L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela segna una drammatica escalation che rischia di destabilizzare l’intera America Latina. Nelle prime ore di sabato, Donald Trump ha dichiarato che le forze statunitensi avrebbero «catturato» il presidente venezuelano Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores, trasferendoli fuori dal Paese al termine di un’operazione militare condotta prima dell’alba contro Caracas e le aree circostanti.
L’annuncio, diffuso dall’ex presidente statunitense sui social media, è arrivato mentre la capitale venezuelana veniva scossa da esplosioni e sorvolata da aerei a bassa quota. Il governo di Caracas ha accusato Washington di aver lanciato una serie coordinata di attacchi contro obiettivi civili e militari, parlando apertamente di un’aggressione armata su larga scala.
In una dichiarazione ufficiale, le autorità venezuelane hanno invitato la popolazione alla mobilitazione generale contro quella che viene definita un’azione «estremamente grave» di aggressione militare, capace di precipitare l’intera regione nel caos. «L’intero Paese deve sollevarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista», si legge nel comunicato diffuso dal governo, che denuncia un atto in palese violazione del diritto internazionale.
Secondo la versione ufficiale di Caracas, gli attacchi non si sarebbero limitati alla capitale, ma avrebbero colpito anche altri tre Stati del Paese: Miranda, La Guaira e Aragua. Le esplosioni e il rumore degli aerei militari sono stati uditi distintamente nelle prime ore di sabato, mentre l’elettricità è venuta a mancare in diverse zone e la popolazione cercava informazioni attraverso i social network.
Il governo venezuelano accusa inoltre gli Stati Uniti di voler «impadronirsi delle risorse del Paese», in particolare del petrolio e dei minerali strategici, sostenendo che l’operazione militare avrebbe messo a rischio la vita di milioni di persone. Da qui l’appello alla comunità internazionale affinché condanni quello che viene definito un atto di guerra e una flagrante violazione delle norme che regolano le relazioni tra Stati sovrani.
Le ripercussioni diplomatiche non si sono fatte attendere. Nelle stesse ore, il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto la convocazione immediata di una sessione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, affermando pubblicamente che il Venezuela è sotto attacco e che la comunità internazionale non può restare in silenzio di fronte a un’escalation di tale portata.
Mentre mancano ancora conferme indipendenti sulla sorte di Nicolás Maduro e sulle reali dimensioni dell’operazione militare, la crisi appare destinata ad allargarsi rapidamente. Se confermate, le azioni annunciate da Trump rappresenterebbero una svolta senza precedenti nei rapporti tra Washington e Caracas, con conseguenze potenzialmente esplosive non solo per il Venezuela, ma per l’intero equilibrio geopolitico del continente.