Anche gli amici più amici di Israele non ne possono più di Netanyahu: "“Per amor di Dio fermatevi”
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Anche gli amici più amici di Israele non ne possono più di Netanyahu: "“Per amor di Dio fermatevi”

Finalmente qualcuno lo dice. E non un qualcuno qualsiasi. Lo scrive oggi Antonio Polito, editorialista di punta e vicedirettore del Corriere della Sera, uno dei giornali simbolo dell’Establishment Occidentale.

Anche gli amici più amici di Israele non ne possono più di Netanyahu: "“Per amor di Dio fermatevi”
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Claudio Visani Modifica articolo

26 Gennaio 2024 - 17.22


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“Per amor di Dio fermatevi”. Finalmente qualcuno lo dice. E non un qualcuno qualsiasi. Lo scrive oggi Antonio Polito, editorialista di punta e vicedirettore del Corriere della Sera, uno dei giornali simbolo dell’Establishment Occidentale. Polito che è una delle firme più autorevoli tra gli amici di Israele, e che ricordo con simpatia anche perché era – pensate un po’- vicecapo redattore delle cronache emiliano-romagnole de L’Unità a Bologna quando io arrivai al giornale.

Me lo chiedevo da tempo e come me molti altri: fino a quando l’opinione pubblica occidentale continuerà a giustificare Israele? Fino a quando si potrà tacere, tollerare che l’attuale governo del popolo che ha subito l’Olocausto si stia rendendo responsabile di un genocidio simile al contrario? Fino a quando i media del “mondo di sopra” continueranno a ignorare quel sta accadendo a Gaza: la distruzione, le vittime civili al 70% donne e bambini, i bombardamenti di ospedali, scuole, università, strutture dell’Onu, campi profughi, per ultimo anche le sparatorie sulla gente in fila per gli aiuti umanitari, l’equiparazione dei palestinesi con i terroristi di Hamas, i tentativi in atto di cancellare l’identità di un popolo distruggendo gli archivi, i propositi più o meno espliciti di deportazione?

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“Per amor di Dio, fermatevi – scrive oggi Polito -. Se a Israele sta ancora a cuore, e siamo sicuri che così sia, l’amicizia dei popoli europei, la fratellanza che sentiamo con la sua storia, la commozione che testimonieremo di nuovo domani nel Giorno della Memoria per le vittime della Shoah.

Se ancora Israele ha bisogno, e ne ha bisogno, che i popoli e i governi del mondo civile stiano dalla sua parte e ne difendano il diritto a esistere in pace, sancito da un voto delle Nazioni Unite.

Se Israele vuole ancora, e certo lo vuole, che i cittadini ebrei d’Italia, Francia, Germania, e di tutte le altre nazioni che da secoli ospitano la diaspora, non siano di nuovo vittime di ondate di antisemitismo, mascherato o no.

Allora, per amor di Dio, fermatevi…

La guerra ad Hamas è al 112esimo giorno. L’obiettivo dichiarato è: eliminare Hamas. Ma ad oggi si calcola che i combattenti di Hamas eliminati siano meno di un terzo, mentre le vittime civili sono già 25 mila. Anche ammesso che Israele sia in grado di uccidere tutti i militanti di Hamas sulla faccia della terra, quante altre donne e bambini dovranno morire prima? E dopo una tale carneficina, volete che non spunti un’altra Hamas, decisa a prendersi l’ennesima vendetta? E con che forza riusciremo allora noi, amici di Israele, a difenderne le sue ragioni in Occidente?

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Per quanto ci riguarda, sappiamo tutto e non dimentichiamo niente (di quel che è accaduto il 7 ottobre). Ma sappiamo anche due altre cose. La prima è che Israele non vincerà questa guerra se non anche sul piano morale. La seconda è che Israele non ha ancora usato l’arma più letale di cui dispone contro Hamas: l’avvio di una trattativa per la nascita di uno Stato palestinese che riconosca lo Stato ebraico….

La prima mossa deve venire da Israele, ma oggi quella mossa è impossibile perché il suo premier, Netanyahu, non vuole. Egli ha infatti un evidente interesse personale e politico a far durare la guerra. Noi vogliamo sperare nel contrario: che la forza della democrazia israeliana faccia il miracolo che le sue forze armate, da sole, non possono fare”.

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