vicenda assume però una dimensione più ampia per il coinvolgimento indiretto della Russia. Una delle navi sequestrate, ribattezzata Marinera, risulta aver navigato sotto bandiera russa grazie a un permesso temporaneo concesso a fine dicembre. Mosca ha reagito duramente, accusando gli Stati Uniti di violare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e sostenendo che nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di un altro Paese.
Secondo indiscrezioni rilanciate dalla stampa britannica, all’operazione nel Nord Atlantico avrebbe contribuito anche un aereo da ricognizione della Royal Air Force, suggerendo un coordinamento tra alleati Nato che va oltre il semplice enforcement delle sanzioni contro il Venezuela e che tocca indirettamente anche gli interessi russi nel trasporto marittimo di energia.
Per Washington, l’obiettivo dichiarato resta quello di colpire le reti che permettono a Caracas di aggirare le sanzioni e di impedire che il petrolio venezuelano alimenti circuiti finanziari e geopolitici considerati ostili. Per Mosca, invece, i sequestri rappresentano un precedente pericoloso, che rischia di estendere l’uso delle sanzioni statunitensi e della forza navale ben oltre il caso venezuelano.
Le operazioni confermano così come la crisi del petrolio venezuelano stia diventando un nuovo terreno di confronto internazionale, in cui le sanzioni contro Caracas si intrecciano sempre più con le tensioni globali tra Stati Uniti, Russia e alleati occidentali.