Parole arroganti: «Nessuno ci fermerà, né l’Aja né l’Asse del Male». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una conferenza stampa, ribadendo che il Paese continuerà a combattere «fino alla vittoria totale» nella guerra contro Hamas.
Parlando del procedimento contro Israele con l’accusa di genocidio che si è aperto nei giorni scorsi davanti alla Corte internazionale di giustizia all’Aja, Netanyahu ha denunciato «l’attacco ipocrita, che rappresenta il livello più basso nella storia delle nazioni».
«I sostenitori dei nuovi nazisti osano accusarci di genocidio», ha tuonato, scagliandosi contro Pretoria, che ha intentato la causa, mentre Israele sta «combattendo una guerra morale e giusta senza precedenti contro i mostri di Hamas, i nuovi nazisti».
«L’antisemitismo è ancora vivo, ma lo status del popolo ebraico è cambiato: abbiamo uno Stato, un esercito e soldati eroici che proteggono il nostro popolo», ha rivendicato Netanyahu.
Parole folli, perché nelle accuse sudafricane (un paese che ha sofferto l’apartheid) non c’è antisemitismo ma c’è sola la rabbia non verso gli ebrei, non verso Israele ma verso l’attuale governo di estrema destra ultra-nazionalista che ha trasformato la legittima difesa dopo l’attacco terroristico di Hamas in una punizione collettiva, uccidendo migliaia di donne e bambini, mettendo un popolo alla fame, negando loro le cure e distruggendo quasi tutte le case. Senza considerare le violenze e le angherie in Cisgiordania, né l’occupazione senza fine della terra palestinese in barba alle risoluzioni Onu. Netanyahu di morale non ha nulla.