Jair Bolsonaro è stato dimesso ieri dall’ospedale, dove era ricoverato da diversi giorni a seguito di tre interventi chirurgici. L’ex presidente brasiliano è stato trasferito nuovamente al quartier generale della Polizia federale di Brasilia, dove continuerà a scontare la condanna a 27 anni e tre mesi di carcere per il tentato colpo di Stato guidato tra il 2022 e il 2023 contro il presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Il ritorno in custodia cautelare segue il rigetto della richiesta di arresti domiciliari avanzata dai suoi avvocati, respinta ancora una volta dalla Corte suprema del Brasile, nelle persone del giudice Alexandre de Moraes. Come aveva già fatto due settimane fa, il magistrato ha stabilito che non sono stati presentati «nuovi fatti che possano annullare le ragioni della decisione di respingere la richiesta di arresti domiciliari umanitari emessa il 19 dicembre 2025».
Bolsonaro ha lasciato l’ospedale a bordo di un convoglio della Polizia Militare e di auto nere senza contrassegni, partito dal garage del complesso intorno alle 18.40 locali (22.40 ora italiana), per essere trasferito al quartier generale della Polizia federale di Brasilia, dove si trova da novembre scorso.
L’ex presidente era ricoverato inizialmente per un intervento chirurgico a un’ernia inguinale, a cui sono seguiti altri interventi per bloccare i nervi frenici destro e sinistro, responsabili dei movimenti del diaframma, e porre così fine al singhiozzo persistente che lo aveva colpito negli ultimi mesi. Nonostante la dimissione, il personale medico continuerà a seguirlo da vicino, fornendo farmaci e monitorando le sue condizioni, e gli sarà permesso ricevere anche cibo preparato dai familiari.
Questi ultimi interventi si sommano a una lunga serie di operazioni cui Bolsonaro, 70 anni, si è sottoposto nel corso degli anni per problemi addominali, ernie e ostruzioni intestinali, conseguenze dell’accoltellamento subito nel 2018 durante la campagna elettorale.
Il caso di Bolsonaro resta sotto stretta osservazione nazionale e internazionale, non solo per le condizioni di salute, ma anche per le implicazioni politiche della sua condanna e del tentato golpe, che hanno segnato uno dei periodi più turbolenti della storia recente del Brasile.