Lo scorso marzo si era presentata in Consiglio comunale, a Novosibirsk, indosssando i colori ucraini: una camicia blu e in testa una coroncina di girasoli. Per dire no alla guerra di Putin contro l’Ucraina.
Oggi Helga Pirogova, politica vicina alle posizioni di Alexei Navalny, ha dovuto lasciare la Russia e rifugiarsi a Tiblisi. Era attesa da un interrogatorio che probabilmente le avrebbe aperto la porta di una cella.
L’accusa, la solita avanzata dal regime contro gli oppositori e i dissidenti: hai parlato male dell’esercito russo. Quello di Bucha, per intenderci. Helga Pirogova era stata fermata la scorsa settimana per un twett sui volontari russi morti in Ucraina. “Avere paura e non fare nulla, mai”, ripeteva Helga a se stessa e ai russi.