Strage degli sfollati di Rafah: il mondo intero condanna Israele
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Strage degli sfollati di Rafah: il mondo intero condanna Israele

Un raid israeliano contro due leader di Hamas a Rafah, nel sud della Striscia, ha provocato almeno 45 morti e oltre 180 feriti tra gli sfollati palestinesi della zona, compresi donne e bambini.

Strage degli sfollati di Rafah: il mondo intero condanna Israele
Gaza, strage di Rafah
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27 Maggio 2024 - 21.32


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L’isolamento di Israele continua e ogni giorno di più Tel Aviv perde l’appoggio interbazionale esclusi pochi ultras.

Un raid israeliano contro due leader di Hamas a Rafah, nel sud della Striscia, ha provocato almeno 45 morti e oltre 180 feriti tra gli sfollati palestinesi della zona, compresi donne e bambini.

L’attacco – a pochi giorni dalla decisione della Corte dell’Aja – ha scatenato la condanna del mondo, che a gran voce ha intimato allo Stato ebraico la fine immediata dell’operazione militare.

Dalle prime risultanze dell’inchiesta aperta dal procuratore militare israeliano, l’Idf ha indicato la causa della strage nell’incendio sviluppatosi subito dopo il raid. L’attacco ha colpito l’area di Tel Sultan, nella parte occidentale di Rafah, ed è stato diretto contro due alti comandanti militari della fazione islamica, Yassin Rabia e Khaled Nagar, responsabili delle operazioni in Cisgiordania e di numerosi attacchi contro Israele. Secondo la ricostruzione dell’esercito, per il raid – basato su fonti di intelligence e che non è avvenuto nell’area umanitaria di al Mawasi – erano stati «intrapresi passi per minimizzare il rischio di colpire civili, inclusa la sorveglianza aerea e l’uso di armi speciali da parte dell’aviazione».

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Il premier Benyamin Netanyahu ha definito la strage di civili «un tragico incidente di cui rammaricarsi», mentre una commissione indipendente sta gestendo l’indagine aperta dalla procura militare. Hamas da parte sua ha denunciato l’ennesimo «massacro sionista» e ha fatto appello ai palestinesi di «Cisgiordania, Gerusalemme e all’estero a insorgere e marciare». Poi, in conseguenza del raid, ha annunciato di aver informato i mediatori di Qatar, Egitto e Usa che non tornerà al tavolo negoziale – previsto domani – per discutere una nuova tregua e il rilascio dei circa 120 ostaggi israeliani.

L’Onu ha reagito invocando subito un’indagine «approfondita e trasparente» e sottolineando l’urgenza di «adottare misure immediate per proteggere meglio i civili». «Tutte le parti in conflitto – ha spiegato Tor Wennesland, coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente – devono astenersi da azioni che ci allontanano ulteriormente dal raggiungimento della fine delle ostilità». Mentre gli Stati Uniti hanno chiesto allo Stato ebraico di «prendere ogni precauzione possibile per proteggere i civili» dopo le «immagini devastanti» di Rafah.

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Il rappresentante della politica estera della Ue Josep Borrell ha dichiarato di essere «inorridito dagli attacchi israeliani che hanno ucciso decine di sfollati, tra cui bambini piccoli. Condanno questo fatto con la massima fermezza. Non esiste un luogo sicuro a Gaza». Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto l’immediato cessate il fuoco sottolineando che «queste operazioni devono terminare. Non ci sono zone sicure a Rafah per i civili palestinesi». «Come Turchia faremo di tutto affinché questi barbari vengano ritenuti responsabili» davanti alla giustizia per i «crimini» commessi, ha tuonato il presidente Erdogan, paragonando nuovamente Netanyahu a Hitler e Milosevic. Mentre l’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi, ha denunciato che «le informazioni provenienti da Rafah su ulteriori attacchi contro le famiglie in cerca di rifugio sono terribili. Gaza è l’inferno sulla terra».

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