Russia, no definitivo alla candidatura della giornalista Ekaterina Duntsova
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Russia, no definitivo alla candidatura della giornalista Ekaterina Duntsova

La Corte Suprema della Federazione Russa ha scritto la parola "fine" sulla tragicomica storia della candidatura della giornalista Ekaterina Duntsova.

Russia, no definitivo alla candidatura della giornalista Ekaterina Duntsova
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27 Dicembre 2023 - 16.18


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La Corte Suprema della Federazione Russa ha scritto la parola “fine” sulla tragicomica storia della candidatura della giornalista Ekaterina Duntsova. No definitivo largamente previsto, la giornalista e il suo staff hanno cercato, inutilmente, di contestare il rifiuto della Commissione elettorale centrale di registrare il suo gruppo di iniziativa per partecipare alle elezioni presidenziali in Russia, a metà marzo. Lo riferiscono “Caution, News” e “Sota”.

Il ricorso di Duntsova contro la CEC è stata esaminata dal giudice Oleg Nefedov, il giudice che, a fine novembre, Nefedov aveva dato ragione al Ministero della Giustizia che chiedeva di poter mettere al bando il “movimento internazionale LGBT”. etichettandolo come “organizzazione estremista”.

Commentando la decisione della corte, Duntsova ha detto che lei e i suoi sostenitori creeranno un partito politico: “Il partito che propongo di creare non è il partito di Ekaterina Duntsova, sarà il partito di tutti coloro che si battono per la pace, la libertà e la democrazia. Il mio obiettivo è quello di lanciare la nostra auto-organizzazione, che sarà costruita attorno a molti volti nuovi, con persone che la pensano allo stesso modo.

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Nel prossimo futuro, pubblicheremo il programma e ci lavoreremo insieme”, ha detto la giornalista su Telegram. Il 23 dicembre, la Commissione elettorale centrale russa aveva rifiutato di registrare il gruppo di iniziativa della giornalista, con la scusa di aver trovato 100 errori nelle dichiarazioni. Di conseguenza, la CEC non aveva permesso a Duntsova di raccogliere le firme necessarie per la nomina. Il giorno dopo, Duntsova aveva ricevuto una dichiarazione scritta dalla CEC che si rifiutava di registrare il gruppo. Secondo lei, il documento non aveva alcun errore formale da giustificare l’esclusione dalla corsa elettorale.

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