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Usa e Ue esigono dall'Oms un 'impegno totale' per evitare abusi sessuali

Le violenze sessuali sono state perpetrate da alcuni dipendenti dell'Organizzazione mondiale della sanità nella Repubblica democratica del Congo.

Tedros Adhanom Ghebreyesus

globalist

1 Ottobre 2021


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La commissione di inchiesta indipendente che è stata incaricata di indagare sulle presunte accuse di abusi sessuali contro i dipendenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in Congo durante l’epidemia di Ebola ha diffuso le conclusioni dell’indagine: si evince dal rapporto finale che 83 persone, inclusi 21 dipendenti dell’Oms, compirono abusi sessuali
I principali Paesi donatori dell’Oms, tra cui gli Stati uniti e i Paesi membri dell’Ue, esigono “l’impegno totale” dell’Organizzazione mondiale della sanità per evitare che si ripropongano le violenze sessuali perpetrate da alcuni dipendenti nella Repubblica democratica del Congo.
“Chiediamo la garanzia che gli impegni presi dalla direzione dell’Oms condurranno a più responsabilità, più capacità di azione e un cambiamento rapido”, hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta firmata oltre che da Usa e Ue, anche dal Canada, dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dalla Norvegia e dal Regno Unito.
La dichiarazione interviene dopo che mercoledì è stato pubblicato un report che stabilisce che 21 impiegati dell’Oms hanno commesso violenze sessuali contro decine di persone in Congo durante l’epidemia di Ebola tra il 2018 e il 2020.
Il rapporto è stato stilato da una commissione di inchiesta indipendente creata dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus dopo le rivelazioni della stampa.

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